I conti e la conquista

Napoli e Frosinone, quando lo “scudetto del bilancio” porta ai successi sul campo

In tutte e due le serie di campionato il successo è andato alle squadre che hanno fatto dell’equilibrio economico finanziario una regola di condotta

Sport - di Astolfo Di Amato - 23 Giugno 2023 alle 18:00

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Napoli e Frosinone, quando lo “scudetto del bilancio” porta ai successi sul campo

La conquista dello scudetto da parte del Napoli ha più facce. Quella più evidente, ancora più del risultato sportivo, è stata la festa di un popolo, che ha eretto lo scudetto a simbolo del proprio riscatto. Si spiega così la circostanza che abbia partecipato non solo l’intera città, anche quella parte che si disinteressa del calcio, ma anche quel variopinto universo di emigrati, che ha festeggiato in tutte le maggiori città del mondo. Vi è, tuttavia, una faccia di questo successo, certamente meno appariscente, ma che merita di essere guardata con particolare attenzione.

Il Napoli ha vinto lo scudetto mantenendo i conti in ordine. Il bilancio della stagione 21/22 presentava un risultato negativo di 51.9 milioni di euro, con un costo per gli ingaggi dei giocatori tesserati di ben 110 milioni. Il risultato negativo è stato assorbito dalle riserve accumulate negli esercizi precedenti e il netto patrimoniale è, di conseguenza, restato attivo per circa 60 milioni. Ciononostante, il presidente De Laurentis ha ritenuto di non dover affrontare il rischio di una perdita dello stesso ammontare nella stagione successiva, che avrebbe completamente eroso il capitale, ed ha completamente rifondato la squadra, cedendo i giocatori, il cui ingaggio più pesava sul bilancio della società, con un conseguente drastico abbattimento dei costi, essendosi il monte ingaggi da solo ridotto di oltre un terzo. Così, contro ogni previsione maturata dopo il mercato estivo, ha vinto il campionato.

Ma la vicenda del Napoli non è affatto solitaria. Nei primi giorni di maggio, gli stessi giorni in cui il Napoli ha raggiunto la matematica certezza di aver vinto lo scudetto, un’altra squadra ha conseguito la certezza della promozione dalla serie B alla serie A: il Frosinone. Anche in questo caso il risultato sportivo è stato raggiunto nell’ambito di un progetto imprenditoriale, voluto dal presidente Stirpe, che ha avuto come stella polare la sostenibilità economica della squadra di calcio. Se, dunque, in tutte e due le maggiori serie del calcio italiano il successo è andato alle squadre, che hanno fatto, dell’equilibrio economico finanziario, una regola di condotta inderogabile, significa che, anche nel mondo del calcio, qualcosa sta cambiando. E, questo, è tanto più importante ove si consideri il valore sociale del fenomeno sportivo in genere e di quello calcistico in particolare.

Per rendersi conto di quanto radicale sia il cambiamento, che la storia del Napoli e del Frosinone sembrano annunciare, basta considerare alcune cifre. L’indebitamento complessivo delle squadre di calcio, che militano nella serie A italiana, ha ormai superato i cinque miliardi di euro e si incrementa di circa un miliardo all’anno. Si tratta, perciò, di un settore dell’economia del Paese, che, seppure valga alcuni punti di Pil (secondo alcuni addirittura più del settore agricolo), è gravemente malato e, come tale, introduce un rischio sistemico nell’economia del Paese.

Il cambiamento radicale, tuttavia, non riguarda solo gli aspetti di carattere economico. In ballo vi è anche il principio di legalità. La regola della sostenibilità economica è già nelle carte della Federazione Italiana Gioco Calcio. A questo fine le squadre, per potersi iscrivere al campionato, devono sottoporre ad un organismo tecnico apposito, la Covisoc, i loro bilanci in modo da dare prova del proprio equilibrio economico finanziario. Mantenere tale equilibrio, dunque, non significa solo garantire un futuro al club, sul piano economico finanziario, ma anche essere in regola con le disposizioni della Federazione.

Si aggiunga che, come sembra emergere da alcune vicende giudiziarie in corso, falsificare i bilanci per far apparire un equilibrio economico finanziario inesistente, significa anche violare la legge dello stato: il falso in bilancio è un reato. Infine, vi è una palese violazione pure delle regole sportive. Un bilancio falsamente in equilibrio consente di acquistare giocatori, che, rispettando le regole, non sarebbe stato possibile acquistare. Costituisce, perciò, anche un fattore di alterazione della parità competitiva.

Ecco, allora, che i successi di Napoli e Frosinone acquistano un significato del tutto peculiare. Il mondo del calcio è apparso, troppo a lungo, governato da una sorta di extraterritorialità e, come tale, sottratto alle leggi applicabili a tutti gli altri soggetti. Protetto dalla passione dei tifosi, oltre che dal consenso che essa può generare, ha potuto, a lungo, impunemente sottrarsi al rispetto delle regole. L’ultimo esempio è stato il contrasto, del tutto ingiustificato, verificatosi durante la pandemia, tra la Federazione, che pretendeva di imporre il rispetto dei calendari, e le ASL territoriali, che vietavano ad alcune squadre di andare in trasferta per l’esistenza di robusti focolai di Covid.

Napoli e Frosinone hanno dimostrato che si può vincere anche nel rispetto delle regole. Anzi si tratta di vittorie ancora più belle, perché non sono state a scapito del futuro, in quanto non hanno pregiudicato la sostenibilità del due club. In questo senso, le due vittorie costituiscono un messaggio potentissimo per l’intera collettività. In questo momento, è proprio il tema della sostenibilità (ambientale, energetica, economica, finanziaria, etc.), al quale occorre dare la massima attenzione per garantire un futuro alle nuove generazioni. Esse dimostrano che è’ possibile coniugare vittoria, rispetto delle regole e sostenibilità.

23 Giugno 2023

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