La Corte lo bastona sullo Ius Soli
Quanto ha guadagnato Trump da quando è presidente: così il cripto presidente ha intascato oltre un miliardo di dollari
Un guadagno straordinario grazie alle sue incursioni nel mondo delle criptovalute. Per il Wsj è un’impennata di reddito senza precedenti, ma per la Casa Bianca non ci sono conflitti di interesse perché “tutto è fatto nell’interesse degli americani”
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Il “cripto presidente” si arricchisce ma prende una mazzata di quelle che lasciano il segno dai giudici della Corte Suprema. Trump capitolo arricchimento. Le incursioni del tycoon nel vasto mondo delle criptovalute gli hanno fruttato un guadagno straordinario di oltre un miliardo di dollari nell’ultimo anno, secondo la sua più recente dichiarazione finanziaria. Si tratta di un’impennata di reddito senza precedenti, ha riferito il Wall Street Journal, che si è aggiunta ai proventi derivanti da accordi di royalty, dal settore immobiliare e da transazioni legali. Trump e la sua famiglia hanno investito in modo massiccio in attività legate alle criptovalute durante il primo anno del suo secondo mandato: sono attività che non stanno generando solo ricchezza “sulla carta”, ma profitti reali e concreti.
Secondo il documento depositato presso l’Office of Government Ethics (l’ente governativo che vigila sull’etica pubblica), i guadagni del 2025 anno incluso 635 milioni di dollari in royalty provenienti da un’entità legata alla “memecoin” di Trump – lanciata pochi giorni prima del suo insediamento – e oltre 500 milioni di dollari ricavati dalla vendita di token da parte di World Liberty Financial, l’iniziativa di punta della famiglia Trump nel settore cripto. Guadagni però concentrati tutte nelle mani dell’emittente: il valore dei memecoin è crollato in questi mesi passando da un picco di quasi 15 miliardi di dollari prima che i prezzi iniziassero a crollare pochi giorni dopo il lancio, scendendo recentemente sotto i 400 milioni di dollari. Una parte consistente dei suoi guadagni arriva dai legami della famiglia del presidente con le grandi corporation digitali e dell’intrattenimento. Nel periodo sono stati chiuse una serie di cause legali che hanno fruttato 24.5 milioni da Meta e 16 milioni ciascuno con Paramount e Disney. Non mancano gli acquisti di pacchetti consistenti delle blue chip americane.
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Nel documento sono indicate Amazon, Meta, Nvidia e Tesla. Inoltre, un report recente ha messo in evidenza, ricorda ancora il Wsj, come il trading borsistico delle società di Trump si sia intensificato nel primo trimestre del 2026. Il documento depositato martedì non includeva inoltre le iniziative legate ai figli maggiori di Trump, che ora guidano la Trump Organization e hanno investito in produttori di droni, società di mining di bitcoin e altro ancora sin dalla rielezione di Trump. In una dichiarazione rilasciata martedì, la portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha affermato che Trump ha trasformato l’America nella “capitale mondiale delle criptovalute”. «Né il Presidente né la sua famiglia si sono mai trovati, né si troveranno mai, in situazioni di conflitto di interessi», ha affermato. «Tutte le azioni del Presidente Trump e della sua amministrazione sono intraprese nel migliore interesse del popolo americano».
Dall’arricchimento alla mazzata
Quella inferta all’inquilino della Casa Bianca. dai giudici della Corte Suprema. La Corte Suprema ha respinto il tentativo di Trump di abolire lo ius soli con un decreto esecutivo, infliggendo un duro colpo alla sua stretta sull’immigrazione. Il verdetto colpisce uno dei simboli della campagna elettorale di Trump. Il presidente sosteneva che lo ius soli incentivasse il cosiddetto «birth tourism» e permettesse ai figli degli immigrati irregolari di ottenere automaticamente la cittadinanza americana. La Casa Bianca aveva sostenuto che il XIV Emendamento fosse stato pensato esclusivamente per garantire la cittadinanza agli ex schiavi dopo la Guerra civile e non ai figli degli immigrati. La Corte ha respinto questa interpretazione, ribadendo che oltre un secolo di giurisprudenza costituzionale va nella direzione opposta. Lo ius soli “è un male per il Paese”, ha tuonato un frustrato Trump sul suo social Truth. Lodando la Cina di Xi Jinping per non avere il diritto di cittadinanza per nascita, il presidente ha esortato il Congresso, a maggioranza repubblicana, ad agire e approvare una legge che vieti lo ius soli. “Non è necessario alcun emendamento costituzionale. Il Congresso dovrebbe iniziare oggi stesso a lavorare per abolire una “pratica costosa e ingiusta per il nostro Paese. Avranno il mio pieno e totale sostegno”, ha aggiunto. È improbabile che i repubblicani a Capitol Hill si imbarchino in una battaglia di tale portata a pochi mesi dalle elezioni, considerato che molti conservatori sono favorevoli al riconoscimento del diritto di cittadinanza per nascita. Se dovessero decidere di esaudire il desiderio del presidente, i repubblicani dovrebbero attendere l’esito delle midterm e sperare di mantenere ancora la maggioranza prima di valutare qualsiasi iniziativa. Ma anche in quel caso, il dossier rischia di essere talmente scivoloso da complicare la corsa alla Casa Bianca del 2028: la maggior parte degli americani, infatti, è favorevole allo ius soli, e difficilmente gli aspiranti presidenti si sbilanceranno in favore di un’iniziativa particolarmente controversa.
“La cittadinanza, allora come oggi, rappresentava il diritto di avere diritti: quello di partecipare liberamente alla nostra comunità politica. Il 14mo emendamento estese tale promessa a ogni persona nata libera in questa terra. Noi oggi manteniamo quella promessa”, ha detto il presidente della Corte Suprema John Roberts leggendo la decisione dei saggi che ribadisce un principio sancito nella Costituzione nel 1868. L’Alta Corte si è spaccata sullo ius soli, rivelando crepe sul fronte conservatore. A votare con i giudici liberal è stata Amy Coney Barrett, nominata da Donald Trump. Brett Kavanaugh si è invece dissociato dalla maggioranza (5 a 4) nel ritenere che l’ordine esecutivo di Trump per l’abolizione dello ius soli violasse il 14mo emendamento, ma si è unito alla maggioranza (6 a 3) nel concludere che l’ordine firmato dal presidente fosse in violazione della legge federale. Contrari alla decisione sono stati i giudici Samuel Alito, Clarence Thomas e Neil Gorsuch. “Questa è una delle decisioni più importanti e, a mio avviso, la Corte ha commesso un grave errore”, ha scritto Alito. “Secondo l’interpretazione odierna, il 14mo Emendamento conferisce la cittadinanza praticamente a chiunque nasca in questo paese, compresi i figli dei cosiddetti ‘turisti della nascita’”, ha aggiunto facendo riferimento alla teoria cavalcata da Trump. Il presidente e molti Maga da mesi puntano infatti il dito contro il turismo per acquisire la cittadinanza. Lo ha fatto anche lo speaker della Camera, Mike Johnson, stretto alleato di Trump, criticando la “molto deludente” Corte Suprema e uno ius soli “abusato da un turismo ad hoc”.
A firmare la sentenza è stato il presidente della Corte, John Roberts, che ha definito priva di fondamento la lettura proposta dall’amministrazione Trump del XIV Emendamento. «La cittadinanza era, allora come oggi, il diritto ad avere diritti», scrive Roberts. «Oggi manteniamo quella promessa». Il presidente della Corte richiama quindi il precedente del 1898 (United States v. Wong Kim Ark), ricordando che da oltre un secolo la Costituzione garantisce la cittadinanza a chi nasce sul suolo americano, salvo eccezioni limitatissime come i figli dei diplomatici stranieri. Il giudice conservatore Brett Kavanaugh ha condiviso la decisione ma con una motivazione diversa, sostenendo che il decreto violasse anzitutto la legge federale sulla cittadinanza, senza ritenere necessario fondare la decisione sul XIV Emendamento. La sentenza è stata salutata con favore dai procuratori generali democratici che avevano promosso il ricorso. Il procuratore della California Rob Bonta ha parlato della conferma di «un principio fondamentale della democrazia americana», mentre la procuratrice generale di New York Letitia James ha definito lo ius soli «una garanzia costituzionale che definisce gli Stati Uniti da generazioni». Dopo avergli regalato più poteri e la quasi totale immunità, la Corte ha così bocciato Trump su uno dei pilastri della sua presidenza, toccando quel tema dell’immigrazione che tanto sta a cuore al presidente. Per il commander-in-chief, il colpo brucia quanto la bocciatura dei saggi sui dazi che ha fatto vacillare la politica economica della Casa Bianca. Trump aveva dimostrato quanto per lui fosse importante abolire lo ius soli presenziando all’audizione davanti ai saggi sulle argomentazioni a favore e contro il diritto alla cittadinanza per nascita. Una mossa per fare pressione che, però, non ha raggiunto il suo obiettivo. I giudici sono infatti apparsi fin da subito scettici di fronte all’ordine esecutivo con cui Trump aboliva la cittadinanza ai figli di genitori presenti illegalmente nel paese o ai titolari di visti temporanei. La decisione ora chiude il caso, anche se Trump non perde la speranza di trovare una via alternativa.
Il vicepresidente JD Vance ha assicurato che la battaglia allo ius soli “è tutt’altro che conclusa”. Intervenendo su Fox News, ha dichiarato che l’amministrazione Trump sta valutando come “chiudere quella scappatoia”, sostenendo al contempo che sia stata proprio la Corte a creare il problema. “Abbiamo argomentazioni valide. Dobbiamo solo continuare a batterci su tale fronte”, ha notato il vicepresidente, aggiungendo che i futuri avvicendamenti tra i giudici della Corte Suprema potrebbero avere ripercussioni significative sulla questione. “Si tratta di una sentenza molto deludente”, di un verdetto che è un “errore gravissimo”. Vance ha assicurato che l’amministrazione continuerà a valutare le opzioni legali a disposizione, mentre la Casa Bianca preme per modificare la politica migratoria degli Stati Uniti. La vicenda legale ha messo alla prova il significato stesso di essere americano: l’ordine di Trump – secondo le analisi del Pew Research Center – avrebbe colpito almeno 260mila bambini che ogni anno nascono negli Stati Uniti, senza avere entrambi i genitori residenti in modo permanente nel Paese. Per la seconda volta in un anno la Corte ha così scelto di respingere un’iniziativa fondamentale per l’agenda di Trump e per il consenso della base elettorale della destra populista: a febbraio i giudici avevano infatti annullato i dazi globali sul commercio introdotti dall’amministrazione repubblicana. Il diritto di avere diritti. Good morning, America.