La vicepresidente Pd
Intervista a Chiara Gribaudo: “Il Paese è alla deriva ma il governo pensa alla legge elettorale…”
«Dobbiamo esserci perché si è creato un mondo che non è solo di caporalato ma è addirittura di schiavismo», spiega la deputata dem, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Chiara Gribaudo, Vicepresidente del Partito democratico, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.
“C’è un pezzo di establishment che non mi vuole a Palazzo Chigi”. Perché Schlein sarebbe indigesta a certi poteri?
Quando proponi di cambiare davvero gli equilibri esistenti, c’è sempre chi si sente messo in discussione. Se poi a farlo è una donna — dalla parte reale delle donne e delle soggettività discriminate, cosa che Giorgia Meloni non è, nonostante il cognome — il polverone si alza ancora più in fretta. Detto questo: Schlein ha posto una questione reale. Una leadership che parla di lavoro, diritti, transizione ecologica e redistribuzione incontra resistenze — nei settori economici, finanziari, mediatici. Non sono complotti, sono interessi. Ed è normale che chi li rappresenta guardi con diffidenza. Ma il punto vero non è chi la vuole o non la vuole a Palazzo Chigi. Il punto è convincere gli italiani con le idee. Prima i programmi, poi le persone. Il resto lo decidono gli elettori, non gli establishment.
Dopo il No al referendum, nel PD sembra imperversare il toto-ministri. Tafazzismo?
Sì, se lo facessimo davvero. Ma non è così. Quella del toto-ministri è una narrazione giornalistica, non la nostra agenda. Noi stiamo lavorando per costruire un’alternativa credibile — su lavoro, sanità, scuola. Le poltrone vengono dopo, e solo se le conquisti con i voti. Le primarie? Uno strumento importante, e ci sarà il momento giusto per discuterne. Oggi la sfida è un’altra: parlare di cose reali, convincere chi si è allontanato dalla politica a tornare al voto. Farsi trascinare ogni giorno nelle ricostruzioni sui nomi sarebbe davvero un favore ai nostri avversari. L’unità si costruisce attorno alle idee, non alle poltrone.
Cresce il disagio sociale, si allargano le disuguaglianze. La sinistra se ne rende conto?
Non solo ce ne rendiamo conto — è esattamente la ragione per cui facciamo politica. Ci irritano particolarmente le dichiarazioni trionfalistiche di questo governo sull’occupazione, che omettono sistematicamente di parlare di lavoro povero, salari tra i più bassi d’Europa, persone che non arrivano a fine mese nonostante un contratto. Il disagio non è un fenomeno astratto: sono giovani senza futuro, famiglie che rinunciano alle cure, madri che abbandonano la carriera perché il sistema non le supporta. Per questo insistiamo su salario dignitoso, lotta alla precarietà, sanità pubblica, casa. La vera sfida non è denunciare le disuguaglianze — è ridurle. È lì che si misura la serietà di una proposta politica.
Per restare sul disagio sociale e le sue estreme, tragiche conseguenze. In questi giorni, lei, come Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, ha portato i componenti della commissione ad Amendolara, ad un mese dalla strage di quattro braccianti, in una missione di due giorni sul caporalato, andando sui luoghi e non solo basandosi sulle audizioni.
Il caporalato è una delle forme più gravi di sfruttamento del lavoro e rappresenta un’offesa ai diritti delle persone, alla dignità del lavoro e alla concorrenza leale tra le imprese. Ho insistito come Presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia di andare due giorni ad Amendolara, a un mese dalla strage di quattro braccianti arsi vivi in un’auto, e nei luoghi della Calabria e della Campania da cui ci sono arrivate le segnalazioni di caporalato. È importante la presenza dello Stato: dobbiamo esserci perché si è creato un mondo che non è solo di caporalato ma è addirittura di schiavismo, una guerra tra i più poveri che inserisce in questo contesto i migranti come le persone che ci portano in tavola il cibo migliore e ci consentono di sopravvivere ma al contempo sono quelle che vengono schiacciate da questo sistema. Le istituzioni non devono esserci solo immediatamente dopo una tragedia, ma anche e soprattutto quando c’è da chiedere giustizia e lavorare per contrastare duramente il fenomeno, che chiamerei schiavitù. È una precisa responsabilità politica. Io e il Partito Democratico riteniamo necessario rafforzare gli organici dell’Ispettorato del Lavoro e delle forze che si occupano di vigilanza, migliorare il coordinamento tra istituzioni e magistratura e garantire una tutela concreta alle vittime che denunciano lo sfruttamento. Allo stesso tempo bisogna intervenire sulle filiere produttive, promuovendo la responsabilità delle imprese committenti e la piena tracciabilità del lavoro. Servono politiche che contrastino la precarietà, favoriscano salari dignitosi e rendano il lavoro regolare più conveniente dello sfruttamento. Su questi temi chiediamo al Governo un impegno più incisivo, perché il contrasto al caporalato non può essere solo uno slogan, ma deve tradursi in investimenti, controlli e diritti effettivamente garantiti.
Per restare a quella orribile strage…
Ho chiesto che la Commissione che ho l’onore di presiedere si riunisse ad Amendolara perché ritengo che questa tragedia imponga una riflessione che va ben oltre i confini di questo territorio. La morte dei quattro lavoratori ha fatto emergere criticità che non possiamo più ignorare: la sicurezza sul lavoro, il trasporto dei lavoratori, gli alloggi, i controlli e il contrasto a ogni forma di illegalità. Per questo ho voluto riunire intorno allo stesso tavolo tutte le istituzioni, la magistratura e le associazioni di categoria. Di fronte a tragedie come questa non possono esserci divisioni: lo Stato deve essere presente e deve dare risposte concrete. Giustizia e legalità non sono soltanto principi, ma condizioni indispensabili per garantire dignità e sicurezza a chi lavora. Credo anche che Amendolara rappresenti oggi un simbolo. Lo slogan “Siamo tutti Amendolara” esprime bene il senso di questa iniziativa: quello che è accaduto qui riguarda l’intero Paese e richiede un impegno nazionale. Infine, voglio ribadire un altro aspetto. La Calabria è una terra che conosce il valore dell’accoglienza. Migliaia di lavoratori stranieri contribuiscono ogni giorno alla crescita delle nostre comunità e meritano tutele, diritti e rispetto. Contrastare lo sfruttamento e rafforzare la legalità significa difendere la dignità di ogni persona e costruire un Paese più giusto. È questo il messaggio che oggi voglio lanciare da Amendolara.
Il PD ha espresso solidarietà a Meloni per gli attacchi di Trump. Ma non è che chi semina vento raccoglie tempesta?
La solidarietà istituzionale non ha colore politico. Quando la presidente del Consiglio italiana viene attaccata e delegittimata da un leader straniero, si difende la dignità delle istituzioni — indipendentemente da ogni differenza politica. Questo non cancella nulla del nostro giudizio su Meloni. Se c’è qualcosa di utile in queste scene indegne, è che forse finalmente FdI smetterà di raccontare la favola dell’amicizia speciale con Trump — un rapporto già abbondantemente sbugiardato nei mesi scorsi. Si può essere avversari senza rinunciare al rispetto delle istituzioni. E si può criticare aspramente l’ambiguità di questo governo sulla politica estera, continuando a farlo.
La legge elettorale del centrodestra è pericolosa?
Più che pericolosa, inutile. E ipocrita. Le regole del gioco dovrebbero essere condivise, non scritte dalla maggioranza per rafforzare sé stessa. Ci hanno abituati ai decreti per aggirare il Parlamento — speriamo almeno questa volta ci sia una discussione seria. Ma soprattutto: non è di questo che l’Italia ha bisogno. Siamo uno dei governi più longevi e stabili della Repubblica — e invece di occuparsi di economia, sanità, emergenze reali, l’ultimo anno lo si passa a costruirsi la legge elettorale su misura. Pensare oggi alle regole per il dopo, mentre il Paese è alla deriva, dice tutto sulle priorità di questa maggioranza.