L'appello su Haaretz

Quando Israele dirà addio al terrorismo in Cisgiordania?

Torturati, scacciati dalle loro case e dalle loro strade, subiscono l’apartheid sebbene non c’entrino nulla col 7 ottobre. I coloni non aspettavano alibi migliore

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

1 Luglio 2026 alle 19:30

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AP Photo/Majdi Mohammed – Associate Press/ LaPresse
AP Photo/Majdi Mohammed – Associate Press/ LaPresse

Per storia, orientamenti ideali e politici, per le scelte di vita, Ehud Olmert e Gideon Levy non potrebbero essere più lontani. Ma c’è una cosa che unisce l’ex primo ministro, uomo moderato, figura storica del Likud, con l’icona vivente del giornalismo “liberal” d’Israele: quella cosa che non ha prezzo e si chiama onestà intellettuale. Il sapere e volere guardare in faccia la realtà senza edulcorarla, tantomeno violentarla, anche se questo significa andare controcorrente. Sabato scorso, 27 giugno, l’Unità ha pubblicato un possente j’accuse di Olmert dal titolo: “In Cisgiordania terrorismo ebraico e Israele sta con i terroristi”. Tema su cui torna Levy su Haaretz, con una riflessione titolata: “In primo luogo, a Gaza non c’erano innocenti. Ora, l’Idf sta applicando la stessa politica in Cisgiordania”.

Scrive Levy: “Il 7 ottobre ha sconvolto la Cisgiordania. Come in Israele, tra Jenin e Hebron nulla è più come prima del 7 ottobre. È un’occupazione con nuove regole, più crudele che mai. Il 7 ottobre i palestinesi in Cisgiordania non hanno sparato un solo colpo, né lo hanno fatto nella maggior parte dei giorni successivi, eppure vengono puniti da Israele come non accadeva dai tempi della Nakba. Il verdetto secondo cui non ci sono civili innocenti nella Striscia di Gaza è stato esteso anche agli abitanti della Cisgiordania, motivo per cui è lecito e necessario maltrattarli più che mai. La Cisgiordania, dal canto suo, sta reagendo con totale impotenza, proprio come accadde ai suoi abitanti nel 1967. Dal 7 ottobre, Israele ha adottato una politica di tormento incessante e crescente, nonostante il lungo periodo trascorso da allora. La punizione della Cisgiordania si sta configurando come un ergastolo. I suoi abitanti si sono comportati in modo impeccabile dal punto di vista di Israele: sottomessi, sanguinanti e senza guida. Non hanno espresso alcuna opposizione significativa a ciò che viene fatto ai loro fratelli a Gaza, ma questo non li ha aiutati. Il loro peccato era ed è che sono palestinesi. Con o senza terrorismo, hanno sempre la colpa”.

Il 7 ottobre ha una ricaduta devastante non solo a Gaza. Rimarca in proposito Levy: “Il 7 ottobre, che ha reso possibile un genocidio a Gaza, ha allentato ogni freno anche in Cisgiordania. Mentre Israele piangeva i propri morti e ostaggi, i coloni hanno subito intuito un’occasione d’oro. Con il loro acuto intuito hanno capito che quello era il momento per cui avevano pregato per tutti quegli anni: una grande guerra motivata dal desiderio di vendetta, sotto la cui copertura si può fare qualsiasi cosa”. Qualsiasi cosa, anche la più abietta. Descrive Levy: “La Cisgiordania è stata circondata in modo quasi ermetico. Centinaia di cancelli gialli, installati all’ingresso di ogni città e villaggio palestinese, sono stati chiusi e bloccati. Oggi non esiste comunità in Cisgiordania che non sia sottoposta ad almeno un assedio parziale. Gli ingressi principali di città come Nablus, Hebron e Ramallah sono stati chiusi, così come quelli dei villaggi, e gli abitanti sono costretti a percorrere strade sterrate. Non esistono più strade normali per i palestinesi”. Un sistema di apartheid che fa impallidire quello contro cui si batté Nelson Mandela in Sudafrica.

Denuncia Levy: “Questo assedio folle continua ancora oggi. Non ha nulla a che vedere con la sicurezza. La settimana scorsa, il consulente legale delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) responsabile della Cisgiordania si è ricordato di sottolineare che l’Idf stava limitando illegalmente la libertà di movimento dei palestinesi. È bene che se ne sia ricordato, ma la sua dichiarazione non cambierà nulla. I coloni vogliono strade su cui i palestinesi non possano circolare ed è proprio quello che otterranno. La seconda calamità che si è abbattuta sui palestinesi è stata il divieto totale di lavorare in Israele, il che significa un divieto totale di guadagnarsi da vivere per quasi tre anni. Anche le incursioni dell’esercito sono diventate più frequenti e casuali rispetto al passato. Poi sono arrivati i pogrom. E poi le “squadre di sicurezza” dei coloni locali, un nome ingannevole per indicare le milizie dei coloni. Ogni coordinatore della sicurezza locale è diventato un generale e ogni colono un re. Sono stati istituiti circa 150 avamposti violenti, che si sono appropriati di centinaia di migliaia di acri, più di qualsiasi altro programma di insediamento ‘ufficiale’. E poi è arrivato il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, che ha le prigioni che ospitano migliaia di prigionieri e detenuti – alcuni dei quali innocenti, la maggior parte dei quali prigionieri politici, molti altri detenuti senza processo – in orribili centri di tortura. Lì la gente sta morendo di fame”.

Non basta. L’inferno della Cisgiordania ha ancora altri gironi. Racconta Levy: “L’esercito ha inoltre allentato le proprie regole di ingaggio. Dal 7 ottobre, più di mille palestinesi sono stati uccisi nella tranquilla Cisgiordania, tra cui oltre 200 bambini. Pochissimi di loro rappresentavano un pericolo per qualcuno, se mai ce ne fosse stato uno. I soldati che avevano prestato servizio nella Striscia di Gaza, i loro amici invidiosi e i coloni squilibrati e assetati di sangue hanno tutti adottato l’uccisione di massa e indiscriminata come modus operandi anche in Cisgiordania. Tutto questo è accaduto in presenza di attività terroristiche inesistenti in Cisgiordania. Tutto questo va avanti da quasi tre anni, senza che si intraveda una fine. Forse è ora di dire: basta?”. Ehud Olmert e Gideon Levy quel “BASTA” l’hanno gridato alto e forte. E Israele?

1 Luglio 2026

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