L'intervista in tv
Meloni “prenota” il Quirinale per la destra e chiude apparentemente a Vannacci: “Vuole solo distruggere”
News - di Carmine Di Niro
L’apparente chiusura di fronte alle aperture di Roberto Vannacci ad un ritorno nella coalizione di destra-centro al governo, ma soprattutto la scelta di lanciare la lunghissima volata che porterà alla scelta del prossimo presidente della Repubblica, col mandato di Sergio Mattarella che scadrà nel 2029, con un Parlamento frutto del voto che si terrà il prossimo anno. Giorgia Meloni punta su due temi forti nell’intervista tv concessa a Nicolo Porro, di cui è stata ospite nel programma “Dieci minuti” su Rete4. Una scelta che non sorprende, considerando come da quattro anni a questa parte la premier ha evitato il più possibile i rapporti con la stampa, salvo occasioni “obbligatorie” come la conferenza stampa di fine anno, affidandosi per la comunicazione a video pubblicati sui propri social senza contradditorio o ad interviste con quotidiani e giornalisti di area.
Non a caso è stato proprio Nicola Porro a fornire l’assist a Meloni sul tema del Quirinale, ironizzando sulla possibilità “terribile” che il prossimo capo dello Stato possa essere una personalità ascrivibile al mondo della destra italiana. “Sarebbe terribile questa eventualità, terribile per un certo establishment. Però si pensava che niente potesse cambiare e invece si è dimostrato che le cose potevano cambiare. Non è detto che non possa superarsi anche questo altro grande tabù, quello di avere un Presidente della Repubblica che non è di centrosinistra”. Sarebbe, secondo Meloni, “una cosa banalissima, cioè che chi non è di sinistra non è un figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti degli altri, valeva per la Presidenza del Consiglio dei ministri, per la possibilità di governare e” potrà valere “per la Presidenza della Repubblica”. Ma, in ogni caso, lo “decideranno gli italiani” alle prossime elezioni Politiche. Parole, quella di Meloni, che svelano due punti: da una parte la premer ignora o finge di ignorare la storia repubblicana, considerando evidentemente personaggi politici come Gronchi, Leone o Cossiga come “di sinistra”; dall’altra Meloni rende chiaro ed evidente che la prossima legge elettorale, tema su cui la destra è divisa, serve all’attuale maggioranza anche con l’obiettivo di prendersi l’ultimo posto ancora non occupato nelle istituzioni, il Quirinale.
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Quindi l’altro tema rilevante dell’intervista di Porro, ovvero i rapporti tra la maggioranza e Futuro Nazionale. Almeno per il momento la presidente del Consiglio, pubblicamente, allontana l’ipotesi di un ritorno in maggioranza delle truppe di Vannacci, evenienza che porterebbe con sé grossi problemi di compatibilità politica tra l’ex parà, la Lega di Salvini e Forza Italia. Per questo, col proposito di attaccare un Vannacci che da settimane sta sottraendo voti ed elettorato alla maggioranza, Meloni colpisce l’ex generale paragonandolo alle opposizioni di sinistra: “Francamente non mi pare che ci sia grande differenza tra il suo movimento e tutti gli altri partiti di opposizione che noi abbiamo, perché votano come la sinistra, vogliono mandare a casa il governo contro il voto di fiducia esattamente come la sinistra, parlano solo contro di noi tutto il giorno, esattamente come la sinistra. Quindi non vedo grande differenza”, è il leitmotiv della premier. “Ieri avevamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, Gruber e compagnia cantante, oggi abbiamo Schlein, Conte, Bonelli, Renzi, la compagnia cantante e Vannacci”, il ritornello di Meloni. Anche perché Meloni punta ad appropriarsi delle stesse battaglie del “rivale” Vannacci, come quella sulla remigrazione tanto cara all’estrema destra globale. “Che cos’è la remigrazione? Per come la interpreto io, sono i rimpatri volontari assistiti. Già li facciamo”, spiega nel corso dell’intervista la presidente del Consiglio, ansiosa di non perdere terreno alla sua destra.