La tentazione di FdI
Il ciclone Vannacci si abbatte sulla destra, apertura all’alleanza con Meloni con “linee rosse”: il nodo Salvini e Forza Italia
Politica - di Carmine Di Niro
Roberto Vannacci si offre, ma a rischio c’è la tenuta della coalizione di centrodestra che, in sostanza, regge ormai da 30 anni su un asse fondato dopo l’ingresso in politica di Silvio Berlusconi. L’apertura a Giorgia Meloni dell’ex generale ed eurodeputato, ora leader di quel Futuro Nazionale che da qui a un anno rischia di mangiare altre quote di elettorato di destra tra i delusi di Lega e Fratelli d’Italia, è un rebus di non facile soluzione per la presidente del Consiglio. Dal teatro comunale di Vicenza, a fronte di tanti paletti, il dato più importante che arriva dalle parole di Roberto Vannacci è proprio quello dell’abboccamento dell’ex parà nei confronti della premier: il padre-padrone di Futuro Nazionale si dice “assolutamente disponibile” all’alleanza con il centrodestra ma solo “se verranno rispettate le nostre linee rosse”, che includono in sostanza l’abbandono della linea pro-Ucraina del governo, tenuta assieme con sempre maggiore fatica della premier Meloni di fronte ad una Lega che sul tema mostra segnali di riottosità da mesi, ma anche su altri temi come “l’energia e la sicurezza”, in sostanza lo sdoganamento della remigrazione e l’addio ad ogni politica green.
Con Meloni in ogni caso, aggiunge Vannacci, “non ho mai parlato. Se Meloni ha qualcosa da dirmi, ha il mio numero di telefono: mi chiami, non abbiamo nessun problema a sostenere qualsiasi tipo di discussione”. In Fratelli d’Italia c’è più di qualche ragionamento in corso su una possibile apertura a Futuro Nazionale, in testa il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami. D’altra parte a via della Scrofa guardano con apprensione ai sondaggi che danno Futuro Nazionale in continua ascesa, numeri che mettono a rischio il raggiungimento del premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale sulla quale sta lavorando il governo, se i “vannacciani” restassero fuori dal perimetro del centrodestra.
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Un compito non facile, quello di Meloni. Perché l’ingresso di Vannacci in coalizione, oltre a compromessi non facili da raggiungere sul programma, vede la parte più difficile nel far stare allo stesso tavolo l’ex generale, il suo ex segretario nel Carroccio Matteo Salvini e Forza Italia. Il ministro dei Trasporti, ancora scottato dall’uscita di Vannacci, che poi con sé ha portato diversi deputati leghisti, non può accettare alcun patto politico con Futuro Nazionale salvo vedere esplodere letteralmente il partito, già in sommossa con il “fronte dei governatori del Nord” che esigono un cambio di passo radicale da parte di Salvini. Simile la situazione in Forza Italia, dove si rimarca un giorno sì e l’altro pure che i “valori” di Vannacci sono opposti a quelli del partito fondato dal Cavaliere e che da mesi è interessato ad una rivoluzione soft da parte della figlia Marina Berlusconi. A ribadirlo Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato e vicina alla famiglia Berlusconi, sottolineando come l’ex parà “si dice estraneo all’europeismo, alla cultura liberale, all’atlantismo. È il nostro opposto”. Ronzulli ci mette poi il carico e di fatto chiude le porte al ritorno di Vannacci in maggioranza: “In Parlamento lui vota contro il governo insieme a Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli. Ed è uscito dal centrodestra solo pochi mesi fa. Non vedo perché dovrebbe rientrare”.