Le decisioni dei giudici
Trump, doppia sconfitta alla Corte Suprema: i giudici “salvano” il voto per posta e l’autonomia della Federal Reserve
Esteri - di Carmine Di Niro
Due sconfitte, molto pesanti, e una vittoria molto significativa. È l’esito di una importantissima giornata per il rapporto tra politica e giustizia negli Stati Uniti dopo il rilascio da parte della Corte Suprema, il tribunale di massimo grado nel Paese che è composto da nove giudici (sei conservatore e tre democratici), di tre sentenze che avranno effetti pesanti nella vita politica dei prossimi decenni.
La prima, quella favorevole all’amministrazione Trump, allarga le possibilità del governo (e quindi del presidente) di licenziare i capi di agenzie federali. È il parere legato al caso di Rebecca Slaughter, ex capo della Federal Trade Commission (agenzia il cui compito è promuovere la tutela dei consumatori e l’eliminazione e la prevenzione di pratiche commerciali anticoncorrenziali, licenziata dal presidente. Non a caso la decisione è stata subito commentata con entusiasmo dal tycoon che l’ha definita sul suo social Truth “una grande vittoria”. “È stato potere del presidente, ai sensi dell’Articolo II, di rimuovere funzionari dell’Esecutivo e rappresentanti o membri di agenzie da lui nominati. “La decisione è stata a lungo auspicata dai presidenti fin dagli anni ’30. È un grande onore essere in carica e aver ottenuto questa sentenza storica e senza precedenti, una delle più importanti mai emesse in materia di poteri presidenziali”, scrive Trump.
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Appare contradditoria, ma lo è solo in parte, la seconda pronuncia della Corte Suprema che ha invece deciso di respingere i tentativi di Trump di licenziare Lisa Cook, governatrice del board della FED, la banca centrale statunitense: per i giudici infatti il modo in cui Trump la scorsa estate aveva provato a silurala erano illegittimi. La Corte ha di fatto scelto di tutelare la storica autonomia della Federal Reserve, che opera in modo indipendente dal governo. La decisione della Corte Suprema “di mantenere in vigore l’ordinanza del tribunale di grado inferiore e di ribadire la necessità di un procedimento e di una motivazione reali riconosce che l’indipendenza della Federal Reserve è essenziale per l’adempimento dei mandati affidati dal Congresso”, è stato il commento alla decisione della Corte da parte della stessa Lisa Cook.
Infine la terza sentenza, relativa al voto per posta che da anni è nel mirino di Trump che lo presenta come inaffidabile e oggetto di brogli che gli avrebbero strappato la vittoria alle elezioni presidenziali del 2021 contro Joe Biden. I giudici, con una maggioranza di 5 a 4, hanno deciso che potranno essere conteggiati come validi anche i voti inviati il giorno delle elezioni ma ricevuti fino a cinque giorni dopo, respingendo il ricorso presentato da esponenti del Partito Repubblicano. “Le norme relative al giorno delle elezioni non stabiliscono un termine ultimo per la ricezione delle schede”, ha commentato Amy Comey Barrett, giudice conservatrice della Corte Suprema.
Sconfitte che non fermano Trump. Il presidente è intenzionato infatti ad approvare il “Save the America Act”, provvedimento che se votato obbligherà tutti gli elettori a mostrare un documento di identificazione e la prova della cittadinanza, oltre a impedire il voto per posta eccetto per i militari, i disabili per malattia o viaggio. “Non ci sono scuse per essere contrari”, ha scritto su Truth Trump, che sul tema si è scontrato con gli stessi parlamentari repubblicani al Congresso, che non hanno i voti per approvarla. Ma contromisure sono all’orizzonte anche sul caso Cook; “La causa Cook, relativa alla sua idoneità a far parte del Consiglio della Federal Reserve, è stata rinviata dalla Corte Suprema per motivi puramente procedurali; adotteremo immediatamente le misure appropriate per garantire che chi ha commesso illeciti non possa prendere decisioni cruciali per il benessere degli Stati Uniti d’America”, è stata la minaccia di Trump sui social.
All’orizzonte c’è poi la decisione più importante attesa in questi giorni e le cui conseguenze saranno ancora più rilevanti per il Paese: la Corte Suprema dovrà decidere se Trump può limitare il principio dello ius soli, secondo cui chiunque nasce nel territorio degli Stati Uniti ha diritto ad averne la cittadinanza.