Il dramma umanitario dimenticato
L’Europa pronta a piegarsi ai Talebani, la Commissione Ue accelera sui rimpatri in Afghanistan e li invita a Bruxelles
Esteri - di Carmine Di Niro
L’Unione Europea è pronta a passare sopra le violente violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime dei Talebani in Afghanistan, dove col ritorno dei fondamentalisti islamici il Paese è ripiombato in una grave crisi umanitaria con 22 milioni di persone dipendenti dagli aiuti e quasi 4 milioni di bambini in stato di malnutrizione acuta, pur di rimpatriare a Kabul i cittadini afghani considerati dai Paesi membri dell’Ue una “minaccia per la sicurezza”. A denunciarlo è Amnesty International, che cita un recente invito da parte della Commissione europea a Bruxelles delle autorità talebane per discutere dell’espulsione di cittadini afghani su pressing di alcuni Paesi membri, tra cui Germania, Austria e Polonia, smaniosi di accelerare le procedure di rimpatrio, nonostante la nota situazione dei diritti umani nel Paese guidato dal regime dei Talebani.
“Le immagini disperate di persone in fuga dall’Afghanistan, compreso il personale dell’Unione europea, sono ancora vive nella memoria collettiva. È inconcepibile che oggi l’Unione europea cerchi di rimandare persone in Afghanistan, un paese che nel frattempo è diventato ancora più pericoloso”, le parole di Eve Geddie, direttrice dell’Ufficio Istituzioni europee di Amnesty International. “Il sistema di repressione istituzionalizzato imposto dai talebani permea ogni aspetto della vita quotidiana e comprende gravi restrizioni dei diritti di donne e ragazze, il ricorso alla tortura e ad altri maltrattamenti, sparizioni forzate, arresti arbitrari ed esecuzioni extragiudiziali. Qualsiasi iniziativa dell’Unione europea volta a facilitare le espulsioni verso l’Afghanistan è irresponsabile e pericolosa e ignora gli obblighi giuridici della stessa Unione europea, in particolare il divieto di rinviare una persona in un luogo in cui la sua vita potrebbe essere in pericolo”, aggiunge la direttrice dell’Ufficio Istituzioni europee di Amnesty.
Di fronte all’emergere della notizia della concessione da parte delle autorità del Belgio di rilasciare visti ad una delegazione dei Talebani per partecipare ad una riunione sulla migrazione, prima visita di rappresentanti del regime a un evento ospitato dall’UE da quando il gruppo è tornato al potere in Afghanistan nel 2021, da Bruxelles il portavoce della Commissione europea per gli Affari interni Markus Lammert di fatto non ha negato che nelle intenzioni dell’esecutivo europeo vi sia quello di stringere accordi col regime afghano. Per Lammert l’unica discriminante è infatti che l’incontro tecnico con una delegazione dei Talebani “non implica il riconoscimento del regime”. “L’Ue è incaricata dal Consiglio di mantenere un impegno operativo con le autorità de facto in Afghanistan. Quindi si tratta di contatti a livello tecnico, di impegno operativo, e in alcun modo questo implica riconoscimento”, ha dichiarato Lammert. Secondo il portavoce l’incontro “sarà anche un’opportunità per gli Stati membri, a livello tecnico, di stabilire contatti, perché saranno proprio gli Stati membri che dovranno effettuare i rimpatri a doversi mettere in contatto tra loro”.