L'elezione
Come Malagò vuole riportare l’Italia ai Mondiali: il programma del nuovo Presidente FIGC tra continuità tecnica, Coverciano e leghe
Gravina: "Il calcio italiano vive una crisi di identità culturale prima ancora che economica. Per finanziare i vivai il governo non ha speso un euro". Prima scelta sarà il nuovo ct
News - di Redazione Web
Come annunciato alla vigilia, da quando il suo nome aveva preso a circolare ancora prima che venisse ufficializzata la sua candidatura, Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC, la Federazione che governa il calcio in Italia. Ha incassato il 68,58% dei voti elettronici e a scrutinio segreto nelle elezioni che si sono tenute questa mattina a Roma. Il mandato di Malagò durerà due anni, la parte restante dell’incarico che restava a Gabriele Gravina, presidente dimissionario dopo la clamorosa eliminazione ai playoff per partecipare al Mondiale in corso in questi giorni tra USA, Canada e Messico. La terza volta consecutiva che l’Italia non partecipa alla Coppa del Mondo.
“Avverto uno spaventoso peso della responsabilità. Se è successo quello che è successo è necessario cambiare”, ha detto Malagò riconoscendo alcuni aspetti sottolineati da Gravina nel suo discorso in apertura dell’assemblea elettiva. Le elezioni si sono tenute al Roma Cavalieri Waldorf Astoria Hotel di Roma in un’assemblea elettiva composta da 266 delegati rappresentativi delle leghe professionistiche e dilettantistiche, delle categorie dei calciatori e degli allenatori. Malagò ha 67 anni, imprenditore e dirigente sportivo, dal 2013 al 2025 è stato Presidente del Comitato Olimpico Italiano (CONI), presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Con lui alla guida, l’Italia ha raggiunto i record di medaglie ai Giochi estivi: 40 a Tokyo nel 2021 e nel 2024 a Parigi. L’altro candidato a guidare la federazione era Giancarlo Abete, già presidente FIGC tra il 2007 e il 2014, sul quale Malagò ha speso parole celebrative per il fair play mostrato nella corsa. La Federazione cambierà anche il Consiglio Federale, organo direttivo e di governo, oltre alla presidenza.
- Malagò eletto presidente della Figc, il 68% dei voti per l’ex Coni: “Non sono un Papa nero, con voi posso fare tutto”
- Malagò eleggibile, l’Anac scioglie i dubbi e lo lancia alla presidenza della Federcalcio reduce dal fallimento Gravina
- Calcio italiano, Malagò promette: “Ai prossimi Mondiali l’Italia ci sarà, chiamato dai club di Serie A”
- Federcalcio, la Serie A lancia l’ex Coni Malagò dopo la disfatta della Nazionale in Bosnia: appoggiato da 18 club su 20
“Il mio passo indietro serve oggi a stimolare riflessioni, ma i problemi del calcio italiano non si risolvono cambiando il presidente della Figc. Si risolvono con una riforma coraggiosa dei campionati, con investimenti seri nei vivai, con la politica che voglia essere partner e non parte, con componenti federali che scelgano in primis il bene comune”, le parole in apertura dell’assemblea del predecessore Gravina, dimessosi lo scorso aprile dopo la débâcle ai rigori in Bosnia Erzegovina, che era stato rieletto nel 2025 con il 98,8% dei voti. “Dobbiamo essere onesti con noi stessi: il calcio italiano vive una crisi di identità culturale prima ancora che economica. Per finanziare i vivai il governo non ha speso un euro. Si sono sbagliati, hanno fatto il male del calcio”.
A votare nell’assemblea di Roma la Lega Nazionale Dilettanti (34% dei delegati), l’Assocalciatori (20%), Serie A (20%), Lega Pro (12%), Assoallenatori (10%) e Serie B (6%). Malagò si era candidato con un programma intitolato: “Uniti per il futuro del calcio italiano”. Aveva parlato della necessità di una “ricomposizione” tra gli attori all’interno del settore. “Il professionismo deve riconoscere il valore della base, il dilettantismo deve essere liberato da pesi amministrativi sproporzionati, le Leghe devono trovare nella Figc un interlocutore forte ma non invasivo, e le componenti tecniche devono essere coinvolte nelle scelte che determinano il futuro sportivo del Paese”. Come aveva rivendicato e spiegato in più occasioni, erano stati sia club di serie A che più componenti del mondo del calcio ad avanzare il suo nome: a chiedergli di scendere in campo.
Prima sfida, banco di prova, decisione che rischia di essere sia divisiva che discussa: la scelta del nuovo commissario tecnico. I nomi più chiacchierati sono stati in queste settimane quelli degli ex Antonio Conte e Roberto Mancini: il primo in panchina nell’Europeo del 2016, con una squadra che andò anche oltre le sue possibilità; il secondo che vinse gli Europei del 2021 salvo poi dimettersi e andare ad allenare la nazionale dell’Arabia Saudita. “Il primo obiettivo è ricostruire continuità tecnica tra attività giovanile, club e nazionali. Coverciano deve diventare ancora di più il centro di elaborazione metodologica del calcio italiano. Non si tratta di imporre un modulo o una scuola unica, ma di creare un linguaggio comune e una capacità di confronto costante tra Federazione e Club”. Si era detto sicuro, Malagò, della partecipazione ai prossimi Mondiali. Aveva assicurato un impegno di due anni più quattro.