La rubrica Sottosopra

Perché l’Occidente non accetta un mondo multipolare: l’asse USA-Israele tallone d’Achille della tregua in Medio Oriente

Il disastroso accordo con l’Iran dimostra che gli Usa ormai non possono più imporre niente: le armi e le guerre non invertiranno il declino

Esteri - di Mario Capanna

21 Giugno 2026 alle 09:28

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AP Photo/Jacquelyn Martin





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La guerra è il modo in cui l’America studia la geografia.
(W. Allen)

Non sembra che gli Stati Uniti se la passino proprio bene. L’illegale guerra di aggressione contro l’Iran si è rivelata un azzardo in perdita. Il memorandum dei 60 giorni di tregua mostra che le concessioni, cui Washington è stata obbligata, sono di gran lunga maggiori di quelle offerte da Teheran. Il blocco dello stretto di Hormuz, che ha messo in crisi l’economia energetica planetaria, ha spinto avanti l’inflazione anche negli Usa, il che ha fatto crescere la disillusione persino nell’elettorato Maga. La sensazione nel mondo è che la potenza americana, pur rimanendo consistente, sta virando verso il basso. Fattore, questo, che non la rende meno pericolosa. La china tende a proseguire. Il “manipolatore perverso” (alias “narcisista maligno”), che occupa temporaneamente la Casa Bianca, sta registrando il livello di gradimento più basso rispetto a qualsiasi altro presidente, sicché è concreto il rischio che alle elezioni di mezzo termine perda la maggioranza in almeno una delle due Camere. Questo lo trasformerebbe nella classica “anatra zoppa”, con anche il rischio di venire sottoposto a impeachment. Se si troverà in quelle condizioni, e prima ancora di arrivarci, quali inverosimili colpi di coda sarà tentato di escogitare?

C’è una strettoia più immediata, che gli Usa devono affrontare: il rapporto con Israele, destinato a registrare una conflittualità crescente, dato che il memorandum di tregua Iran-Usa implica la fine della guerra anche in Libano e il ripristino della sovranità nel Paese dei cedri. Su questo punto l’atteggiamento di Israele rimane un’incognita. Da un lato gli Usa non possono certo permettersi il lusso di rompere il rapporto con il “cane mastino”, che deve continuare a tenere a bada i popoli arabi, dall’altro sarebbe uno smacco insopportabile per Trump se Netanyahu non gli obbedisse. Pur avendo riportato il sud del Libano all’età della pietra, similmente a Gaza, Israele è ben lontano dall’aver vinto: Hezbollah rimane operativo e capace di infliggere perdite agli invasori. Se Netanyahu si ritirasse, rimarrebbe con un pugno di mosche in mano, e certificherebbe la propria sconfitta nelle elezioni di ottobre. Il rapporto teso Usa-Israele può rivelarsi il tallone d’Achille della tregua mediorientale, già di per sé fragile. In mezzo ai marosi che flagellano le coste del mondo, l’Occidente continua ad apparire come la minoranza ricca e super armata – che vuole armarsi ancora di più – con la velleità e la prosopopea di regolare tramite la prepotenza gli affari planetari. Come se la paccottiglia di lustrini del G7, svoltosi in Francia, servisse davvero a qualcosa.

E l’Europa? Attentissima a difendere i propri privilegi. Il Parlamento europeo ha votato l’altro giorno il provvedimento di remigrazione (l’espulsione dei profughi, compresi i campi di concentramento), con una maggioranza dei partiti di destra e filonazisti, cui si sono aggiunti i popolari. Si tratta di un preoccupante arretramento culturale, morale e politico. Che ha indotto Piero Sansonetti a scrivere: “L’Europa democratica non c’è più”. Posto che sia mai esistita. Certo, l’Europa non può accogliere tutti i migranti del mondo, ma non può fare a meno di tantissimi di loro, se vuole fare funzionare la sua economia. L’orribile termine “remigrare” andrebbe sostituito con la parola “remigare”, che si riferisce agli uccelli quando volano battendo le ali con un movimento regolare. Sarebbe un incentivo al recupero di un minimo (almeno) di solidarietà europea. Secondo l’insegnamento di Kant, che ha scritto: “(…) Gli uomini non possono disperdersi all’infinito, ma devono da ultimo tollerarsi nel vicinato, nessuno avendo in origine maggior diritto di un altro ad una porzione determinata della terra”. Mentre la nave dell’Occidente si inoltra sempre più verso le secche, la Cina si rafforza, agli occhi dell’opinione pubblica mondiale, come la potenza tranquilla che si erge a garante dei diritti dei popoli e del libero commercio contro l’ingiunzione dei dazi. Le vele dei Paesi Brics intercettano il vento che spira verso il multilateralismo. L’idea di fermare quel vento con il ricorso alla guerra sarà la tentazione, follemente avventurista, degli Usa e dell’Occidente. Perciò la lotta per il disarmo e la pace è il fattore preminente, e più urgente, per la salvezza delle persone e dei popoli.

N.B. Usa e Israele devono riconoscere lo Stato palestinese.

21 Giugno 2026

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