Dopo l'accordo Iran-Usa
Perché Trump non vuole più combattere in Iran e Netanyahu ordina la guerra perpetua: “Continuate ad attaccare”
Ormai etichettato come folle anche dall’ex padrino americano, il premier israeliano ha deciso di continuare i raid per salvare la poltrona
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Il tycoon prova a convincere il mondo e forse pure se stesso: “L’Iran non avrà la bomba, ho fatto meglio di Obama”, proclama il presidente Usa mentre firma il memorandum d’intesa con l’Iran. Ma la realtà è ben altra. La guerra era partita da un’idea semplice: Netanyahu aveva convinto Trump che bastava colpire duro per cambiare il regime a Teheran, o almeno indebolirlo. Ne è uscita una teocrazia più militare, più compatta e oggi anche più finanziata.
A leggere senza paraocchi mainstream, non si sfugge dalla presa d’atto che siano stati gli Usa a doversi piegare alla realtà che volevano evitare. Per portare Teheran al tavolo del nucleare, e chiudere una guerra che Trump non vuole più combattere, Washington ha accettato concessioni che si avvicinano alle migliori aspettative iraniane. E le reazioni dei vertici del regime teocratico-militare ne sono la conferma. Il presidente iraniano, Massoud Pezeshkian, ha commentato con evidente soddisfazione la firma del memorandum d’intesa con il suo omologo americano Donald Trump. “Questo è un documento storico e un messaggio potente dall’Iran: la pace si realizzerà all’ombra del rispetto reciproco”, ha scritto su X a commento della foto del documento. “La Repubblica Islamica dell’Iran è sempre impegnata e fedele alla pace globale che preservi la dignità e l’indipendenza, il progresso e la cooperazione regionale”, ha aggiunto.
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Quel memorandum ha sancito anche la rottura del sodalizio tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu. Per sentirsi si sentono spesso, ma le telefonate tra i due non sono più così amichevoli come un tempo. A confermarlo, dopo le indiscrezioni di Axios dei giorni scorsi, è il Wall Street Journal che riporta nuovi particolari su recenti conversazioni tra i due leader. Mentre tentava di convincere l’Iran a firmare il memorandum di intesa, che prevede lo stop ai bombardamenti anche in Libano, il presidente americano ha chiamato il premier israeliano e lo ha incalzato: “Perché fai saltare in aria edifici?”, ha detto, “smettila”. In un’altra telefonata, Trump si sarebbe lamentato che una recessione globale scatenata dalla guerra potrebbe alimentare un parallelo tra lui ed Herbert Hoover, il presidente della Grande Depressione degli anni 30. E ai suoi consiglieri avrebbe detto che nessuno può gestire Netanyahu, intenzionato a “bombardare tutti”. A riprova delle crescenti tensioni e della minore fiducia, ha rivelato un funzionario della Casa Bianca, dopo le telefonate Trump ora chiede spesso ai suoi se quanto gli ha detto Netanyahu sia vero, cosa che di solito non faceva. Trump si è arrabbiato quando gli sono state mostrate le immagini di cristiani colpiti in Libano ed è frustrato per il fatto che Israele continui a bombardare nonostante il cessate-il-fuoco.
Ma Netanyahu non demorde. Il primo ministro israeliano vuole influenzare il testo dell’accordo definitivo tra Usa e Iran, utilizzando parlamentari e commentatori filoisraeliani per esercitare pressioni su Trump. Lo riporta la Cnn citando una fonte israeliana. Netanyahu si è mostrato scettico riguardo alle intenzioni dell’Iran durante i colloqui con gli Stati Uniti, convinto che Teheran non sia mai stato disposto a negoziare in buona fede. La fonte ha riferito alla Cnn che il primo ministro israeliano ritiene ancora che non si raggiungerà un accordo definitivo tra Stati Uniti e Iran e che Teheran non accetterà realmente restrizioni al suo programma nucleare. Ora che Trump ha firmato il memorandum d’intesa con l’Iran e ha dato il via a 60 giorni di negoziati, il leader israeliano sta cercando di sfruttare opinion leader di destra, come il podcaster filoisraeliano Mark Levin, per diffondere il suo messaggio. Netanyahu cercherà anche di fare affidamento sui senatori filoisraeliani per persuadere Trump. Ma questa strada, secondo l’emittente, appare più ardua perché persino senatori come il repubblicano Lindsey Graham, che aveva spinto per ulteriori attacchi contro l’Iran, hanno cambiato idea. Graham ha dichiarato mercoledì che l’accordo con l’Iran «sarà vantaggioso per gli Stati Uniti».
L’altra carta da giocare per far saltare il memorandum è il proseguimento della guerra in Libano. L’esercito israeliano ha pubblicato una mappa aggiornata della loro zona di sicurezza nel Libano meridionale, stabilite con un’operazione militare ancora in corso e in modo unilaterale, affermando che al momento non si ritireranno dal territorio. La linea di schieramento, quella occupata attualmente da Israele, che si estende da est a ovest, si spinge fino a 10 chilometri dal confine con Israele in territorio libanese. Per “Bibi” la guerra perpetua è l’assicurazione sulla sua vita politica. E anche il modo per non finire in galera.