Se solo facessimo come la Francia

L’Italia è il Paese delle banane, per questo teme la tassa sui grandi patrimoni…

Ogni tanto qualcuno ricorda che se tutti pagassero le tasse in Italia non esisterebbe il debito pubblico e ci sarebbero molte risorse da investire nel welfare, nella scuola, nella sanità. Possiamo dire che sì, tra i paesi europei oggi l’Italia è quella che più di tutti assomiglia alle repubbliche delle banane.

Economia - di Piero Sansonetti

16 Giugno 2026 alle 14:30

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L’Italia è il Paese delle banane, per questo teme la tassa sui grandi patrimoni…

Giorgia Meloni ha giurato che finché governerà la destra, mai e poi mai in Italia sarà introdotta una tassa sui patrimoni. Di qualunque genere. Ha spiegato che l’Italia non è una repubblica delle banane. Non so che idea abbia Giorgia Meloni delle cosiddette Repubbliche delle banane. Di solito con questa espressione si allude a paesi dove le leggi sono vaghe e i ricchi comandano senza regole e non pagano le tasse. Sicuramente in nessuna Repubblica delle banane esiste una patrimoniale. In Europa, o almeno in molti paesi europei, tutti pagano le tasse. In alcuni paesi i ricchi ne pagano molte, in altri paesi ne pagano di meno. In alcuni paesi esiste l’evasione fiscale, in altri paesi non esiste o è molto ridotta. L’Italia è da sempre primatista in evasione fiscale. Ogni tanto qualcuno ricorda che se tutti pagassero le tasse in Italia non esisterebbe il debito pubblico e ci sarebbero molte risorse da investire nel welfare, nella scuola, nella sanità. Possiamo dire che sì, tra i paesi europei oggi l’Italia è quella che più di tutti assomiglia alle repubbliche delle banane.

A cosa serve una tassa patrimoniale?

Essenzialmente a due cose. La prima è molto semplice: fare pagare ai ricchi, anzi ai ricchissimi, una piccolissima percentuale di tasse in più di quella che pagano i poveri e i poverissimi. La seconda cosa riguarda proprio l’evasione fiscale. Tassando direttamente i patrimoni è più difficile sfuggire al fisco. Mi spiego: se ho uno yacht di 56 metri intestato a una società misteriosa con sede in qualche repubblica delle banane, non posso più dire che non è mio quello yacht e quindi non ci pago le tasse sul patrimonio. Perché il fisco mi risponde: non mi interessa di chi è, è un patrimonio e io lo tasso. O paghi o lo sequestro. Logico che una misura così stringente e così mirata ai grandi patrimoni faccia paura ai ricchissimi. Ed è abbastanza noto anche che solitamente i ricchi, anzi i ricchissimi, esercitano un notevole potere sui governi, in special modo sui governi conservatori e di destra. Nessun paese capitalista ha mai introdotto una tassa patrimoniale? Non è vero. Parliamo solo della più semplice delle tasse patrimoniali. L’imposta di successione. Da noi è pari a zero (giustamente) per i patrimoni inferiori ai tre o quattro milioni (un milione ad erede diretto), ed è irrisoria (al 4 per cento) sui patrimoni superiori, e solo per la parte eccedente il milione a testa. In quasi tutti gli altri paesi europei la tassa di successione è di cinque o dieci volte più alta. Se solo noi stabilissimo di applicare un regime fiscale per le successioni simile a quello francese (dove anche ai figli di persone molto ricche sono imposte tasse che arrivano fino al 45 per cento) raccoglieremmo una enorme quantità di denaro senza sfiorare nemmeno il portafoglio dei poveri, del ceto medio e persino dei moderatamente ricchi. La parte di popolazione che sarebbe costretta a versare qualche euro sarebbe non più del 5 per cento della popolazione italiana. Il novantacinque per cento, compresa gran parte della borghesia benestante, sarebbe del tutto estranea ad un provvedimento del genere.

E allora? Allora c’è una cosa non semplicissima da spiegare: cos’è il populismo dei ricchi. (Scrivo ricchi, ma continuo a intendere ricchissimi). È una tendenza naturale della parte più reazionaria e parassitaria della borghesia, in qualunque sistema capitalistico, che pone al centro di tutti i suoi valori la proprietà privata. La considera sacra, quasi un fatto religioso. La vede come un principio superiore a qualunque tipo di interesse collettivo o qualunque principio di giustizia sociale. Resta profondamente convinta che il deus ex machina di una buona società capitalistica sia la differenza sociale e l’allargarsi di questa differenza. A me, quando ascolto le grida irrazionali e irragionevoli di questo populismo – che con la forza economica che possiede riesce sempre a raccogliere attorno a sé e a fagocitare anche il populismo dei poveri – viene in mente un vecchio discorso di un vecchio papa, che non era particolarmente di sinistra ma era profondamente cristiano – come spesso succede ai papi – che si chiamava Paolo VI. Parlo, se non mi sbaglio, del 1967. Quando in un celebre e dimenticatissimo discorso all’Onu, e poi nell’enciclica “Populorum progressio” (per me la più bella, moderna e attuale di tutte le encicliche che conosco) spiegò che la proprietà privata sarebbe stata giusta e legittima solo quando fosse stata abolita la povertà. Altrimenti è legittima solo nella parte necessaria a soddisfare i propri bisogni. Sicuri che esistano molte persone che hanno bisogno di possedere qualche miliardo per pagarsi delle buone e squisite merende?

P.s. L’eredità di Del Vecchio ammontava a circa 30 miliardi. Applicando le regole francesi sulla successione lo stato avrebbe incassato circa 13 miliardi. Più o meno mezza finanziaria. Con le tasse di successione di una sola persona. Immaginate cosa si potrebbe ottenere dalle tasse di successione di 60000 persone.

16 Giugno 2026

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