Dopo la tragedia di Amendolara
Sul caporalato Meloni fa finta di niente: da Latina a Cosenza c’è un sistema imprenditoriale fondato sulla schiavitù
Da Latina a Cosenza, la tendenza è chiara: c’è un sistema imprenditoriale fondato sulla schiavitù. E sui controlli blandi che gli consentono di prosperare
Politica - di Camilla Laureti
Per Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad. Perché abbiano giustizia. E perché la giustizia determini tutta la filiera agroalimentare. Per questo siamo stati al fianco della Flai Cgil, in Calabria. Per questo eravamo a Latina, dopo la morte di Satnam Singh. Questi omicidi del lavoro sono figli di un sistema che continua a tollerare lo sfruttamento. Anzi che ha deciso di fondarsi su di esso. A subirne le conseguenze sono soprattutto le persone migranti, mentre in alcune aree del Paese, forme di neoschiavismo si saldano con la criminalità organizzata, danneggiando l’economia onesta.
I numeri descrivono la gravità del fenomeno del lavoro irregolare: circa 230mila braccianti coinvolti. Un dato incompatibile con una Repubblica democratica fondata sul lavoro, come afferma la Costituzione. È una questione di legalità, giustizia sociale e sviluppo. La legge 199 del 2016 – una buona legge che andrebbe attuata pienamente!- ha rappresentato un passo importante contro il caporalato, introducendo strumenti efficaci di contrasto, ma anche misure di prevenzione come la Rete del lavoro agricolo di qualità, che va rafforzata insieme all’indice di coerenza per le imprese. Come rafforzati devono essere i controlli: possiamo mai credere, dopo quattro anni di governo, all’annuncio di nuove ispezioni fatto dalla ministra Calderone? La Cgil ha denunciato che i lavoratori tutelati dopo le ispezioni sono diminuiti negli ultimi tre anni: da 3208 nel 2023 a 895 nel 2025. Occorre allora potenziare gli organici dell’Ispettorato nazionale del lavoro e migliorare il coordinamento tra gli organi preposti. È necessario anche istituire una Procura nazionale del lavoro: la specializzazione, nelle indagini e nei processi complessi come quelli sulla sicurezza, è fondamentale. È altrettanto necessario tutelare chi denuncia lo sfruttamento, prevedendo un permesso di soggiorno che sia a tempo indeterminato. Si devono favorire percorsi di migrazione legale, nell’interesse delle persone migranti e del sistema produttivo, garantendo il pieno riconoscimento dei diritti, compreso quello all’abitare che, insieme al trasporto, è una delle forme di ricatto dei caporali. Circa 200 milioni di euro del Pnrr dovevano eliminare gli insediamenti abusivi: il governo ne ha spesi poco più di 20 milioni procedendo con un commissariamento che, evidentemente, non ha prodotto risultati. Nella direzione di una lunga visione, è tempo di introdurre un permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, superando la legge Bossi-Fini e i decreti flussi.
Sul piano europeo, dobbiamo insistere sulla condizionalità sociale nell’accesso ai fondi della Pac, affinché le risorse europee siano destinate solo alle imprese oneste. Sarebbe inoltre utile una direttiva comunitaria contro il caporalato e nell’ambito del Quality Jobs Act l’introduzione di un obbligo di certificazione per tutti gli intermediari del lavoro. La sfida è riconoscere il valore del lavoro in tutta la filiera, affetta da gravi squilibri economici: il reddito degli agricoltori e quello di chi lavora nelle imprese agricole, cioè il riconoscimento della dignità del lavoratore, non può essere compresso dalla concentrazione di pochi grandi acquirenti. Non possiamo ignorare che ci sarà futuro per l’agricoltura solo se essa sarà sostenibile sul piano ambientale e sociale. E questo vale per tutto il sistema produttivo: lo sfruttamento riguarda anche l’edilizia, la logistica e i servizi. Da Nord a Sud del Paese. Per questo continuiamo a sostenere l’introduzione del salario minimo, all’interno di un più ampio rafforzamento della contrattazione collettiva nazionale. Gli omicidi di Amendolara producono un ulteriore elemento di riflessione: le vittime avevano regolare permesso di soggiorno. Questo dimostra che lo sfruttamento agisce anche oltre un’apparente regolarità amministrativa, prosperando dove diritti e tutele del lavoro sono erose per l’arricchimento di pochi. È un processo che finisce per coinvolgere tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori. Contrastarlo significa difendere la democrazia, la dignità delle persone, una prospettiva di crescita sana. Perché nessuno o nessuna debba più perdere la vita nel tentativo di esercitare il diritto a guadagnarsela.
*Eurodeputata e responsabile nazionale Pd per le politiche agricole