Sulla Statale 106 Jonica
Strage di braccianti ad Amendolara, l’unico superstite: “Sono mafiosi pachistani, ho visto i miei amici bruciati vivi”
La testimonianza del 35enne afghano. "Non ci pagavano da oltre un mese e noi ci eravamo ribellati". Le terribili immagini
Cronaca - di Redazione Web
L’unico superstite della strage di Amendolara, dove quattro braccianti sono stati uccisi in un’automobile incendiata sulla statale 106 Jonica, si chiama Mohammad Taj Alamyar e ha 35 anni, afghano come tre delle vittime, l’altro era pachistano. “È mafia, mafia … Sono dei mafiosi pachistani”, le sue parole riprese da Il Corriere della Sera. “Loro hanno ucciso quattro miei amici, li hanno bruciati vivi. Non ci pagavano da oltre un mese e noi ci eravamo ribellati. Per questo hanno appiccato il fuoco alla macchina. Per punirci. Volevano ammazzarci tutti”. Già la mattina, ha raccontato al quotidiano, c’era stata una lite innescata sempre dalle condizioni di lavoro. Ha accusato i caporali anche di spaccio di sostanze stupefacenti come cocaina, eroina e hashish.
Per l’omicidio plurimo, alla fine di un lungo interrogatorio nella Questura di Cosenza, sono stati fermati dalla Procura di Castrovillari due cittadini pachistani rintracciati in un minivan fermo davanti a una pompa di benzina. Sul posto erano intervenuti, oltre ai Vigili del Fuoco che hanno spento l’incendio presso il distributore di carburanti Ip tra Amendolara e Roseto Capo Spulico, anche gli agenti della Polizia stradale, la Squadra mobile di Cosenza, che conduce le indagini, ed i Carabinieri. Ad indirizzare gli investigatori, coordinati dalla Procura di Castrovillari guidata da Alessandro D’Alessio, sulla pista dell’omicidio lo stato del luogo che lasciava intendere che il rogo non poteva essere esploso a causa di un incidente.
Sulle mani e sulle braccia ancora le fasciature per le ferite e le ustioni. Ha raccontato che uno dei due a un certo punto è uscito dall’automobile, ha preso la pistola del distributore e ha cominciato a spargere benzina: con l’altro hanno rotto la maniglia dello sportello da una parte mentre dall’altra hanno bloccato la portiera dall’esterno, dal portellone posteriore hanno buttato l’accendino nell’abitacolo. “Quando le fiamme e il fumo hanno riempito l’abitacolo ho cominciato a non respirare più, mi sentivo mancare. Ho capito che dovevo provare a uscire. Ho preso a martellare forte col gomito sul vetro. Poi ho visto che c’era il portellone posteriore aperto. Mi sono fatto largo fino a quando non sono riuscito a uscire dall’auto e scappare”.
L’unico superstite è anche l’unico testimone oculare della strage, anche se le telecamere di sorveglianza dell’area di servizio hanno ripreso tutta la scena. Ha detto di aver visto bruciare vivi gli amici con i quali conviveva in una stanza messa a disposizione dagli stessi caporali a Villapiana, a una ventina di chilometra da Amendolara. Tutte le vittime, compreso Mohammad Taj Alamyar che in Italia è arrivato da circa un anno, mandavano i soldi alle famiglie rimaste nei Paesi d’origine. Erano tutti impegnati nella raccolta delle fragole a Scansano Ionico, in provincia di Matera. I braccianti avrebbero pagato cinque euro al giorno per arrivare al lavoro.