Le indicazioni nazionali per i licei
Indicazioni nazionali: se si vuole fare l’interesse della scuola, il governo Meloni deve ascoltare la scuola
Per “Lingua e cultura latina”, nonostante le proposte di cambiamento avanzate, la “Bozza” appare in linea con i moderni studi classici. Per la “Lingua e cultura greca” appare troppo prescrittiva, eccessive (praticamente inattuabili!) le richieste traduttive per l’ultimo anno
Politica - di Paolo Saggese
Nella “Bozza” delle Indicazioni nazionali per i Licei, che ha suscitato non poche polemiche, in particolare per le discipline di “Lingua e letteratura italiana” (caso Manzoni), Filosofia (omissione di Spinoza e Marx!), Storia (per una visione marcatamente eurocentrica, in continuità con le “Indicazioni nazionali Scuola dell’Infanzia e Scuole del Primo ciclo” emanate con DM 9 dicembre 2025, n. 221), un posto non secondario è ovviamente assegnato all’insegnamento della “Lingua e cultura latina”, che conserva nei vari indirizzi la stessa struttura presente per il Liceo classico, sebbene con una comprensibile diversa declinazione delle competenze e conoscenze in ambito linguistico e culturale tra il Classico e il Liceo scientifico, Linguistico e delle Scienze umane.
Ciò che si può notare e che è un elemento positivo, è la discontinuità rispetto all’impostazione del “LEL” (“Latino per l’educazione linguistica”) delle recenti “Indicazioni nazionali per la Scuola dell’Infanzia e Scuole del Primo Ciclo” (DM 221 del 9 dicembre 2025). Nel “LEL” si può notare un’impostazione antiquata della disciplina, che così può essere sintetizzata: 1. nelle “Indicazioni” del Primo ciclo si sostiene che la civiltà latina sia una “civiltà universale”, portatrice dunque di valori assoluti ed eterni, “superiori” a quelli di altre civiltà. In tal modo si propone una visione angusta, eurocentrica della storia della civiltà, che è stata da tempo superata anche alla luce dei notevoli influssi, che le culture classiche hanno ricevuto da altre civiltà, e dell’evoluzione continua e dialettica anche del rapporto tra la cultura antica e le sue “declinazioni” moderne. Si propone in tal modo un ritorno all’umanesimo “classico”, che contraddice i risultati delle moderne scienze antropologiche, che studiano le civiltà, ponendole tutte sullo stesso piano, con pari dignità. L’umanesimo “classico” considera la civiltà greca e latina l’esempio più alto di civiltà conosciuto sino ad ora dall’uomo;
2. Nel documento del MIM del Primo ciclo si sostiene che il latino sia una lingua eminentemente “logica” e che educherebbe al ragionamento più e meglio di altre lingue o di altre discipline, mentre è semplicemente una lingua che educa, come altre, all’esercizio e alla logica. Non è tanto il latino in sé quanto l’esercizio di analisi ad avere una funzione utile per lo studente. Si potrebbe, inoltre, obiettare: 33 ore annuali di latino possono davvero migliorare le competenze linguistiche e logiche delle nostre alunne e dei nostri alunni di 12 e 13 anni?
3. Occorre anche difendere il carattere unitario della scuola dell’obbligo, propria di una moderna democrazia. Occorre evitare di correre il rischio di distinguere tra un’istruzione d’élite e una “inferiore”, che pregiudicherebbe o predeterminerebbe il prosieguo degli studi superiori e universitari per una parte delle alunne e degli alunni. Invece, proponendo il “LEL” come “opzionale e curriculare”, si rompe tale unità faticosamente raggiunta con la Legge 1859 del 1962, che istituiva la “Scuola media unica”. Occorre insomma evitare di far accrescere il divario tra studenti appartenenti a famiglie con ESCS medio-alto e studenti appartenenti a classi sociali svantaggiate e che potrebbero aspirare “solo” a studi tecnici o professionali e non pensare di continuare con gli studi universitari. Questi ultimi probabilmente eviteranno di scegliere il latino come disciplina opzionale, avendo problemi già in italiano.
A questo punto potrebbe risultare migliore la proposta della Legge 1859 del 1962, che attuava un insegnamento del latino per tutti nel secondo anno, opzionale nel terzo: la scelta del latino poteva avvenire non in via pregiudiziale ma dopo aver almeno avuto un primo approccio con la lingua. Nella Bozza delle “Indicazioni nazionali per i Licei”, a proposito della “Lingua e cultura latina”, si enfatizza opportunamente l’inquadramento storico dei fenomeni culturali e l’“interpretazione critica del mondo romano” (ad esempio, p. 8, Bozza del Liceo classico), che quindi non è visto come un esempio di “civiltà universale”. Si rifiuta l’inaccettabile idea della civiltà romana come “civiltà universale”, portatrice di valori eterni e sempre validi. Non vi è traccia alcuna del carattere “taumaturgico” del latino come lingua eminentemente “logica”, al contrario di quanto sostenuto per il “LEL”.
Inoltre, opportunamente si utilizza sistematicamente il “linguaggio esteso” per indicare “lo studente/ la studentessa”, l’“aiuto”, la “libertà” “del/della docente”, ma in contraddizione con quanto dichiarato nella “Premessa culturale e generale” (p. 14, n. 1, dove si giustifica l’uso del maschile “studenti” “per motivi di semplificazione del linguaggio”). Novità prevedibili sono le enfasi sulle nuove tecnologie e sulla IA, come sulle certificazioni linguistiche del latino. Sicuramente è superata la visione idealizzata ed eurocentrica presente nel “LEL”, che si avvicina piuttosto a documenti come la “Carta della Scuola” (1939) del ministro Bottai, e che si rivela non solo obsoleto ma non in linea con la Bozza delle Indicazioni dei Licei! Questo dimostra che il “LEL” così concepito andrebbe immediatamente modificato! Anche “Lingua e cultura greca” (pp. 12-14), come la “Premessa”, proprio perché redatta da altri esperti, non adotta il “linguaggio esteso”: ciò evidenzia uno dei limiti di queste e delle precedenti “Indicazioni nazionali” per la Scuola dell’Infanzia e delle Scuole del Primo ciclo, per le quali non è stato attuato un vero e proprio coordinamento, che uniformasse usus scribendi e impostazione. Si tratta, in sostanza, di documenti assemblati senza forse l’adeguata lettura e redazione unitaria, che produce anche un moltiplicarsi di metodi pedagogico-didattici, che parcellizzano e confondono, disuniscono più che rendere coerente il quadro. Ma questo è un problema generale della “Bozza” e non relativo all’insegnamento del latino e del greco.
Anche per “Lingua e cultura greca” non compare alcuna idea del carattere “universale” della civiltà classica. Il limite di questa parte della “Bozza” è l’elenco sistematico degli autori da studiare, che limita fortemente la libertà d’insegnamento e l’autonomia professionale nonché l’autonomia di ogni Istituzione scolastica nell’elaborazione del PTOF e del curricolo, come del resto si ribadisce opportunamente nella “Premessa” (pp. 26-27). Ad esempio, a proposito dello studio della lingua nel primo biennio saranno da privilegiare le letture da “Esopo, Lisia, Senofonte, Diodoro Siculo, Strabone, Plutarco, Pausania, Luciano, pseudo-Apollodoro, Longo, i Vangeli” (p. 12), mentre per il secondo biennio da “Platone, Senofonte, Eschine, Isocrate, Diodoro Siculo, Dionigi di Alicarnasso, Strabone, Dione di Prusa, Plutarco, Arriano, Pausania, Luciano, Flavio Filostrato”, nonché, per il quarto anno, da “Erodoto, Tucidide, Senofonte e Lisia, Isocrate, Demostene”. Meno prescrittivo l’elenco per il quinto anno (“ad es. [brani] di Platone, Polibio, Plutarco, Luciano”, p. 14). Prescrittivo appare lo studio della “Cultura” letteraria per l’ultimo anno, dove è proposto un elenco particolareggiato di autori e argomenti (p. 14). Inoltre, ipotizzare la traduzione integrale all’ultimo anno “di un dialogo di Platone e di una tragedia di età classica, nonché di una selezione di poesia ellenistica” sembra improponibile, corrispondente piuttosto ad un programma di esame universitario di Filologia classica! L’impressione è che tali proposte siano state vergate da eccellenti docenti universitari e filologi classici, che tuttavia da tempo non frequentano le nostre aule scolastiche.
In sintesi, per “Lingua e cultura latina”, nonostante le proposte di cambiamento avanzate, la “Bozza” appare in linea con i moderni studi classici, al contrario della sezione del “LEL” delle Indicazioni nazionali del Primo ciclo, mentre per la “Lingua e cultura greca” la “Bozza” appare troppo prescrittiva, come eccessive le richieste traduttive per l’ultimo anno, sostanzialmente inattuabili! La proposta è di ascoltare innanzitutto il mondo della scuola, se si vuole davvero fare l’interesse della Scuola! E noi speriamo che il MIM lo ascolti davvero!