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Non solo Sinner, come il tennis italiano si è preso tutto: la lezione di programmazione tra eventi, tv, allenamenti e ricavi

La conferma di un momento d'oro, per la Federazione in crescita, nella semifinale tutta italiana al Roland Garros. E senza il numero 1 al mondo. Le strategie e gli investimenti di un movimento. Non solo talento

News - di Antonio Lamorte

5 Giugno 2026 alle 15:47

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Jannik Sinner celebrates during 2024 Davis Cup Finals Group A match between Matteo Berrettini (Italy) and Botic van de Zandschulp (Netherlands) at the Unipol Arena, Bologna, Italy – September 15, 2024. Sport – Tennis. (Photo by Massimo Paolone/LaPresse)
Jannik Sinner celebrates during 2024 Davis Cup Finals Group A match between Matteo Berrettini (Italy) and Botic van de Zandschulp (Netherlands) at the Unipol Arena, Bologna, Italy – September 15, 2024. Sport – Tennis. (Photo by Massimo Paolone/LaPresse)

Almeno un italiano in finale del Roland Garros, uno dei quattro tornei del Grande Slam: e non è Jannik Sinner. E Andrea Vavassori e Sara Errani hanno già vinto per la seconda volta consecutiva il torneo del doppio misto a Parigi: il quarto del Grande Slam che vincono insieme, dopo gli ultimi due US Open. E se le vittorie sul campo non fossero abbastanza per certificare il momento d’oro del tennis italiano, a inizio anno è stato confermato il sorpasso storico da parte del tennis sul calcio – sport egemone da decenni in Italia – per ricavi. Appena pochi anni fa, in un’intervista a Il Corriere dello Sport, Paolo Bertolucci raccontava: “L’Italia ha riscoperto il tennis. Lo vedo quando faccio il pieno di carburante. Prima mi salutavano dicendomi soltanto: ‘Ciao e arrivederci’. Adesso mi chiedono di Sinner o di Musetti, se l’Italia potrà vincere la Coppa Davis o se avremo un numero 1 del mondo”.

E se il numero 1 al mondo è arrivato – ma poteva anche essere un’eccezione: il fenomeno che spunta più o meno dal nulla e sconvolge un Paese – si è arrivati anche alla sfida tra Matteo Arnaldi e Flavio Cobolli dopo il forfait di Matteo Berrettini – che nel secondo set della gara dei quarti contro Arnaldi ha accusato un dolore alla coscia e ha abbandonato la gara. Cobolli invece aveva battuto in quattro set il canadese Felix Auger-Aliassime. Sia per Arnaldi che per Cobolli è la prima volta in una semifinale di uno Slam: prima volta tutta italiana in una semifinale maschile in uno Slam. È un grandissimo risultato per il tennis italiano, considerato il ritiro del numero 1 al mondo Sinner e dell’assenza per infortunio di Lorenzo Musetti, altro grande interprete della generazione d’oro considerato tra i più forti sulla terra rossa.

“Il tennis sta vivendo il momento più importante della sua storia – ha detto il Presidente di Federtennis dal 2001 Angelo Binaghi, ex tennista, a Repubblica – ed è diventato un patrimonio sportivo nazionale, capace di coinvolgere milioni di persone ben oltre il pubblico abituale degli abbonati. I nostri straordinari ragazzi impegnati a Parigi rappresentano oggi anche un modello educativo per tanti giovani: per serietà, spirito di sacrificio, rispetto dell’avversario, cultura del lavoro e capacità di trasmettere valori positivi attraverso lo sport”. Oltre alle vittorie negli ultimi anni in Coppa Davis (il terzo successo consecutivo: l’ultimo senza Sinner) e in Billie Jean King Cup, gli Slam vinti da Sinner, i successi di Jasmine Paolini agli Internazionali BNL d’Italia in singolare e in doppio con Sara Errani con la quale ha vinto anche il Roland Garros, senza dimenticare la medaglia d’oro nel doppio femminile Errani-Paolini e quella di bronzo nel singolare maschile di Musetti alle Olimpiadi di Parigi del 2024, è anche negli eventi che il movimento è cresciuto e si è consolidato.

 

 

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Oggi oltre il 70% del fatturato complessivo della FITP deriva dall’organizzazione di grandi manifestazioni internazionali sul territorio nazionale. Nessun altro Paese al mondo offre tanti tornei quanto l’Italia: tra Internazionali – circa 900 milioni di impatto economico -, ATP Finals, Coppa Davis, le Next Gen ATP Finals, i tornei di Firenze e Napoli, i Challenger Tour, WTA Tout e WTA 125, gli ex Future di terza categoria Pro, i tornei juniores. Un percorso cominciato proprio all’inizio degli anni Duemila, con una Federazione in crisi e una programmazione che a poco a poco ha portato a crescere tutto l’ambiente. Proprio nel 2000 il tennis maschile era retrocesso in Coppa Davis.

Altro ruolo fondamentale è stato svolto tramite il Centro di Preparazione Olimpica di Tirrenia, un complesso di oltre 40 ettari in provincia di Pisa gestito dal CONI, dove oltre a supervisionare i 19 centri regionali si monitora la crescita tecnica e atletica e si gestiscono i calendari e il lavoro con gli allenatori privati per continuare a seguire gli agonisti in un’ottica di decentramento comunque attento. Altra idea è stata quella di invitare i tennisti più in basso nei ranking al centro per fare da sparring partner agli juniores: così il livello tecnico e atletico si è mediamente alzato. Altre riforme hanno riguardato la formazione degli aspiranti maestri, il percorso giovanile, l’aumento di centri intermedi tra CAP provinciali dagli 8 ai 10 anni, i CPA dagli 11 ai 15 e i CTP per gli oer 17. E soltanto alla fine a Tirrenia. Last but not least, altre due strategiche iniziative: la fondazione della piattaforma gratis 24h Super Tennis TV nel 2008 e il progetto “Campi Veloci” partito nel 2010 per aumentare i campi duri – sulle cui superfici si determina la quasi totalità dei punti ATP e WTA, la maggior parte dei tornei si gioca sul duro.

 

 

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Ben oltre l’effetto Sinner che ha portato anche un consistente aumento di iscrizioni e circoli insomma: sono risultati ed eventi ad alti livelli che restituiscono la dimensione di un movimento che non è cresciuto sul solo talento dei suoi interpreti ma anche sulla scorta di una strategia. Era dagli anni ’70 che l’Italia del tennis non viveva un momento simile: secondo molti una tendenza innescata dai successi del femminile, con le vittorie negli Slam di Francesca Schiavone e Flavia Pennetta. Altro spartiacque è stata la finale di Wimbledon giocata da Berrettini contro Novak Djokovic nel 2021. “È il risultato di una visione di lungo periodo che ha trasformato il tennis italiano in un sistema sportivo ed economico maturo, capace di coniugare risultati agonistici, sostenibilità finanziaria e capacità organizzativa”, esulta, e ci mancherebbe, sul suo sito la Federtennis. Oggi in Italia sono circa 6,2 milioni i praticanti e 1,2 milioni i tesserati, con una rete di circoli che FITP descrive in costante crescita. Grazie agli incentivi della Federazione, in cinque anni sono stati costruiti 450 campi veloci.

E se non bastassero i celebrati e vistosi successi sul campo, come si citava in apertura, a chiarire la situazione anche il sorpasso storico da parte della Federazione Italiana Tennis e Padel ai danni della Federazione Italiana Gioco Calcio per valore della produzione che è stato registrato nel 2025. Secondo le analisi de Il Sole 24 Ore, i ricavi hanno superato i 230 milioni di euro: è la federazione dal valore più elevato di tutte. Binaghi, dalle colonne di Repubblica, aveva lanciato un appello a Eurosport: che la semifinale tra italiani al Roland Garros venisse trasmessa in chiaro. Come Sinner si è trasformato in pochi anni nella nuova Nazionale, così il sogno proibito del tennis è quello di prendere il posto del calcio in Italia: con questi risultati, perché non si dovrebbe sognare.

 

 

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5 Giugno 2026

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