L'assemblea di Confindustria all'Eur

Confindustria e Meloni scaricano sull’Europa le colpe del disastro sull’economia: è il fallimento delle classi dirigenti

L’assemblea di Confindustria ammette il disastro ma scarica le colpe sull’Europa. Orsini chiede 20 miliardi. Meloni risponde: non ce l’ho

Politica - di Piero Sansonetti

27 Maggio 2026 alle 07:00

Condividi l'articolo

Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

In questi quattro anni il governo non ha fatto assolutamente nulla per dare impulso all’economia e alla società italiana. Il risultato è evidente: siamo diventati la peggiore economia europea e la situazione dei rapporti sociali è molto peggiorata. È aumentata la povertà, è decaduto il welfare, è crollato il sistema sanitario. I salari si sono inabissati. Negli stessi anni il mondo dell’impresa, quello rappresentato da Confindustria, ha dato pessima prova di sé. Non ha mostrato capacità imprenditoriali, non ha avuto visione, non ha prospettato vie di sviluppo. È stata l’immagine evidente del decadimento della borghesia italiana. Diciamo pure: due fallimenti.

Ieri i rappresentanti di questi due fallimenti, governo e Confindustria, si sono incontrati nella tradizionale assemblea annuale degli industriali, all’Eur, nella visionaria nuvola di Fuksas, e si sono consolati e discolpati a vicenda. In quella sala si respirava l’aria del fallimento delle classi dirigenti italiane. E dobbiamo dire che né il presidente di Confindustria Orsini e neppure la premier Meloni hanno avuto la spavalderia di negarlo questo fallimento. Però hanno cercato una giustificazione e l’hanno trovata nelle politiche sbagliate decise in questi anni dall’Europa. In particolare se la sono presa con le politiche ambientaliste, volte a salvare il pianeta nei prossimi trenta, o quaranta o cento anni, ma che non producono vantaggi immediati per chi fa impresa. Confindustria e governo sono convinti che i problemi dell’umanità, e dell’Italia, non siano “quale futuro” ma siano tutti concentrati nel presente immediato. E perciò hanno trovato nei presunti errori dell’Europa il motivo vero della crisi italiana. Nessuno di loro però si è chiesto come mai tutti gli altri paesi europei – tutti – hanno avuto una crescita superiore a quella italiana e come mai un paese come la Spagna, forse il più simile all’Italia, ha avuto una crescita tripla rispetto alla nostra.

Orsini per la verità ha elencato dei punti di debolezza del sistema. Per esempio i salari bassi. Però ha anche detto che non è il mondo dell’impresa che può pagare per un miglioramento dei salari, perché questo comporterebbe la riduzione dei profitti e ciò non è compatibile con la sua strategia economica. Anche se i dati dicono che in questi anni i salari sono scesi ma i profitti e soprattutto le rendite sono molto aumentati.
E allora Orsini ha chiesto a Giorgia Meloni di mettere a disposizione 20 miliardi, da usare in parte per migliorare il funzionamento della scuola e della sanità e in parte per foraggiare l’impresa. Qual è l’obiettivo? Orsini ha detto che l’Italia decollerà solo se le industrie di media grandezza riusciranno a diventare grandi industrie, e quelle di piccola grandezza riusciranno a diventare industrie medie. In che modo? Orsini ha detto che per fare questo il governo deve investire, e soprattutto deve realizzare una politica energetica che esca dal mercato e rientri totalmente nelle scelte statali. In pratica Confindustria propone che il mercato sia ridotto. resti a disposizione del capitale ma sia eliminato al momento delle scelte che possono favorire il capitale. È la vecchia idea: privatizzare i profitti e statalizzare le perdite. Meloni non ha risposto, ha sorriso, ha dato ragione a Orsini. Non ha risposto evidentemente sui 20 miliardi che chiedeva Confindustria. Del resto che risposta poteva dare? Ve li concederei volentieri, ma proprio non ce l’ho.

27 Maggio 2026

Condividi l'articolo

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE