80 ° anniversario della Repubblica
Gli 80 anni della Repubblica: ora dobbiamo fare i repubblicani…
Dove sono i repubblicani? A voi sembra che prevalgano nella società, e soprattutto nel ceto politico, idee liberali? O idee egualitarie? O difesa dei diritti e dello stato di diritto? A me non pare
Politica - di Piero Sansonetti
Oggi la Repubblica compie 80 anni. Per la verità li compie tra una decina di giorni, essendo nata il 12 giugno del 1946, quando furono proclamati ufficialmente i risultati del referendum popolare che sancì la fine della monarchia italiana. Però il 2 giugno è la data nella quale gli italiani andarono alle urne, e per la prima volta nella storia del paese fu una consultazione a suffragio universale a decidere se chiudere o no l’esperienza monarchica. Dico suffragio universale perché votarono le donne che non avevano mai votato prima. Più di 13 milioni di donne insieme a 12 milioni di maschi. Il risultato delle urne fu abbastanza chiaro ma certo non si trattò di un voto plebiscitario. Dodici milioni per la repubblica, dieci milioni per mantenere in carica il re. Il quale re, appena conosciuti i risultati, prima ancora della proclamazione ufficiale, prese un aereo e volò in Portogallo, dove restò in esilio per tutta la vita.
Nel 1961, quando nacque il regno di Italia, si dice che Massimo D’Azeglio pronunciò una frase restata celebre: “Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”. A me sembra una frase intelligente. E mi pare che possiamo ripeterla. La Repubblica non solo l’abbiamo fatta ma l’abbiamo vissuta per ottanta anni. Però ho l’impressione che i repubblicani oggi siano pochi e non rappresentino lo spirito pubblico del paese. La Repubblica italiana non è nata per un normale ammodernamento delle istituzioni. È nata per un trauma provocato non solo dalla guerra che travolse più di metà del mondo, ma anche dalla stretta reazionaria che bloccò la crescita civile del paese tra il 1922 e il 1945. Per essere più chiari, la repubblica nacque come risposta al fascismo e al carico reazionario che il fascismo portava con sé: illiberalità, autoritarismo, repressione, razzismo, classismo.
In quel 2 giugno del 1946 gli italiani, oltre a scegliere la repubblica, scelsero anche le persone che avrebbero composto l’Assemblea Costituente e avrebbero scritto la Costituzione. Le anime dell’assemblea costituente erano tre o forse quattro. I cattolici della Dc, i socialcomunisti di Nenni e Togliatti, i liberali con le loro varie correnti. Poi c’erano gli azionisti, con scarsissimo seguito elettorale ma con fortissime idee, che potevano essere considerati liberali, ma erano anche socialisti e avevano persino sfumature di estrema sinistra. Questi grandi filoni di cultura politica, che potremmo anche definire ideologie, trovarono alcuni principi fortissimi che li unirono. L’amore per la libertà (fortificato dal fatto che molti di loro avevano trascorso diversi anni in prigione durante il fascismo), lo stato di diritto (che era stato demolito dai fascisti), e la ricerca di forme avanzate di uguaglianza, fondate sui diritti politici e civili ma anche una struttura robusta dello stato sociale. La Costituzione nacque dal compromesso tra le idee socialiste e anche marxiste e quelle liberali di Einaudi, e questo compromesso, poi, nei fatti, fu affidato alla saggezza e alla potenza del partito e dell’ideologia cattolica protetta dal Vaticano.
Quella era la repubblica, e chi si identificava in quella Costituzione erano i repubblicani. Oggi? Dove sono i repubblicani? A voi sembra che prevalgano nella società, e soprattutto nel ceto politico, idee liberali? O idee egualitarie? O difesa dei diritti e dello stato di diritto? A me non pare. La classe dirigente al potere è radunata attorno a un partito di maggioranza che è figlio del vecchio Movimento sociale di Almirante nato a sua volta dalle ceneri del partito fascista. Le idee di fondo attorno alle quali la maggioranza di governo si è unita sono quelle della difesa della sicurezza a scapito della libertà, della lotta xenofoba allo straniero, dell’anti islamismo, della difesa dei ceti più forti e della punizione dei poveri. Dove è finito lo spirito repubblicano? Francamente non lo vedo. E l’idea che, come tutti gli anni, la festa della Repubblica sia celebrata con una orrenda e volgarissima sfilata militare, mi mette una gran tristezza se penso a Calamandrei, a Terracini, a Dossetti, a Foa e a Nenni. Ma anche a Einaudi e a Saragat.