L'intervista e il post

Chi mette in vendita o nella spazzatura i libri di Erri De Luca: il caso dello scrittore sionista, negazionista del genocidio a Gaza

Il giornale israeliano descriveva la sua visita come "un atto di allineamento morale contro i venti dominanti". Lo scrittore: "Non è mia intenzione offendere la sensibilità di chi sostiene la causa palestinese che naturalmente condivido"

Cultura - di Redazione Web

27 Maggio 2026 alle 12:16

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Foto LaPresse – Andrea Panegrossi 02/02/2017-Roma, Italia Cronaca Pasto sospeso per i migranti con chef Rubio ed Erry De Luca Photo LaPresse – Andrea Panegrossi 02/02/2017 Rome, Italy Chronical Meal suspended for migrants with chefs Rubio and Erri De Luca
Foto LaPresse – Andrea Panegrossi 02/02/2017-Roma, Italia Cronaca Pasto sospeso per i migranti con chef Rubio ed Erry De Luca Photo LaPresse – Andrea Panegrossi 02/02/2017 Rome, Italy Chronical Meal suspended for migrants with chefs Rubio and Erri De Luca

A poco sono servite le spiegazioni: un post in cui Erri De Luca articolava le risposte date in un’intervista a un quotidiano israeliano in cui si proclamava sionista e in cui giudicava inappropriata l’accusa di genocidio allo Stato Ebraico per le operazioni militari nella Striscia di Gaza. “Gli insulti della cricca letteraria non mi toccano. Sono volontariamente isolato dal mondo culturale italiano da un quarto di secolo”. Alcuni hanno preso a ostracizzare anche l’opera dello scrittore: a mettere in vendita le opere di De Luca o a buttarle via.

A far scoppiare il caso il quotidiano Il Foglio, che nella sua edizione di lunedì scorso aveva pubblicato un’intervista dello scrittore al giornale israeliano Israel Hayom. “L’arrivo di Erri De Luca la prossima settimana all’International Writers Festival di Mishkenot Sha’ananim a Gerusalemme, con il sostegno della Jerusalem Foundation, non è una tappa del tour promozionale di uno scrittore internazionale. È un atto di allineamento morale contro i venti dominanti”. L’incontro si chiamerà: From Naples to Jerusalem.

“In Italia, e in gran parte dell’occidente oggi, sionista è una maledizione” dice a Israel Hayom. “Un insulto che ti lanciano per segnare i confini di ciò che è inaccettabile. Per me il sionismo è il riconoscimento più semplice e basilare del diritto degli ebrei a una patria nazionale, a una difesa esistenziale e necessaria. Chiunque riconosca il diritto di Israele a esistere qui, chiunque veda due entità vivere fianco a fianco, è già sionista per questo fatto stesso. In Europa ci sono molte persone che la pensano così ma hanno paura della loro stessa ombra. Non sanno di essere sionisti. Io lo dico ad alta voce, e non mi importa del prezzo”.

 


Fuori luogo, per lo scrittore, la parola genocidio per le operazioni militari nella Striscia di Gaza. “So benissimo cosa sia un genocidio, e applicarlo alla guerra di Gaza è una distorsione storica e verbale. Ciò che è accaduto a Gaza è una guerra brutale e moderna, in cui il numero di vittime civili è enorme e terribile perché quando si combatte in uno spazio urbano denso, tra scuole e ospedali, la popolazione paga sempre il prezzo più alto. Lo abbiamo visto a Mosul, a Raqqa e a Mariupol. È l’effetto inevitabile del combattere un nemico che si trincera tra i propri civili. È terribile, ma non è genocidio”. La stessa tesi degli scudi umani utilizzata da governo ed esercito israeliani per giustificare i bombardamenti anche su strutture civili. “Se l’obiettivo dell’esercito fosse lo sterminio di un popolo, aveva un bersaglio perfettamente immobile, dato che l’intera popolazione era concentrata dentro la città. Il fatto che Israele abbia ripetutamente spostato la popolazione civile, da nord a sud e da sud a nord, per allontanarla dalle zone di combattimento attivo, rende questa accusa vuota. Non si basa su fatti o osservazioni, ma su un chiaro desiderio di insultare Israele e di ferirne la legittimità”.


Quelle parole hanno fatto il giro dei media e dei social in Italia, il profilo social dello scrittore è stato preso d’assalto dai commenti di gente incredula e feroce, anche sotto post che con la guerra nella Striscia di Gaza non c’entravano. E lo scrittore infine ha pubblicato un nuovo post: “Ritorno su una parola infelice. Oggi sionismo coincide con il governo della peggiore destra israeliana. Ho voluto recuperare il senso originale del termine. Sionista è chi riconosce lo Stato di Israele. Chi crede che la soluzione del conflitto consista in due Stati, uno palestinese e uno israeliano, è per me sionista. Chi sostiene l’eliminazione d’Israele dalla carta geografica è antisionista. Questa posizione è anche quella di Hamas, ma non quella dell’OLP, che rappresenta parte del popolo palestinese”.

“Gli accordi di Oslo del 1993 tra Arafat e Rabin hanno prodotto il riconoscimento dello Stato d’Israele da parte dell’OLP. Questa evidenza e la constatazione che chi crede in due Stati è sionista sono state ricevute come una grave provocazione. Non è mia intenzione offendere la sensibilità di chi sostiene la causa palestinese che naturalmente condivido. È accaduto e me ne dispiace. Dalla distanza dell’età raggiunta vedo possibile e obbligatoria la soluzione a due Stati. Uno palestinese, senza la dittatura di Hamas, finalmente libero di indire elezioni e di scegliere i propri rappresentanti. L’altro israeliano, libero dal governo degli estremisti e dal loro programma di esproprio e annessione di terre palestinesi”.

 


“Il dolore e l’oppressione del popolo palestinese saranno medicati solo dal risarcimento di un suo Stato libero. Visto il surriscaldamento dei commenti, non credo di raffreddarli. Ma devo questa pagina a chi mi ha stimato e mi ha voluto bene. Non ho altro da aggiungere e non rispondo a commenti”. Non si sono ovviamente fermati i commenti tra i lettori delusi ed esponenti più o meno autorevoli di media e social che hanno detto la loro, espresso la propria opinione. Non è mancato, tra tutti questi, chi ha espresso l’intenzione di vendere o di liberarsi una volta per tutte dei libri dello scrittore.

27 Maggio 2026

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