L'anniversario
Perché tutto il mondo celebra i 100 anni di Miles Davis: mito del jazz, genio della musica del Novecento
Tutte le rivoluzioni del trombettista che ha dettato, tracciato, segnato, travalicato i confini del suo genere. Era nato il 26 maggio 1926 in Illinois
Cultura - di Antonio Lamorte
Avrebbe compiuto 100 anni domani il trombettista e compositore tra i più geniali innovatori della musica del ‘900, uno di quelli celebrati come una leggenda, un’icona mentre era ancora in vita, capace di intuire in più occasioni prima di tutti quale direzione stava prendendo la musica e quale poteva prendere il jazz all’interno del panorama. Miles Davis fu in grado di dettare canoni, di anticipare nello stile e nel suono, di rinnovarsi in un cambiamento continuo a volte neanche compreso subito da critica e pubblico se non anni dopo, quando quel futuro che lui aveva preconizzato era diventato attuale. E lui era già altrove.
A differenza di molti colleghi illustri, Davis non arrivava dalle classi disagiate. La sua famiglia, dell’Illinois, apparteneva alla borghesia afroamericana. Dentista il padre, insegnante di musica la madre. Era nato il 26 maggio del 1926 ad Alton e aveva cominciato nei locali della 52esima strada a New York: erano i tempi del be bop, dei suoi idoli Charlie Parker e Dizzy Gillespie. Frequentava i corsi della prestigiosa Juillard School che però lasciò per suonare il più possibile, entrare nella nuova scena. Cercò fino a incontrare Parker e Gillespie che lo accolsero e lo accompagnarono per quella sua prima fase della carriera, in alcune fasi praticamente lo adottarono.
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A 22 anni la prima rivoluzione, nel 1957, quando partorì Birth of Cool che inaugurò l’era del post Bop. Fu anche la sua prima collaborazione con il compositore, arrangiatore e direttore d’orchestra Gil Evans. Insieme fondarono la cosiddetta Tuba Band. Non fu estraneo agli eccessi il genio, scivolato nella dipendenza di eroina che lo portò più volte lontano dalle scene e a incidere delle registrazioni che lasciarono anche in quel caso tracce di nuove idee e intuizioni. A Parigi in tournée venne da subito celebrato, visse un’intensa storia d’amore con Juliette Greco.
Il primo grande quintetto con John Coltrane, Red Garland, Paul Chambers e Philly Joe Jones, l’apice nel 1959 con l’incisione di Kind of Blue, insuperato capolavoro ispirato alla musica modale in grado di superare l’ambiente del jazz. Appena qualche sketch, degli accordi segnati su un foglio di carta il punto di partenza di un disco in grado di segnare un passaggio dei tempi, una nuova età della musica jazz. Non una novità, questa dell’improvvisazione, della poca programmazione: come aneddoti raccontano anche per A Tribute to Jack Johnson e In A Silent Way.

Il secondo grande quintetto, dopo la dolorosa separazione dall’altro genio Coltrane, con Wayne Shorter, Herbie Hancock e Ron Carter e Tony Williams. Con questa formazione Davis incontrerà le altre correnti del periodo, il free jazz e Jimi Hendrix e Sly Stone. Intraprese un percorso di elettrificazione. Sia Keith Jarrett che Chick Corea suoneranno il piano elettrico, con In a Silent Way e Bitches Brew segnò altre pietre miliari che raggiungono e sfuggono continuamente a definizioni come jazz rock e fusion. Bitches Brew in particolare, album del 1970, è considerato ancora oggi uno dei primi esempi di disco fusion. Vendette mezzo milione di copie e inaugurò una nuova fase per la musica jazz.
Un percorso che continuerà in A tribute to Jack Johnson e che culminerà in Get up with it e On the Corner, una fase che lo rese molto conosciuto e apprezzato anche presso gli appassionati del rock che nel decennio precedente aveva praticamente soppiantato il jazz. All’Isola di Whight venne accolto come una rockstar. Alla fine degli anni ’70 una nuova crisi, la dipendenza dall’eroina, un fisico tormentato dagli acciacchi, dal diabete, lo costrinsero in casa per lungo tempo. Avrebbe ricominciato a suonare in pubblico soltanto nel 1981, a ripartire per un tour con i musicisti con i quali ha inciso The Man With The Horn. Sempre con quel suo stile nuovo per il jazz, spesso spalle al pubblico, a improvvisare e a dettare la musica come un direttore d’orchestra.

In You’re under arrest del 1985 erano molti i riferimenti alle violenze della polizia sugli afroamericani oltre a tre cover che gli restituirono grande notorietà: Time after time di Cindy Lauper, Human Nature di Michael Jackson e Somenthing’s on your mind dei D Train. Tutu, del 1986, dedicato al vescovo sudafricano Desmond Tutu, fu forse l’album migliore di quel decennio. Davis sarebbe morto il 28 settembre 1991 al St. John’s Hospital and Health Center di Santa Monica, in California, per le conseguenze di un attacco di cuore, di una polmonite e di un’insufficienza respiratoria. È seppellito al Woodlawn Cemetery, nel Bronx, a New York.