Aveva 95 anni

È morto Sonny Rollins, il “miglior improvvisatore”: addio al sassofonista leggenda del jazz

Oltre 60 dischi registrati. In una carriera lunghissima, aveva recuperato la tradizione bebop di Charlie Parker e quella della musica afroamericana. L'appello per intitolargli il ponte di Williamsburg a NY dove improvvisava anche fino a 15 ore al giorno

Cultura - di Antonio Lamorte

26 Maggio 2026 alle 11:00

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FILE – Sonny Rollins performs during a concert in Tokyo, Oct. 4, 2010. (AP Photo/Junji Kurokawa, File) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain
FILE – Sonny Rollins performs during a concert in Tokyo, Oct. 4, 2010. (AP Photo/Junji Kurokawa, File) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Proprio mentre si festeggia in tutto il mondo quello che oggi sarebbe stato il 100esimo compleanno di Miles Davis, se ne va un altro gigante della musica jazz. Sonny Rollins era l’ultimo grandissimo rappresentante del bebop, mostro sacro di quel momento di fantastici improvvisatori tra gli anni ’50 e ’60. Ma era stato anche altro, molto altro, innovatore e fantastico musicista dal vivo fino all’inizio degli anni 2000. Aveva 95 anni ed è morto a Woodstock, nello Stato di New York. Era diventato nell’ambiente il “miglior improvvisatore vivente”.

Era nato ad Harlem, New York, nel settembre del 1930, all’anagrafe Walter Theodore Rollins, figlio di una coppia originaria delle Isole Vergini americane. Famiglia di musicisti: il padre suonava il clarinetto, il fratello il violino e la sorella il pianoforte. Anche lui aveva cominciato con il pianoforte prima di restare affascinato, a soli 11 anni dal sassofono. Scelse in un primo momento l’alto, successivamente il tenore come il suo idolo Coleman Hawkins. Era ancora giovanissimo quando cominciò registrare con Bud Powell e Miles Davis, prima di entrare nella formazione di Thelonious Monk, con il quale registrò Brilliant Corners. Con John Coltrane registrò Tenor Madness: fu questi a contendergli lo scettro di sassofonista più influente e popolare della musica jazz.

Del 1956 Saxophone Colossus, album fondamentale per l’hard bop nel quale, con lo standard St. Thomas, omaggiava le origini dei suoi genitori ispirandosi al calypso. In Way Out West e A Night at the Village sperimentò la formula con il trio senza pianoforte, nel 1959 si ritirò momentaneamente dalle scene passando anche 14 o 15 ore al giorno a improvvisare sulla passerella pedonale del ponte di Williamsburg, a New York. Così nacque il disco The Bridge del 1962. Gli anni ’60 furono quelli del free jazz, delle contaminazioni con la cultura asiatica, la scoperta del buddismo zen e un nuovo ritiro fino agli anni ’70.

Quando tornò, ottenne una borsa di studio Guggenheim e cominciò a esibirsi nelle grandi sale da concerto. Aveva assunto lo status di leggenda vivente, di icona con la sua acconciatura afro e gli occhiali da sole. Registrò anche tre assoli nell’album Tatoo dei Rolling Stones. Ha inciso oltre 60 album, è stato premiato con due Grammy per This is Waht I Do nel 2001 e per l’assolo in Why Was I Born? dal disco dal vivo Without a Song: The 9/11 Concert. Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama gli aveva consegnato la National Humanities Medal. Rollins, in una carriera lunghissima, aveva recuperato la tradizione bebop di Charlie Parker e Dizzy Gillespie e quella della musica afroamericana tra blues e gospel.

Aveva sposato Lucille nel 1965, diventata sua manager, morta nel 2004. Anche Rollins, come molti artisti di quegli anni, soffrì a causa dell’abuso e della dipendenza da eroina che a inizio anni Cinquanta quasi compromise la sua carriera, con una drammatica battuta d’arresto. Fu anche arrestato, due volte, per rapina a mano armata e violazione della libertà vigilata. Si disintossicò in una struttura sanitaria a Lexington, nel Kentucky.

La sua portavoce Terri Hinte, nel dare l’annuncio del decesso, ha fatto sapere che Rollins era da tempo costretto a restare in casa a causa di una fibrosi polmonare. Aveva tenuto l’ultimo concerto nel 2012 – tra gli ultimi al popolare festival italiano Umbria Jazz – e smesso di suonare nel 2014. Per quella sua fase di improvvisazione libera e ossessiva all’aria aperta a New York, impressa anche nel personaggio “Gengive Sanguinanti” dei Simpson, negli anni un movimento ha chiesto che il ponte di Williamsburg gli venisse intitolato.

26 Maggio 2026

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