La prescrizione salva Altman
OpenAI, Musk perde la causa contro Sam Altman nel “processo del secolo” sull’intelligenza artificiale
Il “processo del secolo” sull’IA, o meglio su OpenAI, società nota in tutto il mondo per aver lanciato ChatGpt, finisce con una bruciante sconfitta per Elon Musk.
L’imprenditore di origini sudafricane, che grazie a Tesla e SpaceX è da anni la persona più ricca del mondo, aveva trascinato in tribunale in California OpenAI e il suo CEO Sam Altman con l’accusa di aver approfittato dei suoi sostanziosi investimenti iniziali salvo poi non mantenere promessa di gestire la società come una non profit legandosi ad un altro gigante de settore tech come Microsoft.
Lunedì 18 maggio però il tribunale di Oakland, in California, ha giudicato Altman non colpevole. La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha accolto la decisione unanime dei nove giurati, secondo i quali le accuse mosse da Musk erano prescritte: la causa, in sostanza, è stata presentata troppo tardi.
Musk avrebbe dovuto denunciare il CEO di OpenAI entro i tre anni successivi dal momento in cui è venuto a sapere dei comportamenti a suo avviso fraudolenti: i legali di Atman sono stati in grado di dimostrare che Musk era a conoscenza di questi comportamenti almeno dal gennaio 2021, ma si è rivolto in tribunale solamente nell’agosto del 2024. Da qui la prescrizione delle accuse, con la giuria che di fatto non ha discuso la causa nel merito pronunciandosi solo sulla base di motivi “tecnici”, e il rigetto dunque della richiesta di risarcimento da 134 miliardi di dollari nei confronti di OpenAI e Microsoft, oggi suo principale investitore. Musk ha già annunciato la volontà di presentare ricorso.
La “genesi” della causa arriva da un rapporto, quello tra Musk e Altman, che da amicizia sulla base di comuni valori è diventato di odio smisurato. Musk era stato co-fondatore di OpenAI nel 2015, investendo pesantemente sulla società nell’ottica di una mission quasi utopica relativa allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, non a caso legando il tutto a finalità non profit della stessa azienda. Un quadro che cambierà nel corso degli anni, con OpenAI e Altman che si legano a Microsoft e soprattutto puntano a logiche commerciali: da qui la causa intentata contro Atlman e Greg Brockman, presidente di OpenAI.
Dietro la rottura dei rapporti c’è anche altro, come la mossa fallita di Musk nel 2018 di fondere OpenAI con Tesla, la sua azienda di automobili elettriche, per renderla competitiva nei confronti di Google, che si era lanciata a sua volta nel mondo dell’intelligenza artificiale. Altman rifiutò il progetto per salvaguardare l’autonomia della società, abbandonata da Musk che interruppe anche i finanziamenti, in parte spingendo OpenAI tra le braccia di Microsoft.
Per OpenAI la “vittoria” in tribunale consente di guardare con maggiore serenità al futuro, in particolare all’attesa quotazione in Borsa che sarà la più imponente di tutta la storia del capitalismo statunitense e non solo, che potrebbe arrivare ad oltre 1700 miliardi di dollari.