Ebola in Africa, il ceppo Bundubugyo spaventa RDC e Uganda: Oms dichiara emergenza internazionale

Già due epidemie tra 2007 e 2012, tasso di mortalità tra il 30 e il 50%. "Per la popolazione generale dell'UE/SEE, la probabilità di contagio è molto bassa". L'incubazione e i sintomi

Esteri - di Redazione Web

19 Maggio 2026 alle 17:27

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Aid workers set up an Ebola treatment center in Bunia, Congo, Tuesday, May 19, 2026. (AP Photo/Dirole Lotsima Dieudonne) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain
Aid workers set up an Ebola treatment center in Bunia, Congo, Tuesday, May 19, 2026. (AP Photo/Dirole Lotsima Dieudonne) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Almeno 131 i casi di ebola nella Repubblica Democratica del Congo, oltre 513 i casi sospetti secondo i dati delle autorità locali citati da BBC. Stando ai Centri Statunitensi per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, altri due casi e una vittima sarebbero stati registrati in Uganda. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la nuova epidemia del ceppo di Ebola causata dal virus Bundibugyo è un’emergenza internazionale (PHEIC). Convocato oggi il comitato di emergenza, come riferito all’Afp Africa da un portavoce dell’Organizzazione. Per 30 giorni gli Stati Uniti hanno sospeso gli ingressi di cittadini stranieri che nei precedenti 21 giorni sono stati nelle aree colpite: RDC, Uganda e Sud Sudan.

L’Organizzazione è stata allertata il 5 maggio per un’epidemia ad alta mortalità: vittime operatori sanitari nella zona di Mogbwalu, provincia di Ituri, in RDC. Otto campioni il 14 maggio hanno confermato la variante Bundibugyo e il ministero della Salute dell’Uganda ha confermato un focolaio dopo l’identificazione di un caso importato dalla RDC. La definizione PHEIC implica una situazione “seria, improvvisa, inusuale o inattesa” che abbia “implicazioni per la salute pubblica al di là dei confini dello stato affetto” e che “richieda immediata azione internazionale”.

L’infezione umana della malattia da virus Bundibugyo (BVD), una delle specie di Orthoebolavirus, è una zoonosi della quale sono sospettati i pipistrelli della frutta come serbatoio naturale e per l’infezione umana il contatto ravvicinato con sangue o secrezioni di animali selvatici infetti. Si trasmette da persona a persona tramite contatto diretto con il sangue, le secrezioni, gli organi o altri fluidi corporei di individui infetti o con superfici contaminate. Incubazione: da 2 a 21 giorni. Sintomi non specifici: febbre, affaticamento, dolori muscolari, mal di testa e mal di gola che possono progredire in disturbi gastrointestinali, disfunzioni d’organo e manifestazioni emorragiche.

“In base alle informazioni disponibili e alle attuali incertezze, la probabilità di contagio per i residenti dell’UE/SEE o per i viaggiatori diretti nella provincia dell’Ituri è considerata bassa. Per la popolazione generale dell’UE/SEE, la probabilità di contagio è molto bassa a causa della limitata possibilità di importazione e successiva trasmissione in Europa”. Altre due epidemie da BVD sono state registrate in Uganda e in RDC nel 2007 e nel 2012, tasso di mortalità tra 30% e 50%.

Si è detto “profondamente preoccupato per la portata e la velocità dell’epidemia tra RDC E Uganda anche il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ha parlato di “un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale” e dichiarato di non aver convocato una riunione di emergenza “a cuor leggero” ma “in conformità con l’articolo 12 del Regolamento sanitario internazionale, dopo aver consultato i ministri della Sanità di entrambi i Paesi”.

I 30 casi confermati in Repubblica Democratica del Congo sono provenienti dalla provincia nord-orientale Ituri, i due confermati in Uganda dalla capitale Kampala. Positivo anche un cittadino statunitense, trasferito in Germania. Secondo un portavoce del governo di Kinshasa, i casi in RDC sarebbero segnalati invece in un’area più ampia tra Ituri, Butembo nel Nord Kivu e Goma. Il governo comunque rassicura la popolazione, squadre di intervento stanno lavorando per rintracciare e indagare sui casi sospetti di infezione. Invita a non scadere nel panico.

“In considerazione delle incertezze sulla grandezza e diffusione geografica di questo evento, della potenziale gravità dell’infezione e della mancanza di terapie o vaccini specifici approvati, nel principio di massima cautela, si ritiene necessario applicare le misure di vigilanza verso il personale di organizzazioni governative, non governative, e cooperanti, impiegati nel Paese interessato, provenienti da tutti i territori della RDC e Uganda”.

Anne Ancia, rappresentante dell’Oms in RDC, ha dichiarato che si stanno valutando “quali vaccini o trattamenti potenziali siano disponibili e se qualcuno di questi possa essere utilizzato in questa epidemia. Il Gruppo consultivo tecnico dell’Oms si riunirà oggi per fornire ulteriori raccomandazioni su quali potenziali vaccini dovrebbero essere prioritari”. A differenza della malattia da virus Ebola, non esiste però un vaccino autorizzato e non sono disponibili terapie specifiche contro il virus Bundibugyo. Inviate intanto 12 tonnellate di rifornimenti, inclusi dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari in prima linea. Si stanno allestendo centri di trattamento in collaborazione con ong come Alima e Medici Senza Frontiere.

19 Maggio 2026

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