Chi è l'uomo della tentata strage
Salim El Koudri e l’attacco di Modena: il disturbo schizoide, la solitudine, le mail contro i “cristiani bastardi” all’Università
Solitario, taciturno, con problemi psichiatrici che lo avevano portato dal 2022 al 2024 ad essere in cura presso un centro di salute mentale a Castelfranco Emilia per un disturbo schizoide della personalità, ma non legato a gruppi terroristici islamici o segnalato come “radicalizzato”.
È questo il profilo che sembra emergere di Salim El Koudri, il 31enne nato a Seriate (Bergamo) ma residente a Ravarino, a circa 20 chilometri da Modena, che sabato pomeriggio intorno alle 16:30 a bordo della sua Citroen C3 ha investito a gran velocità diverse persone in bici e a piedi in via Emilia, nel cuore di Modena. Dopo lo schianto El Koudri ha poi provato a scappare ma è stato inseguito da alcuni passanti che lo hanno bloccato: uno di loro, Luca Signorelli, è stato ferito leggermente con una coltellata alla testa. Il bilancio dell’attacco è di otto persone ferite, di cui quattro in condizioni gravi: in particolare due donne di 55 e 69 anni hanno subìto l’amputazione delle gambe e una di loro è in pericolo di vita.
El Koudri, trasferito in carcere e che per il momento non ha risposto alle domande dei magistrati, è stato arrestato con l’accusa di lesioni e strage, ma non gli è stata contestato il reato di terrorismo. D’altra parte come sottolineato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, quanto accaduto a Modena al momento pare collocabile “in una situazione di disagio psichiatrico evidente”.
Un quadro che in parte sembra venir confermato da alcune testimonianze raccolte da Ravarino, il piccolo centro di 6mila abitanti dove Salim viveva da alcuni anni coi genitori. “È sempre stato un tipo molto taciturno, ma ultimamente si vedeva che era molto cambiato: aveva qualcosa dentro che lo agitava”, racconta al Corriere della Sera Giuseppe, che abita nella casa di fianco a El Koudri. “Si vedeva subito che era un po’ fuori di testa. Mi chiedeva sempre un caffè macchiato, poi si sedeva in un angolo e restava per ore da solo. Non parlava con nessuno e restava lì a smanettare col telefonino. Non l’ho mai visto in compagnia di qualche amico. Un solitario“, aggiunge un barista di Ravarino.
Laureato in economia, Salim non frequentava l’associazione islamica “Alwahda”. Lo spiega il suo presidente, Abdelmajid Abouelala: “Questo ragazzo non ha mai fatto parte della nostra associazione. Non so neanche che faccia abbia. Conosco invece il padre che fino ad alcuni anni fa frequentava l’associazione. Un gran lavoratore, persona perbene”.
Proprio legato ai suoi studi c’è un documento che mostra i segnali di squilibrio di Salim El Koudri. Sono una serie di mail che il giovane scrive il 27 aprile del 2021 all’Università di Modena, quattro messaggi di minacce in cui il 31enne chiede all’ateneo un lavoro. “Dovete farmi lavorare come impiegato non magazziniere capito e qua a Modena e non in culo al mondo dovete ti rimangono in tasca 500 euro al mese se ti va bene”, scrive Salim. Poi un secondo messaggio più inquietante: “Bastardi cristiani di me…, voi e il vostro Gesù Cristo in croce. Lo brucio”. Trascorrono dieci mesi e Salim torna a scrivere all’Università di Modena, i toni sono ben diversi: “Non riesco a trovare lavoro coerente con i miei studi e non so cosa fare. Sono da solo, ho 27 anni e vivo con i miei genitori stranieri. Consa mi consigliate di fare? Grazie”, il testo dai toni ben diversi rispetto a quello delle mail dell’anno prima.
A questo si aggiunge l’interrogativo sui post su Facebook che Meta ha cancellato dal profilo di El Koudri negli ultimi mesi perché in violazione delle policy aziendali. Due punti sui quali la Procura cerca ulteriori riscontri per le proprie indagini.