La condanna del giornale israeliano

“Netanyahu fascista quanto Ben Gvir”, Haaretz tuona contro Bibi

L’unico giornale libero di Israele invita a diffidare dalla condanna di comodo di Netanyahu verso il ministro che tratta i prigionieri della Flotilla come trofei

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

13 Maggio 2026 alle 18:01 - Ultimo agg. 21 Maggio 2026 alle 20:15

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“Netanyahu fascista quanto Ben Gvir”, Haaretz tuona contro Bibi

Haaretz è l’ultimo bastione dell’Israele che si oppone alla deriva fascista e messianica d’Israele. Un grande giornale indipendente, che guarda in faccia la realtà e usa le parole appropriate per documentarla e denunciare le malefatte di un governo in cui “i ministri fanno a gara a chi è più fascista”. Così è anche per la vicenda degli attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati in acque internazionali, sottoposti a violenze fisiche e psicologiche e mostrati come trofei di guerra da un ministro del governo di Tel Aviv. “I ministri israeliani bugiardi devono lasciare in pace le flottiglie”. È il titolo dell’editoriale che Haaretz dedica alla scioccante vicenda.

Così declinato: “Mercoledì i ministri Itamar Ben-Gvir e Miri Regev si sono recati al porto di Ashdod per farsi fotografare mentre centinaia di attivisti arrestati nell’ultima flottiglia diretta a Gaza venivano umiliati. I detenuti sono stati costretti a inginocchiarsi, con la testa a terra e le mani legate dietro la schiena, mentre dagli altoparlanti risuonava ripetutamente l’inno ‘Hatikva’. Quando un’attivista ha gridato ‘Palestina libera’ a Ben-Gvir, una guardia di sicurezza l’ha spinta a terra. Ben-Gvir ha girato un video in cui si rivolgeva a Benjamin Netanyahu, dicendo: “Concedimeli per un lungo, lungo periodo”. Nella sua risposta, il primo ministro ha affermato che ‘il modo in cui il ministro Ben-Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele’”. Una dichiarazione subito utilizzata dagli ultras d’Israele del fu Belpaese per sostenere che Ben-Gvir è isolato nello stesso governo di cui fa parte. Una narrazione di comodo, falsa.

Lo spiega bene Haaretz: “Ben-Gvir sarà anche più rozzo di altri, ma il suo comportamento è certamente in linea con le norme dell’Israele di oggi. La violenza e l’umiliazione degli attivisti davanti alle telecamere e alla presenza dei ministri è una vergogna che non si può nascondere. Uno Stato democratico non tortura né umilia i detenuti o i prigionieri. Il fatto che si tratti di attivisti per i diritti umani, cittadini di paesi amici sotto la supervisione di funzionari governativi, non fa che aumentare la gravità del fatto. Le immagini dal porto di Ashdod rappresentano il culmine di una mendace campagna di incitamento contro la flottiglia. È vero che le sue imbarcazioni non contenevano cibo o altri aiuti per Gaza, perché gli attivisti sapevano che sarebbero stati arrestati; la flottiglia era in effetti una manifestazione volta ad attirare l’attenzione internazionale sulla situazione umanitaria nella Striscia. In questo senso, ha compiuto la sua missione. L’Israele ufficiale, con il significativo aiuto di giornalisti cooptati, l’ha definita la ‘flottiglia del terrore’ o una ‘flottiglia turca’. Queste sono menzogne”.

Menzogne che il quotidiano progressista di Tel Aviv smonta così: “Solo due settimane fa, Israele è stato costretto a rilasciare due dei leader della flottiglia, Saif Abu Keshek e il brasiliano Thiago Ávila, arrestati durante un’operazione della marina la settimana precedente. La loro detenzione è stata prorogata due volte e la polizia aveva cercato di accusarli di ‘aiuto al nemico in tempo di guerra’, un reato grave, ma è stata costretta a rilasciarli per mancanza di prove. ‘Continuano a farmi la stessa domanda ancora e ancora e ancora, sperando che io dica di sì. … Vogliono criminalizzare il lavoro di solidarietà. … E dire: ok, questi movimenti sono terroristi, non sono attivisti per i diritti umani’, ha detto Abu Kashek a Haaretz la scorsa settimana, aggiungendo che l’approccio non ha funzionato, perché non aveva nulla da nascondere. Anche questa volta, durante la perquisizione della flotta da parte della marina su oltre 50 imbarcazioni, non sono state trovate armi né alcuna prova di un collegamento con organizzazioni terroristiche”.

Haaretz guarda oltre Israele, al mondo, e conclude: “All’estero, la flotta è vista come una protesta legittima e coraggiosa contro la crisi umanitaria che Israele ha inflitto a Gaza. Se Israele non ha nulla da nascondere e nessun motivo di vergognarsi, perché non lasciare che gli attivisti proseguano il loro viaggio e entrino a Gaza? Che male avrebbe potuto fare? Al contrario, invece di essere disonorato come un paese i cui ministri cercano ‘like’ a spese di detenuti legati e umiliati, sarebbe visto come un paese che distingue tra la popolazione di Gaza e le organizzazioni terroristiche”. Da scolpire nella pietra.

13 Maggio 2026

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