Lo spettacolo Teatro Tordinona
Cosa direbbe Lenin oggi? L’intervista impossibile al padre dell’Urss
Il Lenin, frutto dell’autorevole mente e voce di Franco Cardini, si misurerà con la sorte del socialismo reale da lui vagheggiato e con le involuzioni del nostro tempo, tragicamente dimentiche dell’utopia di Marx.
Politica - di Antonino Ulizzi
Al Teatro Tordinona di Roma oggi è il tempo di un appuntamento da non perdere: Socrate e Lenin animano il settimo appuntamento delle Interviste Impossibili. Un imperdibile bouquet di grandi autori e interpreti: il filosofo Lucio Saviani e lo storico Franco Cardini; gli attori Edoardo Siravo, Gabriella Casali ed Ennio Coltorti. L’immaginazione al potere: la mente umana può tutto, persino creare dialoghi impossibili, sotto il profilo temporale. Al Teatro Tordinona l’immaginazione regna sovrana. Da quattro stagioni, autori e attori intrecciano sul palcoscenico il loro ingegno e danno vita a dialoghi che scandagliano personaggi della storia dell’umanità e danno voce alle loro ragioni e ai loro pensieri. Stavolta dominano la scena di due giganti della politica e della filosofia, divisi temporalmente da 25 secoli ma così attuali: Socrate e Lenin. E il 5 maggio appare come l’esito di una congiunzione astrale, data fatale della morte di Napoleone Bonaparte (che non c’entra nulla, al momento, ma potrebbe, a sua volta essere un personaggio della prossima Stagione).
Tutto ciò è l’intrigante premessa della settima e penultima serata della Rassegna 2025 – 2026 Le Interviste impossibili – Dalla Radio al Palcoscenico (demiurghi Laura De Luca e Renato Giordano), al Teatro Tordinona con la regìa di Renato Giordano. Il potere della mente e della ragione è il tratto distintivo comune di Socrate e Vladimir Il’ič Ul’janov detto Lenin. Entrambi, a loro modo, lo dominano: in Socrate, per la prima volta nella storia del pensiero, tralasciando la filosofia dalle radici scientifiche dei suoi predecessori, si dà spazio alla ricerca morale pacifica e interiore, ed in questo appare un rivoluzionario per i suoi contemporanei, tant’è che pensano di farlo tacere condannandolo a morte; Lenin, invece, è consapevole dell’uso della rivoluzione come atto di sovvertimento politico per dare potere al popolo oppresso dall’autocrazia zarista: non prevedeva, probabilmente di sostituirla a un’altra autocrazia, nominalmente del popolo.. Entrambi mettono al centro del loro pensiero l’uomo. Anzi, l’Uomo, liberato usando la forza della parola e del pensiero. Gli intervistatori/autori, saranno rispettivamente il filosofo Lucio Saviani e lo storico Franco Cardini.
Da par suo, Socrate utilizzerà l’ironia per ragionamenti provocatori che mettono a nudo i gangli della ragione e compulsano l’intervistatore, ricordandogli la fondamentale nonché disattesa preminenza del dialogo. Con un coup de theatre, piomberà in scena introducendo ulteriori, inattese evoluzioni del dialogo la sorprendente Santippe, (vituperata bisbetica, secondo la tradizionale misoginia degli antichi greci, o voce fuori dal coro e della coscienza femminile?): Edoardo Siravo e Gabriella Casali interpreteranno i due personaggi. Il Lenin, frutto dell’autorevole mente e voce di Franco Cardini, si misurerà con la sorte del socialismo reale da lui vagheggiato e con le involuzioni del nostro tempo, tragicamente dimentiche dell’utopia di Marx. Il primo presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo dell’Unione Sovietica, utopistico e pratico al tempo stesso, sarà interpretato da Ennio Coltorti. Tornerà molto utile di questi tempi, rivisitare alcuni aspetti del pensiero di Lenin. il quale sosteneva ne Il proletariato rivoluzionario e il diritto di autodecisione delle nazione: «L’imperialismo è l’oppressione sempre maggiore dei popoli del mondo da parte di un pugno di grandi potenze, è un periodo di guerre tra queste potenze per l’estensione e il consolidamento dell’oppressione delle nazioni, è un periodo di inganno delle masse popolari da parte dei socialpatrioti ipocriti, di coloro i quali – col pretesto della “libertà dei popoli”, del “diritto delle nazioni all’autodeterminazione” e della “difesa della patria” – giustificano e difendono l’oppressione della maggioranza dei popoli del mondo da parte delle grandi potenze.». Parole che sembrano scritte oggi, e che vale la pena rimeditare, nella speciale cornice che lega spettatori e attori in un momento di profonda riflessione collettiva quale è il teatro.
Martedì 5 maggio ore 21.00, Teatro Tordinona – Roma via degli Acquasparta 16.