Il segretario del Pci siciliano

Perché venne ucciso Pio La Torre: l’omicidio del comunista che aveva denunciato il Sacco di Palermo

Da deputato aveva denunciato, sia come parlamentare di opposizione, che come membro della Commissione Antimafia, il Sacco di Palermo

Politica - di Vincenzo Scalia

30 Aprile 2026 alle 10:00

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Photo credits: Carlo Carino/Imagoeconomica
Photo credits: Carlo Carino/Imagoeconomica

Il 30 aprile del 1982, Pio La Torre, segretario del Pci siciliano, già parlamentare e dirigente nazionale del partito, venne trucidato a Palermo, in un agguato mafioso col suo autista, Rosario Di Salvo, mentre si recava presso il suo ufficio. L’omicidio, se da un lato accelerò la nomina di Carlo Alberto Dalla Chiesa a prefetto di Palermo, dall’altro lato non venne valutato adeguatamente. Era un altro delitto eccellente, come si definivano in quegli anni gli omicidi di esponenti delle istituzioni da parte di Cosa Nostra. Soprattutto, la sua morte rientrava nello schema di interpretazione della criminalità organizzata allora in voga. Conseguenza di una Sicilia rassegnata, preda, se non a volte condiscendente, della violenza arcaica mafiosa.

In realtà, la soppressione violenta di Pio La Torre, aveva tutta un’altra valenza, nella misura in cui veniva ucciso forse il principale esponente di un’antimafia sociale, capace di fare da cerniera tra la società, il mondo del lavoro e le istituzioni, lontano dal legalitarismo astratto e privo di significati che animava, e finì per egemonizzare, il movimento antimafia. Pio leggeva Cosa Nostra non come un’anomalia o come il frutto dell’arretratezza siciliana, bensì come un’articolazione del capitalismo, in particolare nella sua versione isolana. Lo aveva fatto sin dagli inizi della sua attività politica, quando si era messo alla testa dei braccianti e li aveva organizzati contro le prepotenze dei latifondisti, di cui la mafia era il braccio militare e di governo del territorio. Non a caso, fu lui a promuovere la legge che tuttora porta il suo nome, e che partiva dal presupposto di aggredire i gangli della riproduzione dei capitali mafiosi.

Da deputato, aveva denunciato, sia come parlamentare di opposizione, che come membro della Commissione Antimafia, il Sacco di Palermo. Ovvero lo scempio del territorio, la distruzione di tessuto socioeconomico, che la nuova, rampante, borghesia mafiosa portò avanti per due decenni, sfigurando per sempre Palermo e compromettendone lo sviluppo. Al suo rientro in Sicilia aveva trovato un contesto sociale tutt’altro che rassegnato al dominio mafioso. Accanto al giornale L’Ora crescevano i movimenti antimafia, il mondo cattolico cominciava a produrre i suoi anticorpi, alcuni militanti di sinistra avevano marciato su Ciaculli, dominio della famiglia mafiosa dei Greco.

Pio La Torre coltivò queste esperienze, preparando la germinazione della primavera palermitana. Soprattutto, a partire dalla protesta pacifista contro l’installazione della base militare Nato a Comiso, si adoperò per coagulare tutte queste esperienze, creando un movimento che articolava il pacifismo, la questione sociale, la lotta alla mafia. Pio La Torre faceva politica. Fuori dal palazzo. E dalle retoriche. Che pochi anni dopo avrebbero sminuito l’antimafia, riducendola a insensati mantra legalitari. Per questo è stato ammazzato. Per questo va ricordato. Anche per fare tesoro dei suoi insegnamenti. Ciao, Pio.

30 Aprile 2026

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