Il modello schiavistico dei "Patrioti"

Se la maggioranza non è maggiordoma: l’esempio inglese col caso Epstein e quello italiano dei patrioti servitori

Se Starmer è stato trafitto dai suoi stessi compagni di partito per la nomina dell’ambasciatore Usa, il nostro governo calpesta il Parlamento e i suoi rappresentanti, ridotti a pigiabottoni. Col risultato che nascono leggi obbrobriose o piene di strafalcioni

Politica - di Salvatore Curreri

25 Aprile 2026 alle 10:18

Condividi l'articolo

Se la maggioranza non è maggiordoma: l’esempio inglese col caso Epstein e quello italiano dei patrioti servitori

Ciò che è accaduto in questi giorni a Westminster ci dice molto di come funziona quel sistema parlamentare e, di conseguenza di quanti anni luce il nostro sia distante da esso. Il premier inglese Keir Starmer ha dovuto, infatti, difendere la propria scelta di nominare Peter Mandelson ambasciatore a Washington, benché sapesse della sua amicizia con Jeffrey Epstein (cui aveva poi passato informazioni riservate e sensibili per i mercati) dagli attacchi non solo dell’opposizione – e ci sta – ma anche – udite, udite! – della maggioranza laburista, cioè dal suo stesso partito.

Da qui la richiesta dell’intero Parlamento – cioè di maggioranza e opposizione insieme – di chiedere al governo di fare piena luce sulla vicenda, rendendo noti al più presto tutti i documenti relativi a tale nomina.
Un Parlamento, quindi, forte, in grado di far valere i propri poteri nei confronti del governo grazie non solo alla funzione ispettiva e di controllo svolta dall’Opposizione di Sua Maestà – che in Gran Bretagna è un vero e proprio contro-potere – ma anche, e soprattutto, all’azione della maggioranza parlamentare, in grado di indirizzare e criticare, se del caso, l’operato del Premier, fino al punto addirittura di sostituirlo se giudicato inadeguato. È vero, infatti, che per convenzione costituzionale in quel Paese diventa Premier il Leader del partito che ha vinto le elezioni, ma egli è Premier fintantoché rimane Leader del partito e non, viceversa, Leader del partito perché designato Premier dagli elettori. Di conseguenza, la maggioranza lo può sostituire in corso di legislatura – come nella scorsa è avvenuto addirittura quattro volte (May, Johnson, Truss, Sunak) – senza che ciò comporti il tradimento della volontà degli elettori e lo scioglimento del Parlamento.

Da noi avviene esattamente il contrario, nonostante si sostenga che il nostro sia un sistema simile al parlamentarismo maggioritario inglese (il c.d. modello Westminster). Non solo l’opposizione non ha il ruolo costituzionale e i poteri previsti in Gran Bretagna, ma soprattutto la maggioranza parlamentare è subalterna al Governo, appiattita com’è sulla sua volontà. È vero che anche noi, come gli elettori inglesi, siamo chiamati a scegliere tra due – loro partiti, noi coalizioni – contrapposte che si contendono la guida del Paese per cui il Governo, indirettamente così designato, assumere inevitabilmente il ruolo di protagonista della scena istituzionale, quale comitato “direttivo” anziché “esecutivo” della maggioranza parlamentare che lo sostiene. Ciò presuppone però una collaborazione leale e paritaria tramite cui Governo e forze politiche di maggioranza (il famoso continuum) concordano le scelte politiche di fondo cui danno poi specifica attuazione per le parti di rispettiva competenza. Al contrario di quanto accade in Gran Bretagna, da noi la maggioranza parlamentare, anziché controllare il Governo, è sottomesso ad esso. Senza rievocare una delle pagine più ingloriose della nostra vita parlamentare – il voto con cui le Camere affermarono che Ruby era la nipote di Mubarak! – basti pensare al ruolo dominante esercitato dal Governo, specie nella produzione legislativa attraverso il continuo ricorso al mix decreto legge-questione di fiducia, che mette di fatto la maggioranza parlamentare di fronte al fatto compiuto, lasciandole pochi margini di manovra politica. Lo dimostrano i dati sulla produzione legislativa, per cui la maggioranza parlamentare, anziché contribuire a determinare l’indirizzo politico del Paese insieme al Governo, spesso assume un ruolo servente nei suoi confronti, limitandosi a dare esecuzione parlamentare alle sue indicazioni.

La forza del Parlamento dipende, infatti, non solo dai poteri di controllo che in esso le opposizioni possono esercitare ma anche della capacità della maggioranza di porsi come controparte dialettica del Governo sostenuto. Il fatto che la maggioranza abbia abdicato a tale ruolo, restando sottomessa alle decisioni del Governo, senza mai un sussulto critico anche dinanzi a comportamenti politicamente disdicevoli dei suoi membri ed anzi non mancando di sperticarne le lodi – si pensi ai patetici peana che vengono elevati ai (pretesi) successi del Governo dai parlamentari della maggioranza durante i question time in diretta televisiva) – è una delle cause principali della marginalità e della crisi del nostro Parlamento. Tra le diverse cause, ce n’è una fondamentale: i parlamentari inglesi sono eletti in collegi uninominali e devono quindi rispondere direttamente dell’esercizio del loro mandato ai loro elettori e non possono, dunque, permettersi di difendere sempre e comunque l’indifendibile, se vogliono essere rieletti. I parlamentari italiani, invece, sono ormai da troppo tempo eletti in liste bloccate per cui la loro riconferma dipende da chi le compila, cioè dagli organi direttivi del partito. Il che – se di maggioranza – li rende deboli, e talora pavidi, nei confronti del loro partito e del Governo da essi sostenuto.

Per questo l’eliminazione delle liste bloccate è divenuta ormai una questione di democrazia del nostro sistema parlamentare. Il recupero della qualità della classe politica degli eletti e, con essa, della forza del Parlamento, presuppone un sistema che permetta di valutare le qualità professionali ed etiche dei singoli candidati, chiamati ad adempiere le funzioni pubbliche affidate con disciplina e onore (art. 54 Cost.). Dal recupero di una legittimazione personale, oltreché politica, del singolo eletto dipende la democrazia tanto all’interno del partito/gruppo politico che all’interno del Parlamento, così da riequilibrare un rapporto tra Governo e maggioranza parlamentare che oggi vede la seconda asservita al primo. Altrimenti, checché se dica, non potremo mai essere come la Gran Bretagna

 

25 Aprile 2026

Condividi l'articolo