Il caso in UK
Morto a 23 anni soffocato da un pomodoro, l’eutanasia della madre che non sopporta il dolore: “Non vedo l’ora”
Riapre il dibattito sul fine vita la decisione di Wendy Duffy, 56 anni e nessuna patologia. "Non provo più alcuna gioia, nessun desiderio di vivere, morirò col sorriso sulle labbra". Ha provato diverse volte il suicidio, 10mila sterline alla clinica in Svizzera
Cronaca - di Redazione Web
Nessun problema fisico, nessuna malattia ma Wendy Duffy ha deciso di ricorrere all’eutanasia in Svizzera. Dietro la decisione della donna, che sta facendo discutere anche oltre il Regno Unito, il dolore per la morte del suo unico figlio. Si chiama Wendy Duffy e ha 56 anni la protagonista della vicenda triste e controversa. L’eutanasia non è legale nel Regno Unito, la proposta di legge è in fase di discussione in Parlamento e comunque permetterebbe il fine vita soltanto ai “malati terminali” adulti in Inghilterra e in Galles.
La donna è un’ex operatrice sociosanitaria delle West Midlands. Marcus, suo unico figlio, aveva 23 anni quando è morto: soffocato mentre mangiava un pomodoro al pub con gli amici. La madre ha più volte tentato il suicidio, rischiando di restare gravemente invalida. Ha ottenuto l’approvazione ad accedere all’eutanasia dalla clinica elvetica Pegasos, cui ha versato 10mila sterline dopo le perizie psichiatriche. La clinica in questione è una delle più note, al centro di diverse polemiche a causa della vicenda dell’insegnate Alastair Hamilton, 47 anni e sano, nessuna malattia come Duffy, che però disse alla famiglia di andare a Parigi in vacanza invece che in Svizzera a morire.
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Duffy invece ha informato le quattro sorelle e i due fratelli di aver deciso per una condizione psicologica che ormai considera insopportabile. “Non provo più alcuna gioia, non ho nessun desiderio di continuare a vivere […] La mia vita, la mia scelta. Vorrei che questa possibilità esistesse nel Regno Unito”, ha dichiarato in un’intervista al Daily Mail. “Potrei gettarmi da un cavalcavia o da un palazzo, ma questo lascerebbe chiunque mi trovasse a fare i conti con quella scena per il resto della vita”. È partita per la Svizzera lasciando una lettera a ognuno dei suoi cari, ha scelto gli abiti che indosserà e la canzone che ascolterà prima di morire, ha chiesto di morire con la finestra aperta. Non vede l’ora.
“Non cambierò idea. Siate felici per me. So che morirò con il sorriso sulle labbra”. La proposta di legge sull’eutanasia si è arenata nella discussione in Parlamento dopo il via libera della Camera dei Comuni e a causa dell’ostruzionismo dei membri della Camera dei Lord, l’aula alta. Prevede che l’accesso sia possibile soltanto ai malati terminali con meno di sei mesi di vita, con annessa valutazione di due medici e di un gruppo di esperti. Lo scorso marzo un centinaio di deputati laburisti avevano scritto al premier Keir Starmer per facilitare l’approvazione. Non avevano avuto successo.
A fine marzo un altro caso aveva riacceso i riflettori sul dibattito a livello mondiale, quello della 25enne catalana Noelia Castillo che ha deciso di ricorrere all’eutanasia a Barcellona dopo esser rimasta paraplegica per aver provato a togliersi la vita e un’infanzia difficile, rapporti e condizioni complicate dei genitori, una serie di violenze sessuali subite. In Italia l’eutanasia non è legale e costituisce reato, si può ricorrere al suicidio assistito grazie alla sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale sul caso di dj Fabo, a patto che vengano rispettate alcune condizioni.