Il voto del CdA

Mps, Lovaglio messo alla porta ma rieletto amministratore delegato grazie a Del Vecchio e BPM: Caltagirone grande sconfitto

Economia - di Redazione

16 Aprile 2026 alle 07:50 - Ultimo agg. 16 Aprile 2026 alle 10:49

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Lovaglio, Caltagirone e Milleri
Lovaglio, Caltagirone e Milleri

Luigi Lovaglio torna al comando di Mps, il Montepaschi di Siena. L’ex amministratore delegato messo alla porta con tanto di licenziamento per giusta causa dopo aver fatto uscire dalle sabbie mobili l’istituto di credito senese e aver gestito la controversa scalata a Mediobanca, è infatti il clamoroso vincitore della partita tenuta mercoledì nell’assemblea chiamata a rinnovare il CdA della banca.

Assemblea che ha visto prevalere infatti la lista presentata dl Plt Holding, la società controllata dall’imprenditore Pierluigi Tortora che candidava proprio Lovaglio come amministratore delegato della banca.

Plt Holding ha ottenuto il 49,95% dei voti espressi in assemblea contro il 38,79% andati alla lista del cda uscente, sostenuta da Francesco Gaetano Caltagirone, secondo azionista di Mps, e che candidava nel ruolo di AD Fabrizio Palermo, attualmente a capo della società energetica Acea e senza alcuna esperienza da banchiere. La lista di Assogestioni ha ottenuto invece il 6,94%.

Un risultato sorprendente, come detto. Lovaglio, banchiere di lungo corso, era stato protagonista del risanamento della banca senese, andata ad un passo dal fallimento dovuto ad una crisi decennale, ma soprattutto della scalata e dell’acquisto di Mediobanca, la più prestigiosa banca d’investimento italiana. Per questa operazione Lovaglio, Francesco Gaetano Caltagirone, immobiliarista romano ed editore, e Francesco Milleri, presidente di EssilorLuxottica e del gruppo Delfin che è il primo azionista di maggioranza in Mps, sono indagati dalla Procura di Milano per aggiotaggio e ostacolo alle autorità di vigilanza.

Secondo gli inquirenti i tre avrebbero concordato l’Ops (offerta pubblica di scambio, ndr) da oltre 13 miliardi di euro con la quale Mps, di cui il governo era primo azionista dopo il salvataggio dell’istituto di credito senese a rischio crack per i prodotti finanziari derivati nel 2008-09, tra gennaio e ottobre 2025 ha conquistato il controllo di Mediobanca. Una mossa attraverso la quale Caltagirone e Luxottica-Delfin avevano ottenuto anche le quote della banca d’affari milanese in Generali, di cui Mediobanca è prima azionista col 13,2% e in cui possiedono già corpose quote. Operazione, benedetta dal governo Meloni, con cui Caltagirone e MIlleri avevano non solo conquistato piazzetta Cuccia, ma di fatto ridisegnato la mappa del credito e del potere in Italia. Tra Caltagirone, Milleri e Lovaglio vi sarebbe stato un “accordo segreto”: i tre avrebbero deciso di operare congiuntamente sugli stessi prodotti per arrivare alla conquista di Mediobanca.

A spingere Caltagirone a mollare Lovaglio e puntare su Palermo non era stata ovviamente l’inchiesta in cui era a sua volta indagato, ma i piani “industriali” presentati dall’AD di Mps, in particolare l’intenzione di lavorare sulle “sinergie” tra Montepaschi e Mediobanca: per l’immobiliarista romano l’obiettivo reale non era tanto la gestione dei due istituti di credito, ma il controllo di Generali grazie proprio a Mediobanca.

Ma Lovaglio, che a marzo era stato escluso dall’elenco dei possibili candidati a ruoli dirigenziali che il consiglio di amministrazione presentato mercoledì, è rispuntato grazie al supporto della lista alternativa presentato dall’azionista di minoranza Plt Holding, che ha l’1,2 per cento delle azioni di Mps, portando il CdA a revocargli le deleghe e poi licenziarlo.

A sorpresa Plt Holding ha ottenuto il supporto di una importante serie di investitori e soci di Mps, come gli americani di BlackRock e il fondo norvegese Norges: ma soprattutto sono stato decisivi i voti in assemblea di Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio ex alleata di Caltagirone che detiene il 17,5% di Mps, e Banco BPM (3,7%), istituto di credito vicino all’universo leghista.

Questa dunque la composizione del prossimo CdA dell’istituto di credito senese. La lista di Plt Lovaglio inserisce otto componenti su 15: Cesare Bisoni, Luigi Lovaglio, Flavia Mazzarella, Lidia Aliberti, Massimo Di Carlo, Patrizia Albano, Carlo Corradini, Paola Leoni. La lista del cda, giunta seconda, ottiene sei seggi, che in base al suo ordine vanno a Nicola Maione, Fabrizio Palermo, Corrado Passera, Carlo Vivaldi, Paolo Boccardelli, Antonella Centra. La lista di minoranza di Assogestioni, la meno votata, nomina invece solo un consigliere, che sarà Paola De Martini.

di: Redazione - 16 Aprile 2026

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