In Uganda
Anche gli scimpanzé si fanno la guerra: perché il conflitto civile tra scimmie Ngogo riguarda anche gli esseri umani
L'osservazione della comunità nel Parco Nazionale di Kibale, le tensioni tra le fazioni e gli ipotesi sugli scontri. Lo studio sulla rivista Science
Ambiente - di Redazione Web
Anche gli scimpanzé si fanno la guerra. E se la fanno da una decina di anni almeno e tra membri dello stesso gruppo, come in un vero e proprio conflitto civile secondo quanto è emerso su un nuovo studio di un gruppo guidato dal primatologo statunitense Aaron Sandel, dell’Università del Texas, e pubblicato sulla rivista Science che si interroga su come possa esplodere la violenza tra primati non umani e non solo, anche in quelli umani.
L’area è quella del Parco Nazionale di Kibale, in Uganda. In circa 24 chilometri quadrati vive una comunità di circa 200 scimpanzé, detta Ngogo, una delle più numerose al mondo e uno dei gruppi di animali selvatici in libertà più osservati e studiati. La comunità in questione era inizialmente molto unita, si dividevano al suo interno in tre gruppi: occidentale, centrale e orientale. Le tensioni sarebbero cominciate quando nel giugno del 2015, alcuni membri della fazione occidentale si avvicinarono a quella centrale e scoppiò uno scontro.
Soltanto il primo di una lunga serie continuata negli anni dopo. Anzi: aumentava anche la frequenza e la violenza e le interazioni diminuivano sempre più. Almeno sette maschi adulti e 17 cuccioli sono rimasti uccisi a partire dal 2018, mentre altri 14 animali sono scomparsi. “Ciò che colpisce particolarmente – una delle osservazioni di Sandel – è che gli scimpanzé stanno uccidendo ex membri del proprio gruppo. Le nuove identità di gruppo stanno prevalendo su relazioni cooperative che esistevano da anni”. Tutte le vittime sono del gruppo centrale mentre quello occidentale è diventato sempre più aggressivo. E secondo gli studiosi il gruppo orientale si sarebbe alleato a quello centrale.
Ma perché: quali sono i motivi di questa sorta di conflitto civile? Sono diverse le ipotesi: le dimensioni del gruppo di Ngogo che andava sempre crescendo, la morte di alcuni individui leader all’interno dei gruppi e per le relazioni tra gli stessi, le frequentazioni diventate sempre meno frequenti. E non è detto che le tensioni non possano derivare da una concorrenza di diverse ragioni. Ancora è un mistero. Già la scissione in se è un evento molto raro, che secondo i primatologi si verifica all’incirca ogni 500 anni.
“Se le dinamiche relazionali da sole possono generare polarizzazione e conflitti letali negli scimpanzé, senza linguaggio, etnia o ideologia, allora negli esseri umani questi marcatori culturali potrebbero essere secondari rispetto a qualcosa di più fondamentale“, le parole di Sandel. “Se ciò fosse vero, potremmo avere la possibilità di ridurre i conflitti sociali nelle nostre vite personali”.