Il caso del trafficante libico
Immunità per Bartolozzi sul caso Almasri, la Camera si appella alla Consulta
Sì al conflitto di attribuzione verso il tribunale dei ministri e la procura di Roma. L’ex capo di gabinetto di Nordio è indagata per la vicenda del generale libico. E nel frattempo chiede di rientrare in magistratura
Politica - di Angela Stella
Il risultato era scontato: ieri la Camera dei deputati ha dato il via libera alla richiesta di sollevare un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato presso la Corte Costituzionale nei confronti del Tribunale dei ministri e della procura di Roma per il caso di Giusi Bartolozzi. La votazione è passata con 47 voti di scarto dopo che la richiesta di voto segreto fatta dalle opposizioni era stata respinta. In pratica Montecitorio chiede alla Consulta di estendere alla magistrata ed ex capo di gabinetto a Via Arenula l’immunità già votata per i ministri della Giustizia Carlo Nordio, dell’Interno Matteo Piantedosi, e per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, tutti coinvolti nella vicenda Almasri, prima arrestato in Italia e poi rimpatriato da un aereo dei servizi segreti del nostro Paese in Libia.
Proprio qualche giorno fa la Procura di Roma aveva formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per Giusi Bartolozzi, indagata per false dichiarazioni ai pm. Non ci sono ragioni, è stata la tesi della maggioranza alla Camera, per portare solo Bartolozzi nel giudizio penale ordinario in quanto la sua eventuale responsabilità deve essere considerata connessa con quella degli altri esponenti del Governo e quindi lo “scudo” va esteso anche a lei. A difendere in particolare l’operato di Bartolozzi e, quindi del governo, è stato il capogruppo di FdI in Giunta per le autorizzazioni, Dario Iaia: “Noi riteniamo che la posizione della dottoressa Bartolozzi sia assolutamente connessa, sia dal punto di vista funzionale che dal punto di vista teleologico, con quella del Ministro Nordio e che la dottoressa Bartolozzi rivesta il ruolo di coimputato laico, proprio perché, come detto, la dottoressa Bartolozzi ha partecipato attivamente alle riunioni che vanno dal 19 al 21 gennaio 2025 ed ha eseguito le direttive del Ministro Nordio”.
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Di diverso parere le opposizioni. Per il deputato di Avs Devis Dori, “ Bartolozzi è stata rinviata a giudizio esclusivamente per il reato di false informazioni al pubblico ministero e non per i reati contestati ai Ministri. E allora perché sollevare il conflitto di attribuzione? Esso dura in media 14/16 mesi, quindi, giusto il tempo per riuscire a rinviare, tutta questa vicenda, a dopo le prossime elezioni politiche del 2027; togliendo, quindi, dall’imbarazzo, anche a tal fine, la Premier Meloni. Inoltre, in forza delle norme della legge 11 marzo 1953, n. 87, sul funzionamento della Corte costituzionale, il procedimento penale, a cui è sottoposta la dottoressa Bartolozzi, non verrà sospeso, ma potrà proseguire e, con esso, anche il termine di prescrizione continuerà a decorrere”. Una interpretazione quella diffusa da Dori che rimette tutto in gioco circa l’avanzamento del procedimento ordinario nei confronti della Bartolozzi che quindi potrebbe andare avanti in attesa della decisione di Piazza del Quirinale.
Pure per il capogruppo Pd in Commissione Giustizia, Federico Gianassi, “quando si trattò di votare sui ministri per la loro immunità il Parlamento si è giustificato parlando di interesse nazionale ma l’interesse nazionale è quello di arrestare i criminali e non liberarli, seguire gli obblighi internazionali e non violarli. Di cosa ha paura il governo riguardo a Bartolozzi? Se le è contestato un reato si difenderà in sede penale. L’estensione dell’immunità sarebbe una ferita clamorosa al principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge”. “Oggi la zarina vuole tornare in ruolo. Zitta zitta torna a fare il plotone d’esecuzione e lo fa grazie al Csm e alla proroga che è stata fatta, da questo Governo, dell’entrata in vigore della legge Cartabia” per le porte girevoli ha detto ancora il deputato di Italia Viva Roberto Giachetti nella sua dichiarazione di voto contrario a sollevare il conflitto insieme alle altre minoranze. Ed infatti, nel frattempo Bartolozzi ha chiesto il ricollocamento in ruolo in magistratura. E due giorni la Terza Commissione del Csm ha deliberato positivamente per il suo ritorno in toga presso la Corte di appello di Roma.
La delibera sul ricollocamento, in pianta organica flessibile, sarà portata in plenum con tutta probabilità nella seduta del prossimo 22 aprile per il passaggio finale a Palazzo Bachelet. Comunque quando sarà rientrata effettivamente nelle sue funzioni, il processo in cui è indagata dovrà essere obbligatoriamente trasferito alla Procura di Perugia, competente sui reati commessi da magistrati in servizio nel Lazio. Intanto, in attesa di conoscere la direzione di tutti questi snodi, il gip di Roma ha fissato per il prossimo 17 settembre il processo per Bartolozzi.