La crisi

Aeroporti a secco di carburante, l’allarme si allarga negli scali italiani: il fattore Hormuz dietro la crisi del cherosene

Economia - di Redazione

7 Aprile 2026 alle 10:16

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Aeroporti a secco di carburante, l’allarme si allarga negli scali italiani: il fattore Hormuz dietro la crisi del cherosene

Per usare un eufemismo, la situazione mostra segni evidenti di fibrillazione. È il quadro degli aeroporti italiani, che iniziano a sentire le conseguenze della crisi energetica scatenata dal conflitto nel Golfo Persico, la guerra scatenata da Stati Uniti ed Israele contro l’Iran.

Almeno fino alle 14 di oggi, martedì 7 aprile, l’aeroporto di Brindisi resterà senza il jet fuel, il cherosene carburante per gli aerei. Ad evidenziarlo era stato il “Notam”, il “notice to airone” emesso lunedì dallo stesso scalo pugliese e che indica gli avvisi ufficiali che servono per informare compagnie aeree e operatori aeronautici sulle condizioni delle strutture e dei servizi. In particolare a Brindisi il “Notam” specificava che il rifornimento sarebbe stato possibile solo per voli di Stato, sanitari e per ricerca/soccorso.

Ma la situazione desta preoccupazione anche in altri aeroporti: sempre per tutta la mattinata odierna l’aeroporto di Reggio Calabria avrà disponibilità limitate di carburante, così come quello di Pescara, in Abruzzo, che in base al bollettino diffuso nelle ultime ore ha a disposizione solo un’autocisterna.

Sabato invece limitazioni erano state introdotte anche negli aeroporti di Milano Linate, Bologna, Treviso e Venezia: nei “Notam” la raccomandazione alle compagnie aeree era di rifornirsi con quantità di carburante sufficienti durante gli scali precedenti.

Una situazione che potrebbe ulteriormente peggiorare se il conflitto continuerà nelle prossime settimane. L’ultimo carico di jet fuel verso l’Europa arriverà il prossimo 9 aprile in Olanda, al porto di Rotterdam, trasportato dalla petroliera di Singapore “Rong Lin Wan” che ha attraversato lo stretto di Hormuz poco prima che venisse sostanzialmente chiuso al traffico navale a causa delle minacce iraniane di colpire petroliere e metaniere in transito.

Per questo da giorni si discute della possibilità, sempre più concreta, di un periodo estivo, quello di maggior traffico aereo causa turismo di massa, che potrebbe venire fortemente colpito dalle cancellazioni dei voli.

Crisi che, secondo il Corriere della Sera, ha spinto a muoversi la Commissione europea. Per la prima volta dallo scoppio del conflitto funzionari dell’esecutivo di Bruxelles incontreranno i rappresentanti del trasporto aereo del Vecchio Continente per fare un punto della situazione e cercare risposte alla crisi in corso.

“Ad oggi non sappiamo quanto jet fuel viene prodotto in Europa in questi giorni e nelle prossime settimane o mesi sulla base dei piani attuali dei produttori. Non sappiamo quale sia l’attuale capacità produttiva delle raffinerie europee e quanto si possa avere nei prossimi mesi, magari aumentando la produzione”, spiegano fonti a conoscenza del dossier al Corriere, non nascondendo la preoccupazione e il rischio di un “salto nel vuoto” già dalle prossime settimane.

di: Redazione - 7 Aprile 2026

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