La vittoria di Elly Schlein

Perché Schlein è la vincitrice del referendum: ha guidato la rimonta de NO, neanche stavolta l’hanno vista arrivare

L’impresa del Pd e della sua leader che in poche settimane hanno colmato un distacco del 40 per cento e sorpassato lo schieramento del Sì. Il tragico bilancio di 4 anni di governo: repressione e zero riforme

Politica - di Piero Sansonetti

25 Marzo 2026 alle 07:00

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Foto di Cecilia Fabiano/LaPresse
Foto di Cecilia Fabiano/LaPresse

La battaglia del referendum ha un vincitore e un vinto. Chiarissimi e senza sfumature. Però bisogna declinare al femminile: una vincitrice e una vinta. Elly Schlein ha vinto una battaglia che sembrava impossibile. Giorgia Meloni è stata travolta da un’onda popolare che proprio non si aspettava.

Facciamo il bilancio. Nel titolo qui sopra abbiamo preso a prestito una frase celebre di Leo Longanesi, giornalista ed editore novecentesco, decisamente di destra, ma molto arguto, anticonformista e geniale (se la destra di oggi avesse ereditato un decimo dell’anticonformismo di Longanesi saremmo un paese fantastico…). “Buoni a nulla ma capaci di tutto”, diceva Longanesi. O viceversa. Questo governo ha una sola dote, che rivendica ad ogni pié sospinto: la stabilità. Su questo terreno in Europa ha due soli concorrenti: Gomulka e Francisco Franco. Dentro questa stabilità c’è il vuoto spinto. Il governo Meloni ha prodotto zero riforme. L’unica che aveva messo a punto e che ha testardamente difeso rifiutando qualunque confronto con l’opposizione, sebbene si trattasse di una riforma costituzionale, è naufragata l’altro ieri miseramente. Per il resto il bilancio è uguale a zero. Zero in economia, zero sul piano sociale, zero nella difesa del welfare, zero sulla scuola, sulla sanità, sulla lotta alla povertà, zero sulla politica estera.

In concreto il governo ha fatto tre cose sole.
Prima: piegare il capo a Trump e accettare l’aumento vertiginoso delle spese militari a danno della spesa sociale.
Seconda: varare un pacchetto di leggi liberticide che hanno ridotto le libertà di tutti, peggiorato le condizioni dei detenuti (che sono aumentati da poco più di 50 mila a oltre 60 mila), e hanno permesso il sequestro dei bambini alle famiglie da parte dello Stato (che poi fa veramente piangere il fatto che La Russa, per farsi reclame, abbia ricevuto i genitori del bosco…).
Terza, la più grave, dichiarare guerra ai profughi e alle Ong che li soccorrono, emanando una serie di decreti “di morte”. Mi soffermo oggi solo sulla terza, perché è la più devastante delle iniziative del governo. Poche cifre.

Nei primi due mesi e mezzo del 2026 (fino al 12 marzo) i morti accertati nel Mediterraneo centrale (cioè quelli che potevano essere salvati se non fossero stati azzoppati i soccorsi) sono stati 545, contro i 144 nello stesso periodo dell’anno precedente. Un aumento spaventoso. Una strage inaudita. E volontaria: assolutamente volontaria. E parliamo solo dei morti accertati, perché poi ci sono quelli dei quali non sappiamo niente. Il governo di fronte a questo fallimento disastroso, e criminale, si vanta di avere ridotto gli sbarchi. Ovvio che se aumentano i morti si riducono gli sbarchi. I morti non possono sbarcare. L’aumento dei morti è stato circa del 400 per cento. La diminuzione degli sbarchi è stata del 50 per cento. Il dato sulla diminuzione degli sbarchi è dell’agenzia Frontex, il cui ex presidente, proprio ieri, è stato indagato dai magistrati francesi per crimini contro l’umanità.

Sul fronte opposto abbiamo il Pd di Elly Schlein che ha guidato la campagna del No. Difficile trovare un osservatore politico che neghi la realtà: è stato il Pd, e la sua segretaria Elly Schlein, a guidare l’impresa impossibile. Quando Elly Schlein ha dichiarato che il Pd si schierava con Sì, nessuno dava una sola chance di vittoria al No. I sondaggi assegnavano al Sì il 70 per cento dei consensi. Io stesso restai stupito della decisione del Pd. Pensavo che sarebbe stato molto più saggio schierarsi per la libertà di scelta. E invece il Pd ha guidato la rimonta, nonostante il casino combinato da vari magistrati e dall’Anm che si era collocata sulla scia del Pd. Lunedì mattina tutti erano stupiti per la straordinaria partecipazione al voto e poi ancora più stupiti per la straordinaria vittoria del No. Io personalmente – che ho votato Sì – non avrei mai pensato a un risultato di questo genere.

E ora? Ci troviamo di fronte a due rischi.
Il primo sul piano del diritto. Tocca al Pd fare buona guardia e impedire che i settori più oltranzisti della magistratura si scatenino in quella che Gramsci chiamava la “boria di partito”. La sceneggiata avvenuta lunedì sera a Napoli dove i magistrati, nella sede del tribunale, hanno festeggiato, brindato e ballato, e poi hanno messo alla berlina una loro collega che si era pronunciata per il sì (imitando peraltro le sguaiate manifestazioni sul palco del centrodestra alla vigilia delle elezioni nelle Marche) è stata una cosa vergognosa, oscena, che speriamo sarà sanzionata in modo severo dal Csm. Ma sono anche un segnale del pericolo che incombe, quello di una magistratura che si senta super potente e incontrollabile.
Il secondo rischio riguarda il governo del paese nell’anno che ci separa dalle elezioni. Il governo è debole e senza idee. La crisi economica e sociale invece è molto grave. Avremmo bisogno di una premier che metta da parte il suo narcisismo e si decida a chiedere aiuto alle opposizioni. È l’unica possibilità che c’è per evitare il disastro.

25 Marzo 2026

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