Parla la segretaria del Pd
Schlein: “Vincere il Referendum e poi le elezioni nel 2027: per salvare l’Italia e ridarle un futuro”
«Con la riforma Costituzionale la destra vuole mettere il Pm sotto l’influenza dell’esecutivo, cancellando la divisione dei poteri. Sui temi sociali il nostro “percorso di ascolto”»
Interviste - di Piero Sansonetti
La segretaria del Pd in questi giorni è in tour nel Mezzogiorno d’Italia. Impegnata nella campagna elettorale del referendum ma non solo. Anche in una iniziativa che si chiama “percorso di ascolto”. Ieri era a Napoli.
Deve vincere il No?
Sì, c’è un clima crescente di mobilitazione che ci dà tanta fiducia. Possiamo vincere questo referendum e fermare una riforma costituzionale che è sbagliata.
Perché è sbagliata?
Anzitutto perché non migliora in alcun modo l’efficienza della giustizia. Lo dice anche Nordio molto apertamente. Non renderà più veloci i processi, non stabilizzerà i 12 mila precari della giustizia, non aumenterà l’organico negli uffici giudiziari, né migliorerà il ricorso alle misure alternative alla detenzione, quindi non ridurrà il sovraffollamento nelle carceri che ormai è al 138,5% con un tasso record di suicidi, sia tra i detenuti che tra gli agenti di polizia penitenziaria. Questa riforma non tocca neanche uno di questi punti, che sono i punti sui quali bisogna migliorare la giustizia per i cittadini italiani.
Il sistema giustizia è meglio così com’è?
No. Ha tanti limiti e tanti difetti. Ma certo non lo migliori mettendo i giudici sotto il controllo del governo.
Secondo te questa riforma mette i giudici sotto il controllo del governo?
Indebolisce senz’altro l’indipendenza della magistratura.
Con la separazione delle carriere?
Sulla separazione delle carriere ha già fatto molto la riforma Cartabia, che ha separato nettamente le funzioni. Quindi stiamo parlando di qualche decina di magistrati che passano da PM a giudice o viceversa. Non cambi la Costituzione per una questione così limitata.
Ma allora perché la maggioranza di governo ci ha investito tanto?
Vogliono spaccare il CSM.
Non va bene?
No. Lo dico da un punto di vista garantista, venendo io da una solida cultura garantista: mi preoccupa di più un CSM di soli PM che si giudicano tra loro. E poi c’è il problema della polizia giudiziaria.
Cioè?
Il ministro Tajani ha già iniziato a dire che dopo il referendum bisognerà togliere ai Pm il controllo sulla Polizia Giudiziaria. In questo modo, ponendo la Polizia giudiziaria sotto il controllo dei vari ministeri, chiaramente porti la giustizia sotto l’influenza dell’esecutivo. È evidente che il punto è quello.
Questa riforma serve per mettere la giustizia sotto il controllo del potere esecutivo?
Guarda, chi ce lo sta spiegando meglio di tutti è il governo. Prendi le dichiarazioni del sottosegretario Mantovano che dice che la riforma serve a riequilibrare i rapporti tra la politica e la magistratura. Oppure ascolta la Meloni che, quando la Corte dei Conti ha bloccato il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, è immediatamente intervenuta per dire che questa è un’invadenza insopportabile e che con la riforma costituzionale vi facciamo vedere noi chi comanda…
Quindi?
Quindi è questa la pulsione che anima la volontà riformatrice del governo. Ridurre l’indipendenza della magistratura. Io dico che l’indipendenza della magistratura non è a tutela dei magistrati, è a tutela di tutti i cittadini che altrimenti non potranno far valere i loro diritti, perché non hanno i soldi e il potere per far valere le proprie ragioni.
Non c’è il rischio che restando così le cose ci sia una eccessiva vicinanza tra Pubblici Ministeri e Gip?
Io penso che si possa sempre provare a migliorare la nostra giustizia con interventi di tutt’altro tipo, senza rischiare di ricondurre il Pm sotto l’influenza del governo. Quello del Pm dipendente dal governo è un modello che esiste in altri paesi e mi preoccupa.
A cosa ti riferisci?
Dopo l’uccisione da parte di un agente federale dell’Ice, a Minneapolis, di René Nicole Good – che era una poetessa, madre di tre figli, non certo una minaccia alla sicurezza nazionale – sette procuratori federali sono arrivati al punto di dimettersi perché il Dipartimento di Giustizia impediva loro di indagare l’agente federale. Di indagare, non di condannare. Io credo molto nei principi della giustizia giusta e del giusto processo, però qui si sta veramente andando in un’altra direzione con questa riforma.
Che succede se vince il No?
Se vince il No evitiamo una riforma che indebolisce la separazione dei poteri, che è un principio fondamentale della nostra Costituzione e che questa destra rifiuta. I costituenti, la cui autorevolezza è stata costruita sul campo nell’esperienza di aver condiviso la lotta di Liberazione dal regime fascista e dall’occupazione nazista, pur venendo da culture diverse – quella comunista, liberale, socialista, cattolica, azionista – hanno trovato un punto fondamentale di equilibrio che era questo: ogni potere deve incontrare un limite adeguato. Questo principio della separazione dei poteri rimane per noi fondamentale.
La destra non lo rispetta?
La destra lo dice tutti i giorni cosa pensa: che se hai preso un voto in più alle ultime elezioni questo ti legittima a non essere giudicato. E io questo non lo penso. Nordio si è rivolto a me dicendo: “Schlein non capisce che questa riforma servirà anche a loro”. È proprio questo il punto. Io quando vinceremo le elezioni e andremo al governo voglio che ci sia un controllo sul nostro potere.
Il PM Storari ha aperto un’inchiesta sui “rider” sottopagati da Glovo. Affermando la necessità di un limite minimo al salario.
I magistrati stanno sopperendo a una mancanza legislativa, ma lo fanno attuando un principio costituzionale: c’è l’articolo 36 della Costituzione che parla di una retribuzione equa e dignitosa.
Voi chiedete lo scioglimento di CasaPound. Ma non è un atto illiberale sciogliere un gruppo politico?
Il Tribunale di Bari l’altro giorno ha condannato una dozzina di militanti di CasaPound per riorganizzazione del partito fascista e per lesioni. È una sentenza molto importante perché per la prima volta stabilisce che CasaPound tenta di riorganizzare il disciolto partito fascista violando la dodicesima disposizione transitoria e finale della nostra Costituzione e violando la legge Scelba. Quindi la risposta alla tua domanda è no: non è illiberale, è quello che chiede la nostra Costituzione. Al governo non resta che fare quello che noi proponiamo da tempo, cioè sciogliere CasaPound.
Decreto e Ddl sicurezza.
Quelle dei decreti e Ddl sicurezza approvati dal governo sono norme che ci portano più indietro del codice Rocco. Hanno addirittura parificato la resistenza passiva all’aggressione. E sarebbe davvero molto molto grave e inaccettabile limitare le prerogative dei parlamentari nel verificare, come è loro diritto, le condizioni all’interno delle strutture che privano della libertà personale.
Vincerete le elezioni del 2027?
Sì, vinceremo le elezioni. Lo faremo con la coalizione progressista che abbiamo costruito in questi anni e che abbiamo riunito per la prima volta in vent’anni in tutte le regioni. Vinceremo non contro la Meloni ma per le cose che vogliamo fare insieme. E non partiamo da zero ma da tante iniziative condivise che abbiamo messo in campo sul lavoro, sulla difesa della sanità pubblica, sulla scuola e l’università e pure sulle politiche industriali e sul terreno della sicurezza.
Segretaria, oggi sei a Napoli. Qual è la situazione del Mezzogiorno?
Il problema del Mezzogiorno invece di risolversi si è aggravato in questi anni. Siamo di fronte al governo più antimeridionalista della storia repubblicana. Noi abbiamo duramente contestato un’autonomia differenziata fatta senza mettere un euro in più e ignorando i divari territoriali che già il Sud ha pagato troppo. È un governo che ha diminuito il Fondo perequativo Infrastrutturale per il Sud e concentrato tutte le risorse su un unico progetto, dannoso dal punto di vista ambientale ed economico, quello del ponte sullo Stretto di Messina. Levando risorse a infrastrutture fondamentali. È un governo che ha cancellato uno strumento di contrasto alla povertà che si poteva migliorare insieme, ma non eliminare in questo modo riducendo i fondi di contrasto alla povertà, e ha bloccato la nostra proposta per un salario minimo. Sto incontrando in questi giorni – tra la Sicilia ieri, la Campania oggi e pure la Puglia domenica – tanti giovani che ci chiedono di assicurare il loro diritto a restare perché vogliono rimanere dove nascono e crescono. Amano la propria terra, ma con contratti così precari e salari così bassi in troppi si sentono costretti a partire: è nostro dovere occuparci di come garantire opportunità di sviluppo, di investimento e di lavoro dignitoso.
Insieme alla campagna per il referendumstate svolgendo un’altra iniziativa che si chiama “percorso d’ascolto”. In cosa consiste?
Noi abbiamo fortemente voluto accompagnare questo tour che mi sta portando in giro per il paese, con in una mano le nostre ragioni del no al referendum e nell’altra mano una indagine sociale che abbiamo costruito insieme agli esperti universitari per andare a chiedere alle persone come stanno, quali sono le loro condizioni materiali di vita, qual è il loro rapporto con questa sanità pubblica in enorme sofferenza, sapendo che milioni di italiani ormai rinunciano a curarsi perché le liste d’attesa sono troppo lunghe o perché non se lo possono permettere. Lo faremo con un “percorso di ascolto” delle categorie che è iniziato con un bell’appuntamento a Milano fatto insieme alla Fondazione DEMO e insieme a tante personalità del mondo intellettuale, culturale, economico sociale, provando a mettere a fuoco come sta cambiando il mondo e come invece farlo cambiare in una direzione diversa, cioè ritrovando alcuni valori fondamentali: quelli del benessere condiviso, quelli della solidarietà, quelli della giustizia sociale e della giustizia climatica. Cioè un modello di sviluppo diverso, nuovo, che ritrovi un equilibrio sia con le persone che con l’ambiente. Domani (oggi, ndr) avremo il secondo appuntamento che è sull’Italia che coltiva i saperi. Noi vogliamo difendere la scuola pubblica dai tagli e dal ridimensionamento di questo governo, perché un paese che non crede nella sua scuola, è un paese che non crede nel suo futuro.
Giovedì sei stata in Sicilia. Cosa hai visto?
Sono stata a Mazara del Vallo a vedere i territori colpiti nella Sicilia occidentale, perché ero già stata a Niscemi, dove c’è stata una drammatica frana, come sapete. Anche la Sicilia orientale, insieme alla Calabria, insieme alla Sardegna, ha avuto dei danni molto importanti, e quindi sono andata lì a vedere di persona: ho incontrato dei balneari che nel giro di poche ore hanno visto spazzati via dalla violenza delle onde i sacrifici di una vita intera. Hanno bisogno di ripartire in tempo per la bella stagione. I cento milioni che ha stanziato il governo non sono minimamente sufficienti davanti ai danni stimati per due miliardi e mezzo. Noi abbiamo fatto la proposta di usare subito un miliardo stanziato per il ponte di Messina che per il blocco della Corte dei Conti comunque non potrà essere utilizzato, quindi non ha senso tenerlo fermo per una impuntatura ideologica di Salvini e di Giorgia Meloni. E poi abbiamo chiesto di sospendere i tributi per queste famiglie per queste imprese in modo da dargli un attimo di respiro. Purtroppo la destra ha bocciato il nostro emendamento. Continueremo a insistere.
A Mazara ha incontrato anche degli studenti?
Sì, degli studenti liceali che mi hanno raccontato che loro vanno a scuola nel garage di un condominio affittato perché non hanno più una sede. C’è da fare un grande investimento nazionale anche sull’edilizia scolastica, c’è da pagare meglio gli insegnanti che sono tra i meno pagati d’Europa. Anche il riconoscimento economico è importante, se non vogliamo spopolare le aree interne. Gli insegnanti che lavorano nelle aree interne vanno sostenuti di più perché altrimenti è chiaro che la vita è più scomoda, e allora non ci vanno a lavorare lì, e noi aumentiamo le diseguaglianze perché i bambini di quelle aree purtroppo saranno ancora più marginalizzati e rischiano di essere lasciati ancora più indietro. Questo è un grande tema. La scuola e l’università sono sotto attacco. La destra ha quest’idea qui, cioè ha l’idea che il privato funzioni meglio, sia più efficiente, e ha l’idea che alla fine la povertà sia una colpa da espiare, non un problema sociale da affrontare, su cui intervenire.
Scusa. Ma l’urgenza politica immediata, prima ancora del sociale, non è il referendum?
Sono convinta che l’ascolto non ce lo sta mettendo più nessuno, per questo tante persone non vanno più a votare, perché non si fidano più della politica e non pensano che il voto faccia una differenza nelle loro vite. Giorgia Meloni prova ogni giorno a distrarre l’opinione pubblica dalla grande questione sociale ed economica che attraversa il paese, che ha i salari tra i più bassi d’Europa e un’economia ferma al palo nonostante gli investimenti del PNRR, che peraltro andrebbero proseguiti invece che fare l’asse con il paese europeo che in questo momento è più contrario agli investimenti comuni che servono all’Europa per l’autonomia strategica, e all’Italia per il rilancio della manifattura.