Il referendum sposta gli equilibri politici

Meloni si nasconde, un video per mascherare il tonfo referendario: a sinistra il trionfo di Schlein e la sfida di Conte

Meloni assicura in un video che andrà avanti e che non cambierà niente. Invece cambierà molto: dovrà dire addio al premierato. Il leader M5s lancia già le primarie di coalizione

Politica - di David Romoli

24 Marzo 2026 alle 09:00

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Foto LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili
Foto LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili

Elly ha vinto, Giorgia ha perso. La premier non aspetta neppure che lo spoglio sia terminato per riconoscere la sconfitta. Con un video: di farsi vedere a palazzo Chigi per una volta non se ne parla. Meloni prova a nascondere un po’ irritazione e amarezza ma quanto indigeribile sia il boccone si vede lo stesso a occhio nudo e non potrebbe essere diversamente. L’eventualità di una batosta che sarebbe comunque stata pesante a Chigi la avevano giocoforza messa in conto nelle ultime settimane di passione. Ma non così: non con una simile affluenza e tanto scarto, perdendo anche in alcune delle Regioni dove la destra è al governo. Così negare la valenza politica del voto è un esercizio forse inevitabile ma futile.

Nel videomessaggio della mazzata la premier prova comunque a minimizzare: – “Il governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. I cittadini hanno deciso e noi come sempre rispettiamo la loro decisione. Resta chiaramente il rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato”. Qualcosa, anzi molto invece cambia. Il premierato, per esempio, destinato quasi certamente a uscire dai radar. E la legge elettorale: la soglia sarà certamente alzata per sbarazzarsi della spina Vannacci ma non è affatto detto che la Lega, e un po’ anche FI, non approfittino dell’indebolimento della premier per chiedere altre modifiche. Cambierà qualcosa, o forse molte cose, anche al ministero della Giustizia: Delmastro pare in direzione d’uscita. Incerta la sorte del ministro Nordio, che Giorgia vorrebbe difendere e della sua capo di gabinetto Giusi Bartolozzi.

Di elezioni anticipate, però, non se ne parla davvero. Mattarella non le permetterebbe. Dovrebbero essere imposte a Schlein e dopo il ribaltamento negli equilibri politici di ieri non lo si può quasi più fare. Gli alleati non gradirebbero e in realtà non le vuole neppure Meloni. Sa che l’ultimo anno di governo potrebbe trasformarsi in una via crucis ma spera ancora di poter giocare la carta, effettivamente spesso vincente, della rivendicazione di stabilità. Elly Schlein si trova ora nella situazione opposta a quella della rivale. Ha vinto più di ogni altro leader del No. Il risultato di ieri premia la sua sterzata identitaria a sinistra. L’analisi scomposta del voto rivela che i giovani stavolta hanno votato e sono anzi stati determinanti. È un risultato che Elly può in parte almeno ascrivere a se stessa e che rivendica in conferenza stampa: “Possiamo dire che i giovani hanno fatto la differenza”.

Nel suo partito Schlein, che se sconfitta sarebbe stata detronizzata, è ora intoccabile quanto lo è Meloni a destra. Il suo Campo Largo, fino a ieri minacciato dall’ambiguità strategica di Conte, è ora una realtà che nessuno oserebbe più revocare in dubbio. La candidatura a premier però è un’altra storia. Lì Conte intende combattere. Fiuta l’aria e convoca una conferenza stampa a spoglio delle schede ancora in fase quasi iniziale lancia la sua proposta: “Primarie non di partito, non di apparato ma dei cittadini”. Il leader dei 5S accetta così una volta per tutte l’alleanza blindata col Pd ma sfida Elly sul terreno del carisma e della popolarità personale, quello dove ritiene di avere più carte da giocare. La formula che adopera è insieme il riconoscimento del vincolo che la segretaria del Pd è riuscita a imporre e un guanto di sfida: “Schlein ha fatto un gran lavoro. Dopo la stagione Letta il Pd era fissato sull’agenda Draghi che ha fatto deragliare il partito. Lei lo ha compattato. Ha già detto che alle primarie ci sarà ed è giusto”. A Schlein quell’idea non piace affatto. Farebbe riemergere le divisioni nel suo partito. Renderebbe inevitabile una campagna elettorale ad alto tasso di competitività. Però non può chiudere la porta in faccia a Conte e non lo fa: “Restiamo testardamente unitari. Troveremo insieme le modalità per portare avanti questo lavoro unitario. Se le modalità saranno le primarie siamo disponibili”.

24 Marzo 2026

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