Il voto

Chi ha vinto il referendum sulla Giustizia: i risultati della lunga battaglia tra il SÌ del governo Meloni e il NO delle opposizioni

Giustizia - di Redazione Web

23 Marzo 2026 alle 15:29

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Referendum Costituzionale , la chiusura dei seggi — Roma—Italia — Lunedì 23 Marzo 2026 – Politica – (foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse) , Constitutional Referendum, polling stations closing— Rome— Italy , March 23, Monday 2026 – Politics – (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse)
Referendum Costituzionale , la chiusura dei seggi — Roma—Italia — Lunedì 23 Marzo 2026 – Politica – (foto di Cecilia Fabiano/ LaPresse) , Constitutional Referendum, polling stations closing— Rome— Italy , March 23, Monday 2026 – Politics – (photo by Cecilia Fabiano/LaPresse)

Si profila una vittoria del NO al referendum sulla Giustizia promossa dal governo Meloni, almeno secondo quanto emerso dai primi instant ed exit poll pubblicati subito dopo la chiusura dei seggi. Per Swg/La7 il No è avanti con una forchetta del 44-53% contro il 47-51% del Sì. Gli instant poll di YouTrend/Sky indicano la prevalenza del No con una forchetta compresa tra il 49,5% e il 53,5%, col Sì che si attesterebbe invece tra il 46,5% e il 50,5%. I primi exit poll sono quelli di Opinio/Rai che confermano il No in vantaggio tra il 49 e il 53% dei voti, il Sì tra il 47 e il 51%.

Già dopo un’ora dalla chiusura dei seggi l’istituto YouTrend, col suo decision desk, ha “chiamato” la vittoria del No al referendum sulla giustizia. Le prime proiezioni (fatte dunque su dati reali, ndr) sul referendum erano arrivate da Opinio/Rai con copertura del campione del 12 per cento. Il No sarebbe avanti col 53,1 per cento, mentre il Sì sarebbe indietro e stimato al 46,9%. La seconda proiezione del consorzio Opinio per Rai con la copertura del campione del 37 per cento confermava i numeri della prima: il No resta avanti col 53,9 per cento contro un Sì fermo al 46,1 per cento.

A sorprendere, già dalla serata di ieri, l’alta affluenza alle urne: sicuramente al di sopra del 58%. Si votava fino alle 15:00, domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo. “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104,105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?”, si leggeva sulla scheda con il quesito. SÌ oppure NO, le due caselle da barrare. I risultati definitivi arriveranno nel pomeriggio.

Gli italiani erano chiamati a votare per tre grosse modifiche all’ordinamento giudiziario: se la riforma verrà approvata dai Sì, verrà introdotta la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, verrà sdoppiato il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), l’organo di autogoverno dei magistrati, e verrà creata una Alta Corte Disciplinare che si occuperà dei procedimenti disciplinari nei confronti degli stessi magistrati. La riforma prevede anche che i membri del Csm, per due terzi magistrati e per un terzo giuristi, non siano più eletti come avviene ora ogni quattro anni, ma siano nominati tramite sorteggio.

Articolo in aggiornamento 

23 Marzo 2026

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