I guai del meloniano

Delmastro e gli affari con la figlia dell’imprenditore-prestanome del clan Senese: il sottosegretario inguaia di nuovo Meloni

Cronaca - di Redazione

19 Marzo 2026 alle 12:18

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Foto Mauro Scrobogna / LaPresse
Foto Mauro Scrobogna / LaPresse

Riuscirà ancora una volta Andrea Delmastro a superare indenne le nuove polemiche che lo riguardano? Il sottosegretario alla Giustizia, già uscito più o meno “salvo” da altre vicende spinose come quella dello sparo di Capodanno che coinvolse l’ex meloniano Pozzolo, ma soprattutto il caso Cospito, che gli è costato una condanna a otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio per la vicenda dell’anarchico e le parole in aula del compagno di partito Giovanni Donzelli, e che meno di un anno e mezzo fa non tratteneva l’entusiasmo di fronte alla nuova auto in dotazione alle forze dell’ordine per trasportare i detenuti al 41bis, facendo sapere ai cittadini che “non lasciamo respirare chi sta dietro quel vetro”, è nuovamente al centro delle cronache.

Colpa di una inchiesta del Fatto Quotidiano che ha messo in forte imbarazzo anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, soprattutto per l’ormai prossimo voto sul referendum sulla giustizia previsto in questo weekend.

Il quotidiano ha infatti svelato i rapporti tra il sottosegretario, altri esponenti di spicco di Fratelli d’Italia in Piemonte, e l’imprenditore romano Mauro Caroccia, ras della ristorazione nel quartiere Tuscolano attualmente in carcere, condannato in via definitiva a 4 anni per intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa. Caroccia è considerato dai giudici il prestanome del boss della “camorra romana” Michele Senese, detto o’ Pazzo, uomo che ormai da oltre trenta anni comanda gli affari criminali nella Capitale, pur trovandosi a sua volta in carcere.

In particolare Delmastro e altri esponenti biellesi di FdI (l’assessore di Biella Cristiano Franceschini, il consigliere regionale Davide Eugenio Zappalà, la vicepresidente del Piemonte Elena Chiorino) hanno dato vita ad una società che ha intrattenuto rapporti con Miriam Caroccia, figlia di Mauro. La storia inizia infatti col ristorante “Bisteccheria d’Italia” sulla Tuscolana, a Roma: la proprietà fa riferimento alla srl Le 5 Forchette, con capitale sociale di 10 mila euro e sede a Biella: tra i soci il gruppo biellese di Fratelli d’Italia, con Delmastro che spicca col 25% delle quote e il 50 per cento in mano alla studentessa 18enne Miriam Caroccia, che della società è anche amministratrice unica.

La società viene aperta dopo che Caroccia può riprendere le sue attività: nel 2025 cade in Appello per l’imprenditore (e Senese) l’aggravante mafiosa, ma l’imprenditore preferisce far comparire nei registri la figlia. È solo quando il secondo processo d’Appello condanna Caroccia e Senesi, sentenza confermata poi in Cassazione che dispone il carcere per l’imprenditore (che deve scontare 4 anni) che Delmastro vende il suo 25 per cento, mentre gli altri esponenti meloniani alienano le loro quote in favore di Miriam Caroccia.

Delmastro da parte sua si difende sottolineato che la sua storia antimafia “è chiara ed evidente, il mio livello 2 di scorta certamente non nasce per altri motivi se non per la battaglia contro la mafia che stiamo facendo, quindi questo parla per me. Dopodiché si tratta di una società con una ragazza non imputata e non indagata, che poi si scopre essere figlia di; nel momento in cui si scopre, immediatamente, per rigore etico e morale che mi contraddistingue su questa battaglia, mi sono tolto dalla società”, le sue parole a margine delle celebrazioni per i 209 anni del Corpo di Polizia penitenziaria a Napoli.

Ad alimentare le polemiche anche un altro risvolto della vicenda sottolineato dalle opposizioni. La legge sul conflitto di interesse impone a ogni membro del governo di comunicare entro venti giorni ogni variazione patrimoniale, la società G&G costituita da Delmastro non comparirebbe nell’ultima relazione semestrale dell’Antitrust.

di: Redazione - 19 Marzo 2026

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