Congo
Giustizia per Lumumba: in Belgio il primo processo per l’icona dell’anticolonialismo africano, accusato un ex diplomatico
La storia del leader congolese arrestato, torturato, fucilato, fatto a pezzi e sciolto nell'acido. Il Belgio ha chiesto scusa ufficialmente e nel 2022 il dente di Lumumba venne restituito alla famiglia
Esteri - di Antonio Lamorte
Prima persona e anche l’ultima, l’unica, a processo per l’omicidio di Patrice Lumumba, icona del movimento anticoloniale africano, considerato che tutti gli altri sospettati coinvolti nell’indagine sono morti. Ètienne Davignon ha infatti 93 anni, ex diplomatico belga, primo presidente dell’Agenzia internazionale per l’energia e due volte commissario europeo tra gli anni ’70 e ’80, accusato di essere coinvolto nelle torture e nell’eliminazione del primo capo del governo del Congo dopo l’indipendenza dal Belgio, destituito pochi mesi dopo la sua elezione, ucciso e sciolto nell’acido da un gruppo di separatisti nel gennaio del 1961.
Lumumba nato nel 1925 nella provincia del Kazai, in quella che oggi è la Repubblica Democratica del Congo. Allora era però Congo Belga, basata sullo sfruttamento delle risorse come rame, oro, diamanti, uranio – proprio con questo uranio saranno costruite le bombe sganciate sul Giappone. Si era formato in una scuola missionaria, a Stanleyville lavorò nelle poste e si avvicinò all’attivismo, entrò nel gruppo degli évolués, gruppo sociale considerati più civilizzati nello stile della cultura europea. Fu perfino invitato in Belgio da Re Baldovino in visita ufficiale.
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Accusato di appropriazione indebita di fondi dalle poste, si riconobbe colpevole e venne incarcerato per 14 mesi durante i quali scrisse il suo unico libro Libertà per il Congo. Direttore commerciale presso un produttore di birra, partecipò alla fondazione del Movement National Congolais, dall’ideologia nazionalista e multietnica. Di ritorno dalla All African People Conference, prima conferenza panafricanista organizzata ad Accra, si dedicò all’attività politica a tempo pieno e in termini molto meno moderati. La scintilla che portò all’indipendenza esplose il 4 gennaio 1959, quando esplosero delle rivolte contro il divieto di partecipare a un raduno politico. Con l’intenzione di mantenere il controllo sulle risorse del Paese, le autorità belghe aprirono i negoziati e venne fissata al 30 giugno 1960 la data.
Lumumba divenne primo ministro e ministro della Difesa del primo governo, un esecutivo di coalizione, votato dopo le prime elezioni. Ma già all’insediamento, davanti al Re Baldovino, attaccò duramente il neocolonialismo e la schiavitù del popolo congolese. Un discorso passato alla storia ma anche una condanna.
“Di questa lotta, che fu di lacrime, fuoco e sangue, noi siamo fieri fin nel profondo di noi stessi, perché fu una lotta nobile e giusta, una lotta indispensabile per mettere fine all’umiliante schiavitù che ci è stata imposta con la forza. Di ciò che è stata la nostra sorte in 80 anni di regime coloniale, abbiamo ancora le ferite troppo fresche e dolorose perché noi possiamo dimenticarle; abbiamo conosciuto il lavoro sfibrante, preteso in cambio salari che non ci permettevano né di mangiare per saziare la nostra fame, né di vestirci o alloggiare decentemente, né di crescere i nostri figli come creature amate. Abbiamo conosciuto le ironie, gli insulti, le botte che dovevamo subire mattina pomeriggio e sera perché eravamo negri. Chi dimenticherà che a un nero si dava del “tu”, non certo come a un amico, ma perché il ‘voi’ formale era riservato ai soli bianchi? Abbiamo visto le nostre terre spogliate in nome di testi solo nominalmente legali, che non facevano altro che riconoscere la legge del più forte. Abbiamo visto che la legge non era mai la stessa a seconda che si rivolgesse a un Bianco o a un Nero, accomodante per l’uno, crudele e disumana per l’altro. Abbiamo conosciuto le sofferenze atroci dei carcerati per ragioni politiche o religiose, esuli nella propria stessa patria: la loro sorte era davvero peggiore della morte”.
Alle rivolte contro gli europei, alll’ammutinamento dell’esercito, si aggiunse la secessione del Katanga, quarto produttore al mondo di rame. Al rifiuto degli Stati Uniti, Lumumba chiese l’aiuto dell’URSS contro l’intervento dell’esercito belga inviato sul campo. Dopo le stragi dell’esercito nel sud del Kasai e lo scontro tra Lumumba e il Presidente Kasavubu, il primo ministro venne catturato e imprigionato in un campo militare dalle forze di Joseph Désiré Mobutu, che lui stesso aveva nominato Capo di Stato Maggiore e che alle negoziazioni a Bruxelles era stato assoldato come informatore sia dall’intelligence interna che dalla CIA statunitense.
È proprio per questo che è accusato Davignon, che si è sempre proclamato estraneo e innocente: di essere al corrente del trasferimento di Lumumba, con alcuni funzionari del suo governo, nella regione del Katanga. È accusato dalla procura belga di “partecipazione a crimini di guerra” e di essere coinvolto nella “detenzione o trasferimento illecito”. A Elizabethville, nel Katanga secessionista, Lumumba venne torturato e fucilato nel bosco. I suoi corpi fatti a pezzi e sciolti nell’acido. Rimase soltanto un dente. Non è mai stato provato un coinvolgimento diretto del governo belga nell’eliminazione di Lumumba, che ha comunque chiesto scusa ufficialmente per l’accaduto nel 2002. E venti anni dopo il dente di Lumumba, l’unico pezzo rimasto del corpo, portato da un poliziotto in Belgio, venne restituito alla famiglia.