La stretta del Cremlino
Putin come Khamenei, lo Zar teme per la sua sicurezza e per il dissenso interno: il Cremlino blocca internet a Mosca
Esteri - di Carmine Di Niro
La decapitazione del regime iraniano, a partire dalla sua Guida Suprema Ali Khamenei, è stata possibile anche grazie al predominio tecnologico di Stati Uniti ed Israele sull’Iran, che grazie all’uso della rete mobile locale di Teheran hanno tracciato i movimenti e scovato il leader della Repubblica Islamica.
È probabilmente anche questo ad aver spinto Vladimir Putin a far calare un “buio digitale” sulla capitale russa Mosca. Come in Iran, dove dallo scoppio del conflitto scatenato dall’offensiva congiunta di Stati Uniti ed Israele contro il regime il 28 febbraio scorso le autorità di Teheran hanno completamente bloccato le connessioni ad internet, anche a Mosca da oltre una settimana è ferma la rete dati dei cellulari.
Il governo ha pubblicamente motivato la scelta parlando di “ragioni di sicurezza” non meglio specificate. La ricaduta di questa decisione, nella vita quotidiana dei 13 milioni di cittadini della capitale, è che è impossibile dai propri smartphone effettuare pagamenti tramite app, le mappe non funzionano, così come le chat.
Da tempo ormai il Cremlino opera periodicamente per bloccare internet nel Paese, con l’obiettivo di reprimere ogni forma di possibile dissenso: in questo senso vanno lette le censure che hanno colpito i principali social network “occidentali” come Facebook, Instagram e più recentemente WhatsApp e soprattutto Telegram, l’app di messaggistica più popolare del Paese. Il governo sta da tempo promuovendo la diffusione di un servizio di messaggistica alternativo, MAX, controllata dal gruppo digitale di Stato VKontakte e gestita dal banchiere personale di Putin Stepan Kovalchuk e Mikhail Shelomov (figlio di un cugino dello Zar), che secondo numerosi esperti ed analisti è un metodo del regime per controllare le conversazioni private dei cittadini.
Il blocco che da due settimane coinvolge la rete dati dei cittadini di Mosca è però senza precedenti, così come le sue ragioni ancora poco chiare. Diverse le ipotesi formulate al momento: una delle possibilità è che il Cremlino, proprio come l’alleato iraniano, stia testando sistemi di blocco totale delle connessioni proprio sul modello di Teheran, dove le reti sono bloccate anche durante i bombardamenti di Stati Uniti ed Israele ed in passato erano oscurate ogni volta che era in corso una protesta contro il regime per impedire ai manifestanti di coordinarsi e di rendere pubblici gli atti di repressione.
Altra ipotesi è che il blocco in corso nella capitale, e che negli scorsi mesi aveva riguardato anche altre parti della Russia, sia legato ai test in corso per sviluppare un nuovo sistema di censura statale, chiamato “whitelist”. In sostanza al Cremlino si starebbe sviluppando una lista di siti approvati, che potranno essere visitati liberamente in futuro: quelli fuori da questa “whitelist”, che contengono informazioni sgradite al regime di Putin, asranno bloccati. Il blocco attuale a Mosca sarebbe legato proprio ai test in corso del nuovo sistema di censura.