La censura di Stato
WhatsApp bloccato in Russia, stretta del regime di Putin contro l’app: il Cremlino vuole sostituirla con MAX
Esteri - di Carmine Di Niro
Ormai non dovrebbe più sorprendere, ma in Russia prosegue senza sosta la stretta sulla libertà dei cittadini da parte del regime di Vladimir Putin. Questa volta nel mirino del Cremlino è finita WhatsApp, la più popolare app di messaggistica al mondo, parte dell’universo Meta (che possiede già Facebook ed Instagram).
Già in passato il governo russo aveva più volte bloccato temporaneamente l’accesso all’applicazione, o rallentato il suo funzionamento, ma questa volta le indicazioni di Mosca nei confronti di WhatsApp sono più severe.
Se infatti in passato le accuse erano quelle di violare le leggi locali sulla comunicazione su Internet, oggi WhatsApp è “semplicemente” sparito dalla lista di app e sito accessibili nel Paese. Lo ha confermato direttamente anche il Cremlino tramite il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov, che ha sottolineato come il blocco sia stato causato dalla “riluttanza” di WhatsApp a conformarsi alla legge russa. “Per quanto riguarda il blocco di WhatsApp, è stata effettivamente diffusa una nota delle autorità competenti che afferma che, a causa della riluttanza dell’azienda a conformarsi alla legge russa, questa decisione è stata presa e attuata”, ha dichiarato il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov.
D’altra parte i rapporti tra il regime di Putin e Meta sono ai minimi termini da tempo: già nel 2022, a seguito dell’invasione in Ucraina, la Russia aveva definito Meta un’organizzazione terroristica e aveva già bloccato l’uso nel Paese di due social network del gruppo, Facebook e Instagram.
WhatsApp ha commentato il blocco imposto dalla Russia dicendo in un comunicato che “oggi il governo russo ha tentato di bloccare completamente WhatsApp nel tentativo di indirizzare gli utenti verso un’app di sorveglianza di proprietà statale. Cercare di isolare oltre 100 milioni di persone da comunicazioni private e sicure è un passo indietro e può solo portare a una minore sicurezza per le persone in Russia”.
Dietro il blocco di WhatsApp da parte del governo russo c’è una evidente volontà di dare una ulteriore frenata alle libertà dei cittadini. Lo stop all’app è arrivato a sole 24 ore di distanza dalla decisione da parte delle autorità russe di limitare l’accesso a un’altra popolare app di messaggistica, Telegram, accusandola di non fare abbastanza per proteggere i dati personali degli utenti.
L’obiettivo è quello di promuove/costringere gli utenti a a migrare verso un servizio concorrente controllato dallo Stato, MAX, che dall’inizio di settembre è installato su tutti i cellulari, i tablet e le smart tv venduti in Russia. Secondo dissidenti ed esperti di tecnologia si tratta di un escamotage per controllare le conversazioni private dei cittadini.