Il caso di Casal del Marmo

Il Paese delle leggi anti-maranza

Che fine fa l’ articolo 27 della Costituzione? Sarebbe ora di uscire fuori dal mare del populismo penale. E pensare al futuro delle giovani generazioni

Giustizia - di Vincenzo Scalia

13 Marzo 2026 alle 17:30

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Photo credits: Sergio Oliverio/Imagoeconomica
Photo credits: Sergio Oliverio/Imagoeconomica

Nell’Italia di Mare Fuori, del decreto Caivano, di quello anti-Maranza, emerge l’inchiesta sulle torture avvenute nel carcere minorile di Casal del Marmo. Dieci agenti dell’IPM romano, il più grande d’Italia, finiscono sotto inchiesta per avere commesso gravi abusi fisici nei confronti di minori detenuti, in particolare di origine straniera. Nell’attesa che l’accertamento delle responsabilità faccia il suo corso, appare utile riflettere sulla vicenda, sotto tre aspetti: la rappresentazione della devianza minorile di questi ultimi anni, le politiche penali conseguenti, il razzismo istituzionale.

Dai tempi del lockdown, in Italia, ha preso piede la costruzione della devianza minorile come il principale problema del nostro Paese. Una rappresentazione dicotomica, lanciata dalla serie televisiva Mare Fuori, che raccontava di giovani che scelgono di sprofondare in un destino criminale malgrado il sostegno degli operatori penitenziari. Una mistificazione della realtà, prontamente recepita dalle altre articolazioni dell’apparato mediatico, e fatta propria da quelle forze politiche che, sin dai tempi di Bibbiano, puntavano a liquidare uno dei migliori sistemi penali minorili del mondo, studiato e copiato a livello internazionale per la residualità della pena e l’attenzione rivolta alla crescita del minore. Siamo arrivati ai decreti che smantellano nei fatti il sistema penale minorile.

Dall’approvazione del decreto Caivano, i minori reclusi sono aumentati del 60%. Una percentuale che il decreto anti- Maranza minaccia di fare impennare. Alla crescita della popolazione detenuta, non corrisponde un miglioramento delle strutture penitenziarie, né un’assunzione del personale proporzionale ai bisogni del nuovo contesto, o una diversa formazione. Ne consegue un deteriorarsi dell’ambiente penitenziario, in una cornice dove l’ideologia e le pratiche contenitive la fanno da padroni. Last but not least, gli operatori degli Istituti Penali per Minori, si sentono legittimati in maniera energica dalle rappresentazioni esterne, nonché da provvedimenti legislativi che fanno della repressione il principio cardine. Due aspetti che si sommano al razzismo di vasti settori della società italiana, ormai sedimentato da un quarantennio. E da quello istituzionale delle forze di polizia.

Come asserito un anno fa dall’ECRI. E come emerge da vari, tragici, episodi di cronaca, non ultimo, quello di Rogoredo. Inoltre, bisogna preoccuparsi seriamente per la cadenza regolare con cui emergono casi di torture all’ interno del sistema penitenziario italiano. I diritti umani, già precari al di qua dei cancelli, si annullano del tutto all’interno. Che fine fa l’ articolo 27 della Costituzione? Sarebbe ora di uscire fuori dal mare del populismo penale. E pensare al futuro delle giovani generazioni. Cominciando col dare la cittadinanza a chi nasce e cresce in Italia. Perché il futuro dei giovani coincide con quello di tutto il Paese.

13 Marzo 2026

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