Esplode l'affaire Bartolozzi
Referendum travolto dall’affaire Bartolozzi: il SÌ scende in campo e fa campagna per il NO
Vedremo come andrà a finire. Il fronte del No, se vincerà, almeno un mazzo di fiori a Giusi Bartolozzi dovrà offrirlo.
Politica - di Piero Sansonetti
Giusi Bartolozzi ha fatto un bel guaio. Le sue dichiarazioni dell’altra sera hanno mandato in tilt lo stato maggiore del centrodestra. In pratica ha auspicato l’abolizione della magistratura e ha sostenuto che la magistratura non è uno dei tre poteri dello Stato ma è un plotone di esecuzione. Ha detto queste frasi con la voce strozzata, con un atteggiamento di esaltazione.
Giusi Bartolozzi non è un personaggio secondario. Nei piani alti della politica italiana, e anche dell’informazione, si sa benissimo che è lei il capo del ministero della Giustizia. Sì, sì, Nordio ha un ruolo, specie di immagine, perché a Giusi non piace apparire; ma chi capisce, chi decide, chi detta le linee, chi prende le decisioni è Giusi, ex magistrata, molto esperta. Anche Nordio è un ex magistrato, ma non ama faticare troppo sulle leggi o sulle questioni specifiche del suo ministero. È lui che fa le dichiarazioni, che va in Tv, ma non è il deus ex machina del ministero. E quando sbaglia dichiarazione, di solito, è proprio Giusi Bartolozzi a riprenderlo e a correggerlo. È lei la Dea ex machina.
L’altra sera le parti si sono invertite.
- Bartolozzi getta la maschera, la fedelissima di Nordio sul referendum: “Col Sì ci togliamo di mezzo la magistratura”
- Giorgia Meloni e la volata per il Sì, sul referendum dice: “Riforma né di destra né di sinistra”
- Referendum, Meloni in campo e all’attacco sul voto: “Magistrati ci impediscono di governare, se vince il No non ci dimettiamo”
All’onorevole Bartolozzi, ex deputata di Forza Italia, è scappata la frizione, come si dice (forse anche perché ormai nelle automobili la frizione è quasi sparita…) e l’ha sparata grossa. Facendo in modo del tutto evidente un piacere formidabile ai sostenitori del No. Che finora si erano trovati a dover riparare ogni volta le sparate fuori luogo dei vari Gratteri, Di Matteo e compagnia, gente poco abituata alla politica e un po’ troppo amanti delle manette per potere trovare il posto giusto in una campagna del No che abbia almeno alcune sfumature di garantismo. Stavolta invece il No raccoglie il regalo: “La destra vuole abolire la magistratura! La destra vuole la dittatura!”. Meloni è furibonda. Pare che l’altra notte volesse che la Bartolozzi fosse cacciata su due piedi, ma Nordio ha fatto muro. Nordio non è un gran politico, ma è un tipo solido. Naturalmente la Bartolozzi ha detto semplicemente quel che pensa. Forse anche perché è molto arrabbiata dal momento che a processo per l’affare Almasri (il tagliagole libico lasciato scappar via dalla prigione per colpa del governo italiano) ci andrà solo lei. Nordio e Piantedosi, che hanno combinato il pasticcio, se la sono cavata grazie all’immunità ministeriale votata dalla maggioranza in Parlamento. E lei sta col cerino in mano, e rischia grosso.
Il problema dello schieramento del Sì è proprio questo. L’incapacità ad essere un pochino coerenti. È una campagna elettorale, dettata da Giorgia Meloni, nella quale per sostenere la bontà di una riforma garantista si usano gli argomenti più forcaioli possibile. La verità è che questa riforma non assomiglia in nulla alle politiche e alle idee di giustizia della destra. Che, a parte la parentesi berlusconiana, è sempre stata e resta forcaiola in modo molto robusto. La destra vuole riempire le prigioni e odia i magistrati che assolvono. Specie se assolvono i più poveri o addirittura liberano i migranti. Tanto li odia che ha impostato questa campagna elettorale scagliandosi contro la parte garantista della magistratura, non contro i settori giustizialisti. La riforma vuole la separazione delle carriere per limitare i poteri ai Pm.
Attualmente i Pm, avendo una formidabile forza di influenza sui Gip e sui Gup, ma spesso anche sui giudici di primo grado, riescono a riempire le carceri di imputati, anche innocenti, facendogli scontare la pena prima della sentenza. Quasi un terzo dei prigionieri è in attesa di giudizio definitivo. Con la separazione questo loro potere dovrebbe essere almeno in parte limitato. Ed è ciò che fa infuriare Gratteri. Il problema è che fa infuriare anche gran parte non solo dei dirigenti della destra, ma anche del loro elettorato. Recentemente ho sentito il capogruppo di Forza Italia, Maurizio Gasparri, pronunciare questa frase: “Beh, se l’hanno arrestato, qualche ragione ci sarà”. Si riferiva a un palestinese, ma voi capite che se il capo dei deputati del partito di Berlusconi spiega che se un Pm ti arresta vuol dire che sei colpevole, poi vaglielo a spiegare a un cittadino normale che tu vuoi la separazione delle carriere per limitare i poteri del Pm di arrestare la gente. E certo anche Tajani che dice “io sono una persona perbene perché non ho mai ricevuto avvisi di garanzia”, beh, non è che aiuti…
Del resto le spiegazioni che ha dato la Meloni, per sostenere la riforma, nell’intervista a Giordano e poi nel video dell’altro giorno, sono tutte abbastanza traballanti. Ha detto che serve a rendere più veloce la giustizia. No, non interviene su questo punto. Ha detto che aumenterà la sicurezza. No, casomai il contrario. In una società libera, aumentare il grado della libertà non equivale ad aumentare la sicurezza. In genere, per aumentare la sicurezza devi diminuire le libertà. L’ideale è lo Stato di polizia. Poi ha detto che la riforma servirà a inchiodare i magistrati alle loro responsabilità. No, non è vero, non c’entra niente questa riforma con la questione della responsabilità civile. Ha detto che servirà a impedire che i migranti siano liberati dai Cpr. Grazie a Dio anche questo non è vero. Anzi, probabilmente, permettendo alla magistratura giudicante di essere più libera, indipendente, sia dai Pm sia dal governo, aumenterà il potere dello Stato di diritto e quindi renderà più difficile la repressione e la detenzione amministrativa.
È una campagna elettorale che procede davvero sghimbescia. Gli schieramenti per il Sì e per il No non corrispondono alle idee garantiste e quelle giustizialiste. Anche nello schieramento del No ci sono parecchie contraddizioni. Basta dire che una parte consistente del fronte garantista di sinistra si è schierato per il No. Proprio su questo giornale hanno scritto, pronunciandosi contro il Sì, personaggi che fanno parte da decenni del garantismo più rigoroso e coerente, come Marco Boato, o Stefano Anastasia, o Goffredo Bettini. E poi c’è per il No uno dei padri storici del garantismo, un socialista libertario (e persino un po’ trotzkista…) come Rino Formica. Vedremo come andrà a finire. Il fronte del No, se vincerà, almeno un mazzo di fiori a Giusi Bartolozzi dovrà offrirlo.