Super Mario sfida la Casa Bianca

Nintendo contro Trump, il colosso dei videogames fa causa per i dazi: richiesta di rimborso dopo la sentenza della Corte Suprema

Economia - di Redazione

9 Marzo 2026 alle 13:36

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Nintendo contro Trump, il colosso dei videogames fa causa per i dazi: richiesta di rimborso dopo la sentenza della Corte Suprema

Anche Super Mario vuole indietro i suoi soldi dal governo statunitense. Nintendo, il colosso giapponese dei videogames “padre” di personaggi iconici come l’idraulico baffuto nato dal geniale autore Shigeru Miyamoto, ha presentato venerdì 6 marzo una causa presso la US Court of International Trade: nel ricorso presentato la società con sede a Kyoto chiede un rimborso dei dazi pagati al governo statunitense a seguito delle tariffe straordinarie imposte da Donald Trump tramite l’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act, ndr), una legge sui poteri economici di emergenza del 1977 invocata come base per imporre i dazi ai partner economici degli Stati Uniti evitando il ricorso al voto Congresso.

Una misura che, come noto, era stata bocciata dalla Corte Suprema con un voto sorprendente il 20 febbraio scorso, quando anche i giudici di orientamento conservatore si erano espressi contro il governo Trump. Tre giorni dopo le autorità doganali americane avevano quindi imposto lo stop alla riscossione, mentre dalla Casa Bianca si era corsi al riaperto facendo entrare in vigore nuovi dazi al 15 per cento, questa volta con base giuridica il Trade Act del 1974, che riconosce al presidente questo potere con alcune limitazioni, come il limite del 150 giorni delle misure.

Ma dopo quella sentenza della Corte Suprema, è partita la corsa delle aziende non-Usa danneggiate dai dazi a chiedere un rimborso per quanto pagato con i dazi: le cifre variano e oscillano tra i 130 e i 170 miliardi di dollari.

In testa proprio Nintendo, che nella sua causa alla US Court of International Trade evidenzia che quei dazi cancellati dalla Corte Suprema sono stati “riscossi illegalmente” e ora dunque pretende un “rimborso tempestivo”, il pagamento delle spese legali e qualsiasi “ulteriore risarcimento che possa essere giusto e appropriato”. La ricaduta per la società nipponica è stata evidente in particolare per le vendite e i pre-ordini della Switch 2, l’ultima console di Nintendo: la compagnia di Kyoto ha dovuto subire gli effetti delle tariffe di Trump proprio quando si stava preparando a distribuire la Switch 2 sul mercato statunitense, venendo costretta a sospendere temporaneamente i pre-ordini negli Usa per valutare l’impatto economico dei dazi. Alla fine la console era stata lanciata al prezzo previsto, ma con aumenti di prezzo su diversi accessori.

Nintendo non è l’unica grande azienda a contestare le tariffe e a farlo adendo vie legali. Anche FedEx, Dyson, CostCo e L’Oreal hanno presentato una causa presso la stessa corte, chiedendo un rimborso completo dei dazi pagati. Contro la Casa Bianca si stanno muovendo anche entità pubbliche: è il caso di un gruppo di 24 Stati americani che hanno annunciato di aver intentato una causa contro i nuovi dazi sulle importazioni.

di: Redazione - 9 Marzo 2026

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