Il raid preventivo

Trump smentito dal Pentagono, le bugie sull’Iran: “Nessuna indicazione che Teheran volesse colpire basi Usa nel Golfo”

Esteri - di Redazione

2 Marzo 2026 alle 12:18

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Trump smentito dal Pentagono, le bugie sull’Iran: “Nessuna indicazione che Teheran volesse colpire basi Usa nel Golfo”

Una smentita imbarazzante che certamente non avrà fatto piacere alla Casa Bianca. È quella che arriva dal Pentagono, sede del ministero della Difesa statunitense, che sottolinea le dichiarazioni a dir poco allarmistiche pronunciate dal presidente Donald Trump per giustificare l’attacco congiunto assieme all’alleato Israele nei confronti dell’Iran, con la morte sabato 28 febbraio della sua Guida suprema l’ayatollah Ali Khamenei.

Nessuna informazione in mano alla Difesa americana indicava la possibilità di un attacco iraniano agli Stati Uniti, o le capacità dei missili in mano al regime di Teheran di poter colpire obbiettivi Usa sul territorio americano. A dirlo sono stati all’agenzia Reuters funzionari del Pentagono sentiti nel corso di un briefing a porte chiuse al Congresso domenica, durato circa 90 minuti durante il quale membri democratici e repubblicani di diverse commissioni per la Sicurezza Nazionale, sia al senato che alla Camera, hanno ascoltato gli ultimi aggiornamenti dei funzionari di Arlington.

Insomma, non era vero quanto riferito più volte da Trump, ovvero che l’offensiva in Iran fosse giustificata non solo dalla volontà di un “regime change” nel Paese, in palese violazione del diritto internazionale, ma anche dalla possibilità concreta che Teheran potesse sferrare attacchi preventivi contro le forze degli Stati Uniti presenti in Medio Oriente.

D’altra parte erano ormai giorni che Israele e Stati Uniti preparavano la loro offensiva, anche durante i colloqui tenuti in Svizzera tra le delegazioni di Casa Bianca e regime iraniano. Secondo Barack Ravid e Marc Caputo, giornalisti di Axios sempre molto informati e attendibili riguardo i piani interni alla Casa Bianca e sui rapporti sull’asse Washington-Tel Aviv, i due Paesi erano pronti ad attaccare già sabato 21 febbraio, quattro giorni dopo l’incontro diplomatico poco soddisfacente con i rappresentanti iraniani a Ginevra.

Un ordine fermato e rinviato, forse per il maltempo a Teheran che avrebbe reso più complicati i bombardamenti, o forse per problemi legati al coordinamento tra le intelligence statunitensi ed israeliane.

Nel suo retroscena Axios inoltre fornisce due versioni sui preparativi: stando ad alcune fonti, gli Stati Uniti avrebbero deciso proseguire i colloqui diplomatici con la controparte iraniana in Svizzera il 26 febbraio, con l’obiettivo di mostrarsi ancora disposti a trattare mentre si preparava già l’offensiva; stando ad altre fonti del giornale, invece, i colloqui del 26 febbraio sarebbero stati autentici, pur con la convinzione tra gli alti funzionari dell’amministrazione Trump che, se l’Iran non avesse accettato tutte le condizioni imposte dal governo americano, sarebbe iniziata la guerra.

di: Redazione - 2 Marzo 2026

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