La sentenza a Bergamo
Omicidio di Sharon Verzeni, ergastolo per Sangare che la uccise a coltellate a Terno d’Isola:
Ergastolo per Moussa Sangare. È questa la sentenza stabilita dai giudici della Corte d’Assise di Bergamo, presieduta da Patrizia Ingrascì, al termine della camera di consiglio durata oltre 4 ore. Sangare era alla sbarra per l’omicidio di Sharon Verzeni, la 33enne uccisa a coltellate nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo.
A Sangare sono state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi oltre alla minorata difesa, essendo il delitto accaduto di notte e ai danni di una donna da sola.
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La difesa dell’uomo, rappresentata dall’avvocato Tiziana Baccicca, aveva chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. “L’impressione è che oggi si stia dando una particolare importanza alla confessione del signor Sangare, trascurando una serie di elementi che a mio avviso danno per non responsabile il mio assistito”, aveva spiegato in aula l’avvocato che, pur sottolineando la presenza di Sangare sulla scena del delitto, aveva ricordato come il suo assistito si era successivamente definito “testimone di quell’omicidio” mentre l’iniziale confessione arrivava “da un soggetto disturbato”. Nel difendere il suo assistito, l’avvocato aveva poi ricordato come non sono state trovate “tracce di sangue o di Dna” dell’imputato e sono elementi che “vanno a sostenere la fragilità di confessione che va presa con le pinze”, così come erano assente tracce biologiche dalla casa di Sangare, “nemmeno sotto al divano dove Sangare dice di aver messo il coltello”.
Di tutt’altro avviso il pubblico ministero Emanuele Marchisio. “Non è pazzo e non ha agito a casaccio”, le parole del pm ribandendo la richiesta di ergastolo. Per l’accusa infatti Sangare conosce dettagli che solo l’aggressore può conoscere: la coltellata che rimbalza” è un ‘dettaglio’ “che non è finito sui giornali”. “Lui conosce il numero delle ferite e il dettaglio di questa coltellata che rimbalza – ha affermato Marchisio – e lui dice di essere rimasto scioccato non per aver ucciso una donna, ma perché la coltellata rimbalza. Da qualsiasi punto la si veda Sangare è la persona che ha commesso il fatto”.
Alla lettura della sentenza i genitori di Sharon, Bruno Verzeni e Maria Teresa Previtali, sono scoppiati in lacrime, così come il compagno della vittima, Sergio Ruocco, la sorella e il fratello della vittima, Melody e Cristopher Verzeni. Sangare dopo la sentenza è stato scortato fuori dall’aula dagli agenti della penitenziaria per fare rientro in carcere. ““Non si può mai essere soddisfatti di queste cose”, sono state le prime parole del padre di Sharon dopo la sentenza.