La repressione di Teheran

Iran, condanna per il Nobel per la pace Mohammadi: altri 6 anni di reclusione, le sue condizioni di salute peggiorano

Esteri - di Redazione

9 Febbraio 2026 alle 18:00

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Iran, condanna per il Nobel per la pace Mohammadi: altri 6 anni di reclusione, le sue condizioni di salute peggiorano

Condanne su condanne, che rischiano di tenere a lungo in carcere Narges Mohammadi.

Il premio Nobel per la pace iraniano deve fare i conti ancora una volta con la “giustizia” del regime dell’ayatollah Khamenei: nelle scorse ore l’attivista e vice-presidente del Centro dei Difensori dei Diritti Umani, 53 anni, è stata ritenuta colpevole di “raduno” e “collusione” per attività di propaganda.

Si tratta in sostanza dell’accusa di cospirazione, che le costa una condanna a sei anni di carcere. Alla pena si aggiunge il divieto di due anni di lasciare l’Iran e di due anni d’esilio nella città di Khosf, nella provincia orientale del Khorasan meridionale. A renderlo noto è stato il suo avvocato, Mostafa Nili.

Non una novità, purtroppo, per Mohammadi. Lo scorso 12 dicembre l’attivista, insignita del premio Nobel nel 2023, era stata arrestata e picchiata dai Pasdaran a Mashhad, dove è attualmente detenuta nel nord-est dell’Iran, mentre partecipava alle esequie di Khosrow Alikordi, un noto avvocato dei diritti umani trovato morto nel suo ufficio in circostanze sospette.

Le recenti proteste esplose nel Paese, scoppiate a pochi giorni da Capodanno e represse nel sangue dal regime con migliaia di morti tra i manifestanti, Mohammadi le ha potute “osservare” solamente dal carcere di Mashhad.

La sua situazione legale si fa sempre più complicata e pesante. Secondo la Narges Foundation, che sostiene la sua lotta civile, Mohammadi ha ora a carico condanne per 44 anni di carcere in totale, dopo aver trascorso in carcere 17 anni.

A preoccupare maggiormente allo stato attuale è però il suo stato di salute, aggravato dallo sciopero della fame di sei giorni, ora interrotto, che aveva iniziato il 2 febbraio contro la sua detenzione “illegale”.

La sua “cartella clinica”, come riferiscono dalla fondazione che porta il suo nome, evidenzia condizioni sempre più gravose tra “attacchi di cuore, dolori al petto, pressione alta, nonché problemi al disco spinale e altre malattie, la sua continua detenzione è pericolosa per la sua vita e costituisce una violazione delle leggi sui diritti umani”, si legge nella nota della Fondazione. Per questo si rende necessario che Mohammadi “possa accedere costantemente al suo team medico e continuare le cure”, scrivono dalla Fondazione, ricordando che questo è un diritto non garantito ai detenuti nella Repubblica islamica.

di: Redazione - 9 Febbraio 2026

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