Italia deferita all'Assemblea degli Stati

Caso Almasri, l’Italia va alla sbarra: la Cpi deferisce il nostro Paese

I giudici della Camera preliminare della Corte contestano il mancato rispetto dei propri obblighi internazionali per non aver proceduto alla richiesta di arresto e consegna del torturatore libico.

Politica - di Angela Stella

28 Gennaio 2026 alle 18:30

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L’Italia è stata deferita all’Assemblea degli Stati parti che aderiscono allo Statuto di Roma della Corte penale internazionale per il caso Almasri. La decisione è stata presa dai giudici della Camera preliminare della Cpi. La prossima riunione dell’Assemblea – che discuterà il dossier – è in programma a dicembre.

Dunque, ad un anno e sei giorni dalla scarcerazione e restituzione alla Libia del generale ricercato per crimini di guerra e contro l’umanità, il ‘caso Almasri’ fa parlare ancora una volta di sé. I giudici dell’Aja contestano al nostro Paese il mancato rispetto dei propri obblighi internazionali per non aver proceduto alla richiesta di arresto e consegna del torturatore libico. Almasri, infatti, arrestato a Torino il 19 gennaio dello scorso anno, era stato due giorni dopo scarcerato e rimpatriato nel suo Paese a bordo di un aereo di Stato senza preavviso o consultazione con la Cpi. In un documento inviato lo scorso 31 ottobre alla Cpi il governo italiano aveva assicurato che ci sarebbe stata una revisione delle norme che regolano la cooperazione con la Corte penale internazionale, per evitare i corto circuiti che si sono verificati nella vicenda Almasri. Aveva inoltre ribadito che il generale libico è stato rimpatriato “per motivi di sicurezza nazionale”.

I giudici, tuttavia, hanno preso atto dell’impegno dichiarato dal governo italiano ma hanno rilevato che tali aperture sono “subordinate” a limiti e riserve che mettono in dubbio la disponibilità dell’Italia a “cooperare pienamente”. Roma ha subordinato la cooperazione a “interessi di sicurezza nazionale, posizione geopolitica e legislazione costituzionale e interna”, “argomentazioni già respinte”: “il diritto interno”, evidenziano i giudici, “non può essere invocato per giustificare una mancata cooperazione”. “Alla luce delle difficoltà e delle ambiguità riscontrate” nel caso Almasri, si legge ancora nel testo della decisione, “la maggioranza” dei giudici “ritiene che non sia chiaro se oggi l’Italia sarebbe in grado e disposta a cooperare pienamente con la Corte nell’arresto e nella consegna di persone ricercate, indipendentemente dalla loro nazionalità”.

Pur prendendo atto delle dichiarazioni del governo sull’intenzione di rispettare gli obblighi internazionali, la Camera rileva che Roma non ha chiarito “l’impatto dei procedimenti interni” archiviati dal Parlamento nei confronti dei due ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e del sottosegretario Alfredo Mantovano “sulla mancata cooperazione, né se sono in corso conflitti di attribuzione davanti alla Corte costituzionale”. Resta inoltre irrisolto, si evidenzia, il nodo del mancato ricorso alla procedura prevista dall’articolo 97 dello Statuto di Roma per segnalazione delle difficoltà nell’esecuzione delle richieste della Corte. La maggioranza rileva infine carenze di trasparenza nella trasmissione delle informazioni, alcune delle quali risultano “contraddette dagli atti”.

La decisione sarebbe potuta essere ancora più pesante per Roma: c’era infatti anche l’ipotesi di un deferimento al Consiglio di sicurezza dell’Onu, con un dibattito al Palazzo di vetro di New York che sicuramente avrebbe rappresentato un duro colpo all’immagine del governo. Le tre giudici – una delle quali (la giudice romena Iulia Motoc) ha peraltro espresso la sua dissenting opinion anche sulla misura più ‘leggera’ – hanno invece optato per il deferimento all’Assemblea degli Stati parte della Cpi, che è l’organo legislativo e di controllo gestionale della Corte ed è composta dai rappresentanti degli Stati che hanno ratificato o aderito appunto allo Statuto di Roma. Il deferimento non comporta sanzioni automatiche, ma apre un confronto politico all’interno dell’Assemblea.

Su Almasri è aperto anche quindi il fronte interno. La Camera dei deputati ha negato le richieste di autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Nordio e Piantedosi e del sottosegretario Mantovano, archiviando il procedimento a loro carico. All’attenzione della procura ordinaria resta la posizione della capa di Gabinetto di via Arenula, Giusi Bartolozzi, accusata di false dichiarazioni al pm. La maggioranza su questo intende sollevare davanti alla Corte Costituzionale il conflitto di attribuzione nei confronti del Tribunale dei ministri e della Procura di Roma. La decisione è attesa per inizio febbraio.

28 Gennaio 2026

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