La mossa del presidente
Caos Minnesota, Trump allontana il comandante del Border Patrol Bovino e i suoi agenti: scaricato dopo la morte di Pretti
Gregory Bovino si appresta a lasciare il Minnesota, e con lui diversi agenti federali della Border Patrol, la forza di polizia federale che si occupa di immigrazione e controllo dei confini che assieme all’ICE hanno partecipato alle retate anti-immigrati delle ultime settimane nello Stato, in cui si sono registrate le morti di due manifestanti, prima Renee Good e lo scorso fine settimana Alex Pretti.
Il 55enne di origini italiane, che da trent’anni fa parte della Border Patrol e che da ottobre 2025 è stato nominato da Trump come comandante delle operazioni anti-immigrazione, riportando direttamente alla segretaria del Dipartimento di Sicurezza Interna Kristi Noem, non è stato però rimosso dal suo incarico.
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La Casa Bianca ha infatti smentito alcuni retroscena riguardanti una rimozione di Bovino da comandante della Border Patrol. “Bovino non è stato sollevato dai suoi incarichi”, ha scritto su X la vicesegretaria del dipartimento Tricia McLaughlin ribadendo il messaggio della Casa Bianca secondo cui Bovino “è una parte fondamentale della squadra del presidente e un grande americano”.
Nei prossimi giorni però Bovino verrà riassegnato al suo precedente incarico di supervisione del Border Patrol in California.
D’altra parte era stato lo stesso Donald Trump ad annunciare un cambio della guardia in Minnesota, dove la Casa Bianca manderà Tom Homan, già definito “lo Zar dei confini”, un funzionario che si occupa di immigrazione e che dovrà supervisionare le attività dell’ICE.
Homan, che in passato aveva lavorato anche con l’amministrazione Obama, non è certamente una “colomba”: nel 2018, durante il primo mandato di Trump, sostenne la politica di togliere i figli piccoli alle famiglie migranti e di chiuderli in gabbie di ferro in centri di detenzione. Allo stesso tempo è favorevole ad azioni più “selettive” nel contrasto all’immigrazione, limitando i grandi “rastrellamenti” che avevano visto protagoniste ICE e Border Patrol.
Anche per Trump era diventato necessario un cambio di passo e l’allontanamento di Bovino dal Minnesota. Il capo del Border Patrol, diventato una star nell’universo MAGA, con le sue uscite era diventato difficilmente difendibile anche per la Casa Bianca: lui, come anche la ministra per la Sicurezza nazionale Kristi Noem, anche di fronte all’evidenza dei video riguardanti l’uccisione di Alex Pretti aveva continuato a difendere l’operato degli agenti, accusando l’infermiere di voler compiere “un massacro”.
Sullo sfondo c’è un timido tentativo da parte dello stesso Trump di abbassare i toni sul Minnesota e di tentare una mediazione col sindaco di Minneapolis Jacob Frey e col governatore Tim Waltz, entrambi Democratici. Il presidente Usa ha parlato al telefono con entrambi prima della rimozione di Bovino: Frey ha spiegato di aver “apprezzato” la conversazione con Trump chiarendo che la sua richiesta è stata quella di “mettere fine all’Operazione Metro Surge” in città. “Il presidente ha detto di essere d’accordo sul fatto che l’attuale situazione non può continuare”, ha aggiunto il sindaco, anche se non ha fornito dettagli su quali siano le intenzioni di Trump nel prossimo futuro per le operazioni anti-immigrati in città.