Parola al professore

“ICE come le SS naziste: negli Usa stessi sintomi morbosi che portarono all’ascesa di Hitler”, parla Donald Sassoon

“Oppositori giustiziati, immigrati perseguitati casa per casa, Nato sostituita da un Board privato, attacchi furiosi all’Ue e protezionismo: c’è lo stesso clima esplosivo che Gramsci colse nel ‘30 in Germania”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

27 Gennaio 2026 alle 09:00

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Federal agents stand near the site of a shooting Saturday, Jan. 24, 2026, in Minneapolis. (AP Photo/Abbie Parr)
Federal agents stand near the site of a shooting Saturday, Jan. 24, 2026, in Minneapolis. (AP Photo/Abbie Parr)

Donald Trump,sintomo morboso”, il più inquietante ma non l’unico, di una crisi globale che ha spazzato via il vecchio ordine mondiale e le sue istituzioni sovranazionali. L’Unità ne discute con uno dei più autorevoli storici inglesi e della sinistra europea: il professor Donald Sassoon, allievo di Eric J. Hobsbawm, professore emerito di Storia europea comparata presso il Queen Mary College di Londra, autore di numerosi libri di successo, tra i quali ricordiamo Quo Vadis Europa? (Ibs); La Cultura degli Europei dal 1800 ad oggi (Rizzoli); Togliatti e il partito di massa. Il Pci dal 1944 al 1964 (prefazione di Eric J.Hobsbawm, Castelvecchi). I suoi lavori sulla realtà politica, culturale ed economica europea, sono attualmente tradotti in più di dodici lingue.

A Davos è andato in scena il Donald Trump show: minacce all’Europa, riproposizione della sua dottrina sul dominio del mondo. Groenlandia e non solo. Professor Sassoon che mondo è quello declinato dal tycoon?
È una domanda a cui è molto difficile rispondere. Perché nessuno è in grado di prevedere quello che Trump farà. Sulla Groenlandia, ad esempio, fino a qualche giorno fa, aveva detto che apparteneva agli Stati Uniti. A Davos ha affermato che non la prenderà con la forza, facendo così una svolta all’indietro. La cosa divertente è che il Financial Times, che certo non è un giornale satirico, ha coniato, qualche mese fa, una espressione straordinariamente calzante per raccontare Trump, le sue sparate e le giravolte: TACO, che sta per Trump Always Chicken Out. Tutte le volte che Trump cambia idea, il Financial Times gongola. Con quella immaginifica definizione, il FT intende rimarcare il fatto che Trump alla fine si tira indietro per paura. Trump a Davos ha fatto una qualche marcia indietro sulla Groenlandia. Ma a Davos ha fatto un’altra cosa tra le peggiori da lui partorite.

Vale a dire?
Beh, è come se lui si svegliasse tutte le mattine con l’assillo, ma forse è meglio dire con l’ossessione, di come poter trasformare gli amici in nemici. E nel farlo arriva fino al punto di reiventarsi la storia.

Pure questo…
Trump ha sentenziato che l’Europa non ha mai veramente aiutato nelle guerre gli Stati Uniti. Gli europei, a suo dire, si sono sempre tirati indietro e quando hanno partecipato a delle guerre non sono mai stati in prima linea. Ora, quasi 500 militari inglesi sono morti in Afghanistan, ed erano in prima linea. La Bbc ha dovuto intervistare le madri, i padri, le sorelle, i fratelli, le mogli, le fidanzate di questi soldati che sono morti, e tutti erano lividi di rabbia e di sdegno verso Trump che aveva rifiutato di riconoscere questo sacrificio. E non basta.

Cos’altro ancora, professor Sassoon?
La Danimarca, che aveva inviato truppe in Afghanistan, dal punto di vista della proporzione tra popolazione e perdite in vite umane, aveva perso tanti soldati quanto gli Stati Uniti. Questa uscita improvvida di Trump ha fatto incavolare molti in Europa, soprattutto quelli che hanno fatto l’errore di mandare truppe in Afghanistan, come prima l’avevano fatto con l’Iraq. L’altra cosa stupefacente di Trump è quella di avere scritto al Governo norvegese lamentandosi che non gli avevano assegnato il Premio Nobel per la Pace e che per questo lui non metterà più la pace in cima ai suoi pensieri e alle sue azioni come a suo dire aveva sempre fatto. A parte il fatto che il governo norvegese non è il soggetto che concede il Premio Nobel. C’è una commissione apposita che si occupa di questo. Trump è come un bambino di 6 anni al quale non si dà la cioccolata e allora pesta i piedi, si mette ad urlare. La cosa incredibile ed inquietante è che il leader di un paese come gli Stati Uniti, che sul piano militare è la più colossale forza al mondo, si comporti in questo modo. Come non bastasse, c’è la creazione del Board of Peace

Cosa c’è che non va in questa creazione della quale il tycoon mena vanto?
Questo Board che all’origine doveva riguardare Gaza, si è trasformato in un marchingegno mondiale, un’organizzazione a inviti, decisi dal suo deus ex machina americano, che si pone, nei fatti ma anche nella visione di Trump e dei suoi suggeritori, come un’alternativa globale alle Nazioni Unite. Chi fa parte di questo Board? Ci sono noti esemplari di difesa dei diritti umani nel mondo, come Netanyahu, come Putin, come dittatori di vari Stati dell’Asia, e dell’Europa ci sono solo la Bulgaria e l’Ungheria. Dal punto di vista della politica estera, Trump è un disastro completo. Al punto di aver costretto il povero Keir Starmer (primo ministro del Regno Unito, ndr) che da circa due anni cerca di essere gentile con Trump, sulle truppe inglesi in Afghanistan ha dovuto dire che queste uscite sono cose assolutamente sbagliate e indecenti.

Professor Sassoon, lei qualche anno fa ha scritto un libro“profetico”: Sintomi morbosi. Oggi questi sintomi sono irreversibili?
L’espressione “sintomi morbosi”, proviene da una frase di Antonio Gramsci contenuto in uno scritto del 1930, nel quale il pensatore affermava che il vecchio mondo è finito ma non scorgiamo ancora quello nuovo. E in questo intervallo, rimarca Gramsci, si manifestano “sintomi morbosi”. Questo sì che era profetico. Eravamo nel 1930 e Hitler non era ancora arrivato al potere, ed eravamo a dieci anni dalla Seconda guerra mondiale. Anche oggi siamo alle prese con “sintomi morbosi”. Nel senso che sappiamo che c’è qualcosa, un vecchio ordine, che non esiste più. Lo ha detto con grande chiarezza il premier canadese Mark Carney, nel suo discorso molto applaudito a Davos, al contrario di quello di Trump durante il quale la gente se n’è andata mentre parlava Carney ha sostenuto che siamo in mezzo a un guado, non sappiamo bene dove andare e comunque il vecchio ordine è morto. E questa crisi irreversibile riguarda anche organizzazioni sovranazionali, alleanze politico-militari come la Nato. Su questo avrei una cosa da dire.

Prego.
La Nato, secondo me, avrebbe dovuto dissolversi quando si era dissolto il Patto di Varsavia. Invece di circondare la Federazione Russa, avrebbe dovuto cercare di coltivare un rapporto non conflittuale con Mosca. Così non è stato, e questo è uno degli errori gravissimi inanellati dalla Nato dopo il crollo dell’impero sovietico, e oggi a pagarne il prezzo più alto è l’Ucraina.

Professor Sassoon, il “sintomo morboso” Donal Trump sta lacerando anche l’America internamente. Ciò che avviene in Minnesota è molto più di un campanello d’allarme.
Assolutamente sì. Quello che sta accadendo dimostra quanto sia complicato il rapporto tra il Presidente e il resto del Paese. La sua ossessione sull’immigrazione, l’ha portato a rafforzare un’organizzazione federale ad hoc qual è l’Ice, (Immigration and customs enforcement, ndr). Una milizia armata che sta facendo, impunita, cose assolutamente folli, come arrestare una bambina di 2 anni, trasportarla a forza con il padre dal Minnesota al Texas, lontano dalla madre. La stessa cosa era stata fatta qualche giorno prima con un bambino di 5 anni, anche lui arrestato. In più, la polizia, gli agenti federali, quelli dell’Ice continuano a “giustiziare” persone, disarmate, come se avessero una sorta di licenza di uccidere. Troppe persone negli Stati Uniti sono ammazzate dalle forze dell’ordine, e in molti casi, come quello che è costato la vita ad Alex Pretti a Minneapolis, filmati e testimonianze documentano quella che appare come una vera e propria esecuzione. Questo non succede, o comunque succede molto raramente, in Europa. Eppure, Trump e il suo vice Vance continuano a dire che l’Europa è ingovernabile. Se “governare” è quello che fanno in Minnesota, beh, allora è meglio che non sia governabile.

In questa crisi di un vecchio ordine, c’è anche la crisi del concetto di Occidente. Trump l’ha definitivamente abbattuto?
È difficile asserire definitivamente, perché, come detto non sappiamo che succederà e poi Trump non è eterno, almeno come presidente degli Stati Uniti. Il concetto di “Occidente” è stato coniato e declinato soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, quando si definì una intesa tra l’Europa, che si stava costruendo, e gli Stati Uniti. La Nato era uno dei pilastri di questo nuovo Occidente, l’altro avrebbe dovuto essere l’Ue. Questo Occidente esiste sempre meno, nel senso che la Nato è in crisi, l’Ue non riesce ad avere una politica comune seria, per di più ci sono altre potenze al mondo che sono emerse o lo stanno facendo. Parlo ovviamente della Cina, oggi una grande potenza economica che non è dal punto di vista militare una potenza che può fare paura all’Occidente. Potrà far paura a Taiwan, al massimo, e forse a qualcuna delle isole desertiche che sono tra il Vietnam e la Cina. La Cina non mira ad essere una iperpotenza militare. Quello che la Cina vuole è un mondo tranquillo, pacificato, nel quale possano continuare la loro formidabile ascesa economica. Paradossalmente ma non troppo, il Partito comunista cinese è il Partito-Stato che più di ogni altro nel pianeta è per un equilibrio capitalista mondiale. Di certo, l’Europa non è più il centro del mondo, e non lo è con gli Stati Uniti come lo era nel 1945.

Da storico della sinistra europea. Ci sono ancora segni di vita da quelle parti?
Purtroppo, no. C’è una crisi della sinistra che dura ormai da almeno quindici-vent’anni. Se si pensa alla situazione in Italia del Pd, che pure non è tra quelli messi peggio in termini elettorali. In Francia, il Partito socialista è quasi sparito. In Germania, la somma dei due partiti tradizionali, la Cdu e la Spd, non raggiunge il 50% dei consensi elettorali, quando nei decenni passati dominavano la politica tedesca. In Gran Bretagna, è vero che Starmer ha una maggioranza enorme alla Camera dei comuni, ma ciò è dovuto soprattutto alle bizzarrie del sistema elettorale britannico. Tra l’altro, a maggio ci saranno in Gran Bretagna importanti elezioni locali, e tutti i sondaggi d’opinione danno il Partito laburista seriamente sconfitto. Anche Starmer dovrebbe avere, politicamente parlando, i giorni contati.

Quella della sinistra in Europa, per restare a noi, è “solo” una crisi politico-elettorale o è anche, e per certi versi soprattutto una enorme crisi di idee?
È certo una crisi di idee, perché è difficile sapere che cosa fare del capitalismo diviso in Europa tra tutti questi relativamente piccoli paesi. In fondo, la sinistra in Europa non è stata, nell’immediato secondo dopoguerra, solo una sinistra che pensava di distruggere il capitalismo e sostituirlo con un sistema socialista. Le forze maggioritarie, almeno nei paesi guida come la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, in parte l’Italia, della sinistra socialista e socialdemocratica aveva come orizzonte e obiettivo strategico quello di riformare il capitalismo. Ora, riformare un capitalismo globalizzato, è difficilissimo. I partiti possono fare tutte le promesse che vogliono quando sono all’opposizione. Ma una volta arrivati al potere, si trovano davanti ad una situazione che è obiettivamente difficile. Non hanno le idee o la volontà non dico di realizzare ma neanche immaginare un sistema economico altro, né la capacità di aver chiaro in testa cosa riformare.

In questi mesi, penso soprattutto alle grandi manifestazioni in Europa contro il genocidio a Gaza, i giovani sono tornati a essere protagonisti. Una goccia di speranza?
I giovani sono stati, anche negli USA, protagonisti di questo grande movimento di protesta e di solidarietà, è un qualcosa di confortante. Anche tra i giovani ebrei americani il dissenso verso Israele sta aumentando sempre di più. Va anche detto che il silenzio su Gaza da parte di così tanti Stati europei, è qualcosa di estremamente preoccupante, di cui provare vergogna.

27 Gennaio 2026

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